COME MESSAGGI IN BOTTIGLIA | Stanno smontando il mare | I micro-racconti di Piergiorgio Paterlini

0 0
Read Time5 Minute, 13 Second

di Leone Maria Anselmi

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 45 | estate 2021

SFOGLIA LA RIVISTA

 

Non chiamateli romanzi mancati. I racconti, specie quelli più stringati, sono figli primogeniti della letteratura e, nel giro stretto di poche righe, sanno dischiudere un mondo. Le grandi e imponenti architetture gettano troppa ombra sugli edifici sottostanti, dimore piccole e accoglienti dove trova rifugio tutta un’insospettabile umanità. Quella del racconto breve è un’arte. E delle più difficili. L’autore opera più per sottrazione che per addizione. Non accumula ma seleziona. Non riempie ma dispone. Le parole, centellinate, devono darsi un gran da fare per conferire senso e sostanza alla frase. Poche ma buone. Scelte ad una ad una come note su un pentagramma. Il requisito della brevità si fa di per sé garante di una narrazione efficace ed esaustiva. Si ha la sensazione che ogni storia – ritaglio o porzione di mondo – si offra al contempo aperta e chiusa, sospesa e definitiva. Laddove il romanzo disperde, il racconto raccoglie. Alla dilatazione del romanzo il racconto oppone una compressione che investe sia i tempi della scrittura che quelli della lettura. Pur operando entrambi in seno alla cosiddetta narrativa, sono dunque due medium profondamente distinti.

Lo sa bene lo scrittore emiliano Piergiorgio Paterlini, che della narrazione breve ha fatto il fiore all’occhiello della sua produzione letteraria. Stanno smontando il mare (Voland, 2021) offre una retrospettiva di micro-racconti scritti in un arco temporale di circa trent’anni, dal 1986 ai giorni nostri, e pubblicati su quotidiani, riviste e antologie. Il volume, arricchito da cinque scritti inediti, è diviso in quattro distinte situazioni di luce: luce piena, mezza luce, buio e oltre il buio. È questa luce – ora soffusa, ora abbagliante – a illuminare ogni singola storia e il significato profondo (e fuggevole) che vi è sotteso. L’autore rivolge il suo sguardo tenero e complice, solo a tratti disincantato, su una moltitudine di personaggi e su una quotidianità sempre smossa dal vento dell’inquietudine.

Nel racconto d’apertura, Poco prima delle sette, la quotidianità si offre nel suo substrato più metafisico. Segue Verso la loro notte – precedentemente pubblicato col titolo La gabbia – dove il narratore, nel giro breve di poche righe, riesce a dar forma e sostanza a una storia dai contorni molto estesi. Il piccolo racconto è ambientato in uno zoo del Portogallo. Qui il narratore, nel bel mezzo di un’oziosa passeggiata, si imbatte in una scena che cattura la sua attenzione, quella dell’incontro furtivo tra un uomo e un ragazzo. «Nessuno dei due guardava l’altro, sembravano lì ognuno per conto proprio e tenevano lo sguardo fisso davanti a sé, a quella gabbia per il momento vuota.» È verso la loro notte d’amore che l’autore spinge il suo sguardo, uno sguardo partecipe, carezzevole, paterno. «Poi… poi il ragazzo si è buttato al collo dell’uomo, che l’ha sollevato facilmente da terra e se l’è tenuto appoggiato al petto, la testolina bionda abbandonata sul collo, come se lui, il più piccolo, si fosse improvvisamente addormentato vinto da stanchezza dopo infinite corse. E così se ne sono andati, in mezzo a tutta quella gente, in uno sfolgorante pomeriggio di sole.» Alla stregua di una sequenza fotografica o di un breve filmato, il racconto allude efficacemente al dopo – alla notte che avrebbe fatto seguito a quello «sfolgorante pomeriggio di sole» – senza però descriverlo, senza esaurirne gli snodi successivi. La sospensione della storia genera così una dilatazione, una propagazione, un respiro.

Nel corso degli anni l’autore del celebre Ragazzi che amano ragazzi (Feltrinelli, 1991) si è andato sempre più indirizzando nel lavoro di spoliazione della cosiddetta “scrittura breve”. Quest’urgenza di una sintesi è per altro ben rintracciabile in opere più recenti come I brutti anatroccoli (Einaudi, 2014) e Bambinate (2017). È però nei racconti di Stanno smontando il mare che questa ricerca dell’essenzialità si afferma con maggiore prepotenza. Qui Paterlini sembra deporre gli strumenti tradizionali dello scrittore per imbracciare quelli del regista e dello sceneggiatore. Nell’economia del racconto Paterlini procede infatti per “fermo immagine”, con abbondanza di sovrapposizioni spazio-temporali (caratteristiche, queste, proprie del linguaggio cinematografico).

Luce e buio, ingredienti principali di queste micro-narrazioni, sono non a caso alla base dell’espediente filmico. Il filo conduttore che lega i racconti è una sorta di soggiacente sentimento d’attesa (e torna qui il concetto di sospensione di cui si è detto sopra). Luce e buio – con tutte le gradazioni che separano e uniscono questi due estremi – rimandano di volta in volta agli stati d’animo e, più in generale, alla condizione dolorosamente umana dei singoli personaggi che popolano le storie. L’inquietudine, l’attesa, l’ansia di un inizio e l’ansia di una fine attraversano il racconto che dà il titolo alla piccola antologia.

«Fin da ragazzo andavo ai grandi concerti all’aperto, ma non riuscivo a divertirmi. Aspettavo invece con ansia la fine. E quando tutti, dopo aver cantato ballato saltato, sciamavano, io rimanevo lì, da solo, nel buio, a guardare gli uomini che smontavano ciò che aveva reso grande lo show.» Qui il narratore conduce il lettore in una Rimini di fine stagione estiva, di fronte a un mare che, disertato dalla folla dei turisti, torna piano piano a testimoniare la sua sterminata solitudine. «Il mare, a proposito. Qui volevo arrivare e qui volevo portarvi.» I racconti di Piergiorgio Paterlini, sospesi tra l’incanto e il disincanto, proiettati al contempo nella consapevolezza del dolore e nella ricerca della gioia, galleggiano sul mare come messaggi in bottiglia.

Leone Maria Anselmi


Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 45 | estate 2021

Copyright 2021 © Amedit – Tutti i diritti riservati

SFOGLIA LA RIVISTA

RICHIEDI COPIA CARTACEA DELLA RIVISTA

 

LEGGI ANCHE:

PICCOLI MOSTRI Bambinate | Il nuovo libro di Piergiorgio Paterlini (Einaudi, 2017)

IN AMORE VINCE CHI FUGGE| Lasciate in pace Marcello | Un romanzo di Piergiorgio Paterlini

L’AMORE SALVA | Un giorno uno di noi | un romanzo di Giancarlo Pastore

SENTIRSI A CASA DA QUALCHE PARTE  David Leavitt, Il decoro

LA FOLLIA BUONA Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza

IL PASSATO NON SI CONTIENE Sara Fruner, L’istante largo

INVISIBILE, MA SEMPRE PRESENTE André Aciman, Cercami

GLI APPUNTI DI ARTURO Giuseppe Bonan, Rapporti interrotti

UNA MOSTRUOSA NORMALITÀ Ferdinand von Schirach, Castigo

About Post Author

Amedit rivista

Rivista Amedit-Amici del Mediterraneo, trimestrale di Letteratura, Storia, Arte, Scienza, Cinema, Musica, Costume e Società. Per richiedere una copia della rivista scrivere a: amedit@amedit.it o visitare la sezione "Abbonati" di questo sito.

Average Rating

5 Star
0%
4 Star
0%
3 Star
0%
2 Star
0%
1 Star
0%

Rispondi

Next Post

IL FIORE DELLE FARFALLE | Beati gli inquieti | un romanzo di Stefano Redaelli

Mer Lug 7 , 2021
di Massimiliano Sardina Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 45 | estate 2021 SFOGLIA LA RIVISTA   Che cos’è la follia? Un cortocircuito cerebrale? La mera assenza di lucidità e razionalità? E se invece fosse ben altro? Se il folle fosse qualcosa di più di un semplice malato psichiatrico? «La follia è la sorella sfortunata della poesia.» sono parole del […]
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: