ALESSANDRA | Storie di ordinaria omofobia

0 0
Read Time11 Minute, 23 Second

testimonianza di Alessandra (Catanzaro)

raccolta da Annamaria Costa

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 45 | estate 2021

SFOGLIA LA RIVISTA

 

Quattro mesi fa sono stata cacciata di casa. Presa a calci e ricoperta di sputi dalla coppia eterosessuale che mi ha messa al mondo sedici anni fa. Potrebbe essere l’incipit di un film horror, invece a quanto pare è proprio la mia vita. Ora sono gentilmente ospitata a casa dei genitori di Paola, la mia ragazza. Sì perché, a quanto pare, le coppie eterosessuali con figli non sono tutte uguali. Per loro, infatti, che Paola ami Alessandra o Alessandro non fa nessuna differenza. È gente che ha studiato. Intendo dire, che ha studiato davvero. Vi scrivo non solo perché ho bisogno di sfogarmi, ma soprattutto per scuotere le coscienze di quelli che mi leggeranno. In questi ultimi mesi si è parlato tanto del DdlZan, la tanto discussa legge contro l’odio omofobico. In cuor mio mi auguro che venga approvata, anche se, ad esser sincera, da questo Paese mi aspetto poco.

Chi mi è intorno vuole convincermi a fare denuncia. Mi dicono che è un mio diritto. Io non ci penso proprio. Con la mia famiglia ho chiuso. Nulla potrà mai lavare quegli sputi. Completerò i miei studi e poi mi cercherò un lavoro. Possibilmente all’estero. Non mi vedranno più, né sentiranno più la mia voce. Se faranno un percorso, buon per loro. Faccende loro. Io ho la mia meravigliosa giovinezza davanti e voglio vivermela a pieno, senza condizionamenti. Da quella casa me ne sarei andata comunque. Magari non dall’oggi al domani, com’è accaduto, ma sicuramente appena compiuti i diciott’anni. Che casa è quella dove devi nasconderti, quella dove non puoi manifestarti, quella dove devi cancellare gli sms per il timore che qualcuno possa leggerli, quella dove non puoi accogliere la persona che ami?

In fondo, non è che abbia perso un granché. La famiglia d’origine, purtroppo, non te la puoi scegliere. Ti ci ritrovi dentro e può capitarti di tutto. A Paola è andata fin troppo bene. Ha anche due fratelli meravigliosi. Un fratello ce l’ho anch’io, di cinque anni più grande, ma è come se non l’avessi mai avuto. Sempre per i cazzi suoi, sempre fuori casa, mai una confidenza, mai un come stai, mai una gentilezza. Più che di ostilità parlerei di indifferenza. Tale e quale a mio padre. Forse deve aver fiutato subito quel qualcosa di non allineato in me. Era presente anche lui il giorno della mia defenestrazione. Quel giorno il presepe era al completo, gatta compresa. Mentre i miei genitori inveivano spintonandomi verso l’ingresso, lui non aveva espressione. Assisteva alla scena, in piedi, come se la cosa non lo riguardasse, come se quella non fosse sua sorella. Guardava più che altro verso la tivù, sintonizzata su un canale locale, e solo a tratti spostava lo sguardo verso di me. Uno sguardo vuoto, anaffettivo, estraneo. Non ha mosso un dito né per difendermi e né per percuotermi. Non ha proferito parola. La porta però, alla fine, l’ha chiusa lui. A doppia mandata. Quel suono metallico resterà per sempre il mio ricordo più nitido. Quel suono ha sancito una cesura definitiva.

Questa è la famiglia, signori. Questi sono i suoi valori. Penso che la mia omosessualità centri relativamente. In questa brutale e disumana tipologia di ignoranza penso che agisca in primis una concezione sballata e deforme del sesso, un morbo assimilato nella tenera infanzia e mai debellato. Non c’è cultura che possa guarire l’ignoranza. Chi nasce quadrato… come dice il proverbio? Ecco. Non facciamoci speranze. Nessuno cambia, perlomeno così profondamente da evolversi nell’antitesi di quello che era. Nessun individuo può ribaltarsi a tal punto.

