NEL SESSO A DISTANZA LA FANTASIA FA LA VICINANZA | Il sexting o cybersesso tra le New Addiction del web

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di Giancarlo Serafino

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 45 | estate 2021

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Erving Goffman introducendo il concetto di “faccia” nelle relazioni sociali, ha postulato il principio che in ogni tipo di comunicazione, la dimensione psico-sociale che costruisce l’immagine del sé in ogni individuo, consiste nell’azione costante di “metterci la faccia” in ogni rappresentazione relazionale, in senso più ampio monitorare il proprio agire in tempo reale. In altri termini tutto ciò che è al di fuori di questa dimensione interazionale è di per sé virtuale. È pur vero che in una videochiamata ci siano molti elementi del “metterci la faccia” soprattutto l’immagine e il tempo contingente, ma l’elemento spaziale rende l’interazione “chiamata a distanza” virtuale. Ora l’elemento virtuale è in espansione nella società moderna di internet e delle connessioni intercontinentali, a cui non sfugge praticamente nulla: le cosiddette “New Addiction” come per esempio lo shopping-addiction, sono ormai invasive con chat, social e quant’altro. In questa panoramica di nuove offerte e domande comunicative non poteva essere indifferente l’interesse (e l’attività) per la sfera sessuale, che è forse la più importante esperienza umana a ricompattare l’identità dell’Io. Si parla quindi di Sesso virtuale, Cybersesso o Sexting quando è presente un’attività sessuale in cui l’elemento principale mancante è la presenza dei soggetti nello spazio fisico reale.

Si è sviluppata a riguardo una letteratura a carattere sociologico in cui viene spesso messo in risalto l’aspetto negativo di una non-condivisione fisica del rapporto, indirizzando la ricerca verso un approccio contrario alla pratica di sexting, con la constatazione di come si possa preferire il sesso virtuale ad una sana performance reale. Ebbene tralasciando tutti gli aspetti abbastanza rilevati delle consuetudini patogene, è fondamentale mettere in luce e scandagliare quelli che potrebbero essere invece aspetti positivi della pratica, con la consapevolezza che non si può essere esaustivi nell’indagine.

La gestione della solitudine. Uno degli aspetti interessanti da comprendere è come si gestiscano momenti di particolare prostrazione o scoramento in situazioni in cui la solitudine non è gradita, ma forzata da tante cause a partire da limiti o paletti personali, ad auto-reclusioni, lontananze degli oggetti d’amore, o reclusioni vere e proprie. In questo contesto se fa capolino il bisogno-richiamo di placare un’inaspettata accensione della libido, fuoriuscita da qualche pensiero o dalla necessità fisica, ecco che una videochiamata può colmare il vuoto, appagare i sensi, ripristinare modi e tempi della propria identità. Quello che genericamente viene etichettato come “sfogo” è solo la bolla di processi psichici in agitazione. Il bisogno di limare richieste psichiche impellenti favorisce il plateau e la decrescenza degli “sfoghi”. Si potrebbe dire che siamo sempre soli e mai soli, chiusi ma interconnessi comunque in ogni urto dell’onda sociale.

La gestione dell’integrazione delle parti della nostra personalità. La personalità non ha un nucleo coerente e compatto, ma “dialoga” con le varie parti che si sovrappongono come strati, mediando con tutto tra tutte: da quelle più remote (anche nascoste e obliate)  a quelle più attuali attraverso processi di continua sintesi. Non si sta parlando di personalità multiple a livello di dissociazione dell’identità, in cui una mano non sa cosa fa l’altra, ma di “parti” della personalità a volte anche conflittuali che hanno necessità di perenne mediazione per stabilizzarsi. Se la “parte libidica” ha una necessità di soddisfazione immediata ed autoerotica, ed ha il bisogno di un rinforzo nella medesima azione, ecco che la pratica virtuale diventa uno strumento di consuetudine che concilia desiderio ed azione con un “testimonial” di rinforzo per la propria identità. Ci si chiede perché, ad esempio, molte adolescenti amino far circolare immagini del proprio corpo, con vestiti attillati o no, e soprattutto foto in bikini che passano per essere le più innocenti. Le fotografie scattate al mare o in piscina inondano le pagine dei social network in cerca del maggior numero di like che possa “virtualmente” rinforzare un potere di seduzione che va curato specialmente negli anni di “costruzione” della propria autostima.

Non di meno i ragazzi amano postare corpi atletici in costumi da mare “capienti”. Nelle chat, e soprattutto nelle videochat, la richiesta all’altro del “ti piace?” è quasi una supplica necessaria alla gestione, mediante compiacimento, della “parte-Io” in causa che gratificandosi si integra con la propria identità. Nello specifico si gestiscono conflitti consci ed inconsci dell’area sessuale. Tutto ciò che nella letteratura psico-sessuologica del secolo scorso era classificato come deviazione rifacendosi alle datate teorie di Krafft-Ebing, viene definito dalle analisi più moderne della psicologia dinamica come un esplicarsi di preferenze dell’oggetto d’amore. L’esibizionismo fumettistico di aprire l’impermeabile davanti all’innocente fanciulla è qualcosa che fa sorridere se si pensa che oggi tutti i mercati girano intorno alle esibizioni di corpi e tanti sono i richiami espliciti ed impliciti nell’ambito strettamente genitale, con tutte le relative manipolazioni.

Il sexting abbraccia quasi con naturalezza manifestazioni esibizionistiche e voyeuristiche che sembrano voler svolgere una funzione auto-terapeutica contro le inibizioni della vita reale. Il sentirsi libero e sfacciato, determinato ed impertinente nel proporre giochi sessuali virtuali che non rientrano nell’ordinario della vita ufficiale, se da un lato accresce la conoscenza di sé  stessi, dall’altro mostra cosa si celi dietro il velo di convenzioni e perbenismo che avvolge la propria e altrui soggettività. Riconoscere desideri e bramosie a lungo tenute in catene, concedere a queste pulsioni uno spazio di espressione e di sperimentazione, in qualche modo rallenta e forse scongiura l’insorgere delle nevrosi legate alla repressione.

La gestione delle proprie preferenze e fantasie sessuali. Tutto il discorso fin qui condotto porta al superamento delle cosiddette aberrazioni e dare libera cittadinanza alle proprie fantasie sessuali. La letteratura sessuologica ha da sempre riconosciuto alla fantasia un ruolo fondamentale nell’ambito dell’attività sessuale. Si racconta di signore (e signori) felici di vedere il consorte danzare con avvenenti partner, ben sapendo che le tensioni accese nella sala da ballo si sarebbero accese e spente nella stanza da letto. Gli amanti non immaginano le fantasie che talvolta possono accendersi nelle mente e che possono vedere coinvolte figure esterne al rapporto, nel prima e dopo dell’atto amoroso. La fantasia accesa è di per se stessa virtuale: che la distanza sia azzerata dal contatto dei corpi o estesa dalla connessione alla rete, funziona come interruttore della libido alla stessa maniera. Anzi pare che la lontananza amplifichi la potenza esplosiva della fantasia stessa. Il cinema si è ormai impadronito di storie in cui l’amore attraverso la cam è preferito dai protagonisti a quello reale e possibile.

La gestione della vita di coppia. Spesso si dibatte la questione se il ricorso a una chat erotica possa costituire un tradimento o no. Dipende da come l’esperienza viene percepita dai soggetti interessati. Gli uomini tendono generalmente a minimizzare di più, ritenendo una “seduta” di cybersesso un mero gioco, ciò anche perché nel sentire maschile molto più “materiale” c’è un minore coinvolgimento diretto dei corpi. Questo approccio potrebbe risultare meno disinvolto nelle donne, nelle quali l’insorgere di un senso di colpa potrebbe inibire o rendere più complesso il grado di coinvolgimento, anche quando scelgono di autoassolversi per compiacenza di curiosità e di distrazione casuale. A volte cercano di capire se desideri e approcci dei propri uomini siano universali o unici. In realtà ad entrambi i generi questo tipo di distrazione serve per ravvivare anche la vita coniugale o sfuggire dalla noia. Uomini e donne chattano con altri partner nelle pause di lavoro, in ufficio, in auto e naturalmente da casa, soprattutto quando manca l’altro. La spinta più che pulsionale è emotiva e legata alla percezione che hanno gli altri della propria persona (e del proprio corpo) dal punto si vista erotico: si vogliono più che altro conferme sulla potenza della propria identità sessuale, a volte svilita dal rapporto monogamo e abitudinario. Il sexting rappresenta la via più breve e meno rischiosa per avere conferme sul sé come rappresentazione di chi si è per gli altri.

Quindi un bisogno secondario dell’Io più che dell’Eros. Se si temono fughe dal talamo coniugale o non si ha voglia o tempo di intrattenere relazioni extra, il sesso virtuale lo si accende e spegne a piacimento e presenta varietà e ricchezza di pubblico per le proprie performance. Non a caso in alcune chat esistono le “stanze” per orientamenti, gusti ed esibizioni. Il senso di libertà di sfuggire dalla gabbia istituzionale o comunque di coppia e dalle maglie del ben comportarsi, consente anche alla casalinga annoiata o alla segretaria timida di poter vivere momenti frizzanti in cui arrivare ad apprezzare anche conversazioni di turpiloquio. Ciò che nel reale non riuscirebbe a dire, chiedere o soddisfare nello spazio virtuale trova piena espressione. Il rischio di queste attività virtuali è che possano arrivare a piacere e a soddisfare più delle relazioni e dei contatti fisici reali, in quanto, oltre a risultare meno problematiche e meno vincolanti, col loro sotteso carattere ludico danno il via libera alle fantasie e ai desideri più audaci e inconfessabili. Il virtuale, dunque, riflette e appaga più del reale la verità dell’individuo. Da ciò consegue il rischio che queste pratiche possano ingenerare anche una forma di dipendenza e di alienazione.

Conclusioni. In questo rapido excursus, come premesso non si è volutamente posto troppo l’accento sui rischi che può comportare l’attività di sexting; nel caso dei minori non va trascurato il pericolo che possano verificarsi abusi e adescamenti sotto falsi profili, per cui è importante da parte dei genitori un attento monitoraggio dell’attività web dei figli. Al netto di tutto ciò l’attività cyber-sessuale va inquadrata nel contesto dei tempi post-moderni di comunicazione globale di massa, in cui depersonalizzazione ed individualismo, fretta e consumo procedono in maniera fluida, “liquida” per intenderci meglio, e si raggruma a intervalli spontanei in interessi di curiosità verso l’altro, mossi dalla ricerca di un ritorno d’autostima o di affettamento della noia in modalità di intrattenimento estemporanee offerte dal web. Un ultimo accenno va fatto sul linguaggio tipico di queste interazioni e sulle sue dinamiche. Esso può essere normalmente amicale con informazioni base della persona per poi diventare sempre più intimo, schietto, persino crudo. Variano le richieste e varia il linguaggio secondo il tipo di performance richiesta o proposta. Come nell’incontro fisico il linguaggio accompagna ogni attimo di tensione emotiva, così il gioco che parte in chat può evolversi nello scambio dei numeri di cellulare per un approccio più diretto ed emozionante.

Le piattaforme che offrono servizi di videochiamata hanno aperto una nuova era messaggistica in cui l’espansione dell’attività cyber-sessuale ha avuto da subito una vasta utenza. Numerose app dedicate a specifici target e orientamenti sessuali sono oggigiorno strumenti ampiamente utilizzati per chattare, organizzare un incontro mordi e fuggi o per cercare “l’anima gemella”. Sempre più spesso, trovandoci in un bar o in qualsiasi luogo pubblico, capita di notare persone che chattano e si guardano intorno, come in attesa che l’oggetto contattato si materializzi, e quando questo accade è già un’altra storia.

Giancarlo Serafino


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