PENI STACCABILI E CLITORIDI SPINOSI | Sexus Animalus | un saggio di Emmanuelle Pouydebat

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di Salvo Arena

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 44 | primavera 2021

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Del pipistrello (Cynopterus sphinx) sappiamo che è un mammifero notturno volante, che usa l’ecolocalizzazione, che è un frugivoro e che dorme a testa in giù. Gli appassionati di romanzi gotici o i cultori del cinema horror sapranno anche che questi graziosi animaletti popolano tante leggende sui vampiri. Bene. Fin qui tutto regolare. Alzi la mano chi sapeva invece che il pipistrello pratica frequentemente la fellatio e il cunnilingus. Sì, avete letto bene. «Per quanto sia difficile da immaginare, – scrive Emmanuelle Pouydebat – si tratta di fatti accertati e studiati dagli scienziati.» Lo studio della natura riserva sempre grandi sorprese, soprattutto in materia di sesso. Sul sexus la natura ha investito tantissimo, facendo sfoggio di una creatività sorprendente e talvolta spiazzante, dispiegando un laboratorio a cielo aperto, una fucina di sperimentazioni ora fallimentari ora vincenti, una fabbrica di opportunità a ciclo continuo. Se la si osserva più da vicino (scrutando a terra, in acqua o in aria) se ne vedranno delle belle. Nelle sue complesse dinamiche evolutive non c’è mai stato nulla di scontato o di prevedibile. Madre natura, signora tutt’altro che puritana e tradizionalista, ne ha combinate di tutti i colori e con grande disinvoltura. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le taglie, da soli, in coppia, in gruppo e in tutte le posizioni.

L’etologa e saggista francese Emmanuelle Pouydebat è ricercatrice al CNRS (Centro nazionale di ricerca scientifica) e al Museo di storia naturale di Parigi. Studiosa di intelligenza animale, negli ultimi anni ha condotto indagini approfondite sull’insospettabile intraprendenza delle tante specie che, al fianco di homo Sapiens, si sono guadagnate la sopravvivenza sul pianeta Terra. In Sexus Animalus (L’ippocampo, 2020) Pouydebat indaga in modo molto ravvicinato la variopinta tavolozza della sessualità animale, presentando al lettore usi e costumi di alcune delle specie più curiose e sorprendenti. A emergere, pagina dopo pagina, tra lo stupore e l’incredulità, sono rendez-vous tutt’altro che convenzionali, rapporti burrascosi, acrobatici, spregiudicati ed estremamente ingegnosi.

Attraverso schede dettagliate – finemente illustrate da Julie Terrazzoni – l’etologa chiama all’appello le trentacinque specie viventi sessualmente più spericolate (tanto negli attributi quanto nei comportamenti), un nutrito elenco che comprende mammiferi, insetti, rettili, pesci, volatili fino agli organismi più microscopici. Scopriamo così che, anche per tutto quel che concerne il sesso (dalla morfologia genitale all’istinto riproduttivo fino alla ricerca del piacere), l’evoluzione ha lavorato per vie differenti. La sessualità umana è solo una delle tante, anzi, se paragonata a quella di altre specie potrebbe risultare sotto molti aspetti persino banale.

Le prime forme di vita unicellulari risalgono a quattro miliardi di anni fa. L’evoluzione, com’è noto, si è espressa attraverso molteplici escamotage adattativi sia sul piano fisiologico che su quello comportamentale. Gli apparati riproduttori (e i comportamenti ad essi associati) hanno subito cruciali innovazioni anatomiche con il passaggio – avvenuto circa 400 milioni di anni fa – dalla fecondazione esterna, esercitata perlopiù in acqua, a quella interna. Quando gli organismi acquatici hanno conquistato la terraferma le dinamiche riproduttive si sono progressivamente adattate al nuovo ambiente. Nella fecondazione esterna gli organismi di sesso femminile liberavano gli ovuli nell’ambiente acquatico, mentre in quella interna hanno adottato la strategia di trattenerli all’interno. Ed è in questo passaggio che i maschietti si son dovuti dare un gran da fare per affinare i loro ferri del mestiere: i peni, ovvero strumenti più o meno tubolari destinati a trasferire il seme.

I primi proto-peni si sono sviluppati in acqua, ma è sulla terraferma – spiega Pouydebat, con una divertente e spiazzante abbondanza di esempi – che hanno avuto il loro grand exploit, diversificandosi nelle morfologie più bizzarre. Progressive trasformazioni hanno interessato anche i genitali femminili, ma – spiega l’etologa – seri studi a riguardo non sono stati ancora avviati. «Esplorare gli organi genitali femminili permetterebbe di capire più chiaramente le coevoluzioni legate, ad esempio, ai comportamenti sociali e d’accoppiamento di questi animali.» Il clitoride, in particolare, troppo a lungo trascurato, meriterebbe indagini comparate più approfondite.

Attestandosi come «l’unica, se non la migliore, soluzione per riprodursi e sopravvivere fuori dall’acqua», il pene è stato oggetto di un’evoluzione morfologica che definire fantasiosa è dir poco. Il bestiario del Sexus Animalus contempla il pene a grondaia del Coccodrillo marino (Crocodylus porosus); il pene doppio del Marasso (Vipera berus); il pene a quattro teste dell’Echidna a becco corto (Tachyglossus aculeatus); il pene mobile del Tapiro della Malesia (Tapirus indicus); il pene staccabile dell’Argonauta (Argonauta  argo); il pene a cavatappi del Germano Reale (Anas platyrhynchos); il pene sospeso della Limaccia grigia (Limax maximus); il pene mandibola del pesce Phallostethus Cuulong; il pene spinoso del Tonchio maculato (Calloso bruchus maculatus); il pene trapano della Cimice dei letti (Cimex lectularius); il pene canterino del Barcaiolo (Micronecta scholtzi)…e finanche il pene imbroglione della Piralide (Syntonarcha iriastis). L’incipit del saggio: «Niente è fisso. Tutto è diversità.» appare più che appropriato.

Uno dei casi più emblematici è quello del Paguro (Coenobita perlatus), talmente geloso del suo guscio protettivo (essenziale per la sua sopravvivenza) che ha trovato il modo di accoppiarsi senza uscire di casa. La soluzione escogitata dall’astuto paguro (irriducibile casalingo e strenuo difensore della proprietà privata) non è stata quella di attirare il partner all’interno della preziosa dimora, ma, udite udite, quella di sporgere un lungo pene direttamente dalla porta d’ingresso. Chi l’avrebbe mai sospettata tanta cazzuta intraprendenza nei paguri. «Da un lato restano protetti durante l’accoppiamento, dall’altro non rischiano di farsi sgraffignare la casa mentre sono in tali faccende affaccendati.» Sporgendosi parzialmente il paguro intercetta l’orifizio della femmina e può così iniettare il suo seme; questa uscita parziale può mettere però a repentaglio la sua vita, esponendolo al pericolo dei predatori e al furto del guscio da parte di altri paguri opportunisti. Per scongiurare questa eventualità l’evoluzione ha favorito paguri dai peni più lunghi, con dimensioni pari a un quarto del proprio corpo. Con divertita ironia Pouydebat definisce il paguro una sorta di antesignano del «rapporto sessuale protetto! Così, la proprietà privata (la conchiglia) ha avuto un’importanza significativa nell’evoluzione della taglia del pene. Chi l’avrebbe mai immaginato?» Quella del paguro è solo una delle tante soluzioni sessuali ingegnose adottate dal mondo animale.

Una cimice d’acqua, il Barcaiolo, ha sviluppato una sorta di pene sonoro: strofinando l’organo sull’addome questa cimice canterina produce un suono stridulo che manda in visibilio le femmine. Meno romantica è la Cimice dei letti, che perfora attraverso un pene puntuto. Un coleottero africano, il Tonchio, ha sviluppato invece un pene-arma affilato e spinoso che letteralmente trafigge la femmina provocandole lesioni.

Anche il sadismo, con ogni evidenza, non è appannaggio dei soli umani. In altre specie, all’occorrenza (e quando il gioco si fa duro) anche le femmine tirano fuori il pene. È il caso del Fossa (Cryptoprocta ferox), il più grande mammifero carnivoro del Madagascar. La femmina del Fossa nella fase di immaturità sessuale si finge maschio per evitare le avances del partner. Come fa? Semplice: allunga all’infuori il suo clitoride e, per renderlo più credibile, ci fa spuntare sopra delle spine. Lo pseudo-pene è anche una prerogativa delle femmine della iena macchiata (Crocuta crocuta). Le strategie per ottimizzare la fecondazione sono, a seconda dei casi, delicate o brutali, ma comunque figlie dell’astuzia. Talvolta, si sa, anche le dimensioni del pene giocano un ruolo fondamentale. Lo sa bene il Tricheco (Odobenus rosmarus), dotato di un osso penico di oltre sessanta centimetri.

«Tutto è diversità. Dagli insetti ai mammiferi, passando per i rettili e gli uccelli, i peni presentano invenzioni d’ogni genere. Che siano dotati di pinze, di tubi, di spine, di peli o di ganci… ogni mezzo è buono per diffondere i propri geni e sopravvivere. Trafiggere, consumare, tappare o svuotare la femmina, agganciarsi, amputarsi il pene, cambiare sesso, usare la forza, intimidire… va tutto bene pur di riprodursi. Gli umani non hanno inventato niente.»

Sorge spontaneo domandarsi il perché di tante diversificazioni morfologiche e funzionali. La sola verità plausibile, suggerisce Pouydebat, è che, in un ambiente instabile che muta continuamente, la sessualità si profila come una questione di mera sopravvivenza. Nell’ultima sezione del saggio sono prese in esame quelle specie che, come la nostra, praticano il sesso non esclusivamente a fini riproduttivi. Il piacere sessuale del regno animale è un campo di studi ancora poco battuto, ma quel poco che sappiamo è già di per sé illuminante. Molti animali si dedicano abitualmente a pratiche masturbatorie. Lo scoiattolo di Terra del Capo (Xerus inauris), un piccolo roditore sudafricano, è una vera autorità in materia (per non parlare del koala, del porcospino, del cavallo, dell’elefante… l’elenco è lungo e articolato). Per procurarsi piacere gli scimpanzé e gli orango ricorrono anche all’utilizzo di rudimentali sex toys. Altri casi emblematici di attività sessuale non legata alla riproduzione sono: il Tursiope (Tursiops truncatus), delfino omosessuale incallito, il Bonobo (Pan paniscus), che farebbe arrossire anche il Tursiope più navigato, e il Pesce Pagliaccio (Amphiprion ocellaris), un transgender ante litteram che cambia sesso in modo sequenziale.

Il pregio di questo volume – aldilà della divulgazione scientifica puntuale e dettagliata, condita da lazzi di irriverente e geniale ironia – è innanzitutto quello di farci riflettere sui confini angusti nei quali, troppo spesso e con troppo compiacimento, releghiamo la sessualità umana. Se il pregiudizio è figlio dell’ignoranza allora gli irriducibili detrattori del sesso (inteso nella sua accezione più ampia), i censori, i puritani (e sessuofobici d’ogni scuola) scorrendo queste pagine avranno certo, si spera, di che ricredersi. La concezione antropocentrica della sessualità ha fatto il suo tempo. Siamo una specie come tante e tra le tante. La sola eccezionalità che ci caratterizza è quella di aver sviluppato