L’omofobia, come testimoniano tante cronache, è talmente potente da eludere il legame del sangue. I miei genitori si sono sentiti biologicamente legittimati ad agire come hanno agito. Sotto sotto non hanno colpe specifiche: hanno solo assecondato un meccanismo latente nella loro cultura. Quel rifiuto è figlio di un automatismo. Per quanto mi sforzi di entrare nelle loro menti, per quanto provi ad immedesimarmi nella loro posizione, faccio davvero fatica a comprendere come il mio lesbismo possa essere cagione di tanta insofferenza. In fondo, sono solo una a cui piace la figa. Ed è forse l’unica cosa che ho in comune con mio fratello. Lui, che passa di figa in figa, è considerato quello normale. Un puttano, ecco che cos’è. Un puttano eterosessuale, però (il che, nella cultura di cui si è detto sopra, fa una gran differenza). Il figlio-puttano va bene. La figlia lesbica e monogamica no.

La cosa, sia chiaro, è reciproca. Anche a me, anzi soprattutto a me, loro non vanno bene. Sono io che non li accetto. La disistima è tutta mia. Erano loro però a trovarsi in una posizione di potere. Sono loro che mi hanno buttata fuori di casa, commettendo tra l’altro un reato punibile per legge. Come ho già detto non ho intenzione di portarli davanti a un tribunale. Non saprei che farmene né di una loro eventuale punizione e né dei loro soldi (metto qui, tra parentesi, che mio padre è un fiero evasore fiscale, uno che se può fregare il prossimo non si tira certo indietro). I valori della famiglia. Battesimo, prima comunione, cresima, matrimonio, prole. Cattolici non praticanti, cattolici di circostanza, cattolici per buona creanza, cattolici perché lo sono tutti gli altri, cattolici di destra, naturalmente.

Qualche giorno prima della mia cacciata ricordo che eravamo seduti a tavola per la cena. Nel silenzio, rotto solo dal tintinnio delle forchette, parte un servizio del telegiornale sulla chiesa che nega la benedizione alle coppie dello stesso sesso. Il commento di mia madre: «…la benedizione a quei depravati!? Crepassero tutti!» Quella notte mi sono alzata tre volte per vomitare. Che donna di merda. Che anche le donne siano così ferocemente omofobe lo trovo inaccettabile. Proprio loro che hanno subito ogni sorta di discriminazione fino all’altro ieri. Proprio loro che, ancora oggi, sono considerate indegne persino di servire messa. È proprio vero che la storia non insegna niente a nessuno. (…)

Sto parlando a ruota libera. Più che uno sfogo questo è un bilancio, una sintesi di tutte le riflessioni e le constatazioni che ho potuto maturare in sedici anni di vita. E mi sento già vecchia, già disincantata dal mondo. Per nulla rassegnata però. Ho tanti progetti per il mio futuro. Finito il liceo mi iscriverò all’Università. Vorrei laurearmi in storia moderna e contemporanea, specializzarmi e diventare una ricercatrice. Sogno una vita fuori da questo Paese, magari in Germania o in Svezia. A Catanzaro, giuro, non ci metterò più piede. Dovrebbero quantomeno istituire una borsa di studio per le giovani vittime di omofobia in famiglia. Quello sì che sarebbe un bel risarcimento. Offrire cultura a chi ha subito l’ignoranza. C’è questa postilla nel DdlZan? Beh, io ce la metterei.

Multare e punire il criminale serve a poco: lo neutralizzerà solo temporaneamente. Tornerà a delinquere con maggiore accanimento. La galera, nei grandi numeri, non fa miracoli. È più saggio concentrarsi sulle vittime, offrire loro più opportunità, più scudi, più armi. Una mia amica transessuale di soli diciannove anni è stata massacrata dal padre con un ferro da stiro. Si è fatta tre mesi di ospedale, e non un solo parente è venuto a trovarla. I valori della famiglia. Ora vive in Francia e ha trovato lavoro in una sartoria teatrale. È una persona dolcissima e di un’onestà disarmante. Le auguro il meglio. Le auguro tutto il bene possibile. Estendo questo augurio a tutti quelli che si ritrovano loro malgrado incastrati in una vita impossibile, in una quotidianità invivibile, in un contesto perennemente ostile. Non tutti hanno la forza, la prontezza e l’audacia di reagire. I più soccombono. Incassano i colpi. Talvolta commettono gesti estremi. Se fossi stata una persona fragile, chissà, magari mi sarei gettata sotto a un treno. Se ne leggono tante su internet, e da ogni angolo del mondo. Tipo quella, molto recente, del ragazzo gay iraniano decapitato dalla famiglia. Colpevole di non amare la figa. Pensate un po’.

Eppure la scienza parla chiaro. Due più due fa quattro. L’orientamento sessuale non è una scelta, ma una condizione prenatale. A questo punto decapitassero pure le coppie eterosessuali che generano figli omosessuali. Le cose vanno fatte per bene, no? Forse la sola verità scientifica è che tutte le minoranze rimarranno per sempre minoranze: nella barbarie culturale dominante uno straniero sarà sempre uno straniero, una donna sarà sempre una donna, un frocio sarà sempre un frocio. Un mondo diverso da questo faccio fatica a immaginarmelo. La maggioranza spadroneggerà sempre sulla minoranza. Questa consapevolezza però non deve tradursi in rassegnazione. La vita è meravigliosa comunque. E io intendo viverla. Il fatto stesso che io abbia incontrato Paola è la prova di quanto meravigliosa possa essere la vita. Quindi non mi piango addosso.

Le maniche me le sono già rimboccate. Studio e faccio l’amore con la mia ragazza. Vivo intensamente il mio presente e mi impegno per garantirmi un futuro. Non cambierei nulla della mia vita, famiglia a parte, s’intende. Ma quella da cui io provengo non è una famiglia. Non lo è mai stata. Né mai lo sarà. A parte il disprezzo oggettivo, non nutro per loro nessun rancore. È semplicemente gente senza strumenti. Ripeto che la loro non è cattiveria, ma ignoranza. Contro una simile belva non puoi far nulla, se non allontanarti, fuggire. Non ho mai elemosinato un loro consenso perché sapevo che non l’avrei mai ottenuto. Non ho mai fatto coming out. Qualcuno, non so chi, e poco m’importa, li ha messi al corrente della mia relazione con Paola. Forse qualcuno che ci ha viste baciarci per strada. Una vicina. Un conoscente. Magari mio fratello. Ripeto, poco importa da quale pulpito sia partita la predica. Mi hanno messa con le spalle al muro e mi hanno chiesto se fosse vero che ero una «lurida lesbica». Ho risposto affermativamente. Ed eccomi qua.

Ci sarei potuta annegare in quegli sputi. Forse era quello che si aspettavano che facessi. Invece no. Alessandra ha ben altri progetti per la sua vita. Il primo in ordine di tempo è un viaggio a Parigi. È stata una sorpresa dei genitori di Paola. Un soggiorno di dieci giorni nella Ville Lumière. Avevano le lacrime agli occhi quando ci hanno dato i biglietti. Vedono che Paola è felice, e questo a loro basta. Ecco di cosa dovrebbero preoccuparsi tutti i genitori: della felicità dei figli. E qui mi fermo. Ho detto tanto e ho detto tutto. Spero che questa mia testimonianza possa essere utile a qualcuno. Scalderà il cuore a chi, in questo preciso momento, si ritrova a vivere una situazione difficile. I cuori aridi, quelli no, quelli rimarranno tali.

Alessandra

(testimonianza raccolta da Annamaria Costa)


Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 45 | estate 2021

Copyright 2021 © Amedit – Tutti i diritti riservati

SFOGLIA LA RIVISTA

RICHIEDI COPIA CARTACEA DELLA RIVISTA

 

LEGGI ANCHE:

IL CORAGGIO CHE NON HAI | Caccia all’Omo. Viaggio nel paese dell’omofobia | di Simone Alliva

IL RITORNO DI MARIO MIELI | Per una rivoluzione Queer, qui e ora

IL RECUPERO DELL’EMOZIONALE | La spinta del desiderio tra procreazione, sesso ed eros

VISIBILITÀ E PERCEZIONE DEL QUEER | Pelle queer maschere straight | un saggio di Antonia Anna Ferrante

IL PENSIERO ETEROSESSUALE | Monique Wittig sulla contraffazione della donna

A NOZZE CON LA CRISI | Questo matrimonio non s’ha da fare | famiglia e genitorialità secondo Mattia Morretta

UNTORI PER FASCINAZIONE | Il confino dei “pederasti” nel Ventennio fascista | Adelmo e gli altri.

IL VITIO NEFANDO DELLA DIGNITÀ | Siamo ovunque | Jacopo Cesari racconta la storia, mai raccontata, del movimento omosessuale marchigiano

IL DIRITTO DI CORRERE | Patricia Nell Warren, The Front Runner | un testo fondamentale sulla lotta per i diritti civili

SIGNORE, RENDIMI PURO | Tutto l’orrore delle Terapie Riparative in un memoir di Garrard Conley

SONO I FIGLI CHE TRASFORMANO I GENITORI | Chi ha ucciso mio padre | il nuovo romanzo di Édouard Louis

OLTRE LA PALUDE | La sesta beatitudine | L’ultimo romanzo di Radclyffe Hall

IL DEMONE DI SIDONIA | La vita del sabato | Un romanzo di Radclyffe Hall

L’ASPIRAZIONE IRRINUNCIABILE | Al mondo | un romanzo di Radclyffe Hall

LA FUGA DI EDDY | Il caso Eddy Bellegueule – Un romanzo di Édouard Louis

TREVOR PROJECT | Per un’educazione civica contro l’omofobia e patologie affini

SOTTO I QUERCIOLI DI QUELLA NOTTE DI LUNA | Il figlio prediletto | Un romanzo di Angela Nanetti

COME BRADAMANTE E FIORDISPINA | La vita a rovescio di Caterina Vizzani in un romanzo di Simona Baldelli

GLI ANNI DI PORPORA | Antologaia | Porpora Marcasciano racconta i suoi anni ‘70

STORIA DI UNA DONNA | Angeli con le ali bagnate | Una testimonianza di Rossella Bianchi

TUTTA UN’ALTRA STORIA | L’omosessualità dall’antichità al secondo dopoguerra | Un saggio di Giovanni Dall’Orto

WARME BRÜDER | I Fratelli caldi della Berlino prehitleriana

ROSA WINKEL | Gli uomini con il triangolo rosa | una testimonianza di Heinz Heger

IL GENDER CHE NON C’È | La Teoria del Gender e altre menate delle cattodestre

REQUIEM PER MATTHEW | A vent’anni dalla morte le ceneri di Matthew Shepard trovano degna sepoltura

SE MI BACI TI UCCIDO | Un bacio | Un racconto e un film di Ivan Cotroneo

HIJRA | Nascere donna in un corpo di uomo a Mumbai | La gabbia dei fiori | di Anosh Irani

mtf Storie di ordinaria transizione | SERENA

ftm Storie di ordinaria transizione | MAURIZIO

LILI | THE DANISH GIRL | Un melodramma transgender di Tom Hooper

IL SEGRETO DELLA CASA TRA I BOSCHI | Susanna e le strane ragazze di Catskill 

IL RAGAZZO DI ROSA | Defending Bosie | un saggio di Sandro De Fazi

About Post Author

Amedit rivista

Rivista Amedit-Amici del Mediterraneo, trimestrale di Letteratura, Storia, Arte, Scienza, Cinema, Musica, Costume e Società. Per richiedere una copia della rivista scrivere a: amedit@amedit.it o visitare la sezione "Abbonati" di questo sito.

Average Rating

5 Star
0%
4 Star
0%
3 Star
0%
2 Star
0%
1 Star
0%

Rispondi

Next Post

NDE EXPERIENCE - esperienze di premorte | LA PRIMA LUCE

Sab Lug 10 , 2021
testimonianza di Carlotta Schweiger raccolta da Marie Lange traduzione dal tedesco di Andrea Pardo Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 45 | estate 2021 SFOGLIA LA RIVISTA     Carlotta Schweiger, 41 anni, originaria di Bielefeld, oggi residente a Troisdorf (Renania Settentrionale-Vestfalia), racconta la sua esperienza di premorte. Una veloce presentazione. Mi chiamo Carlotta, Lotte per gli amici, sono una […]
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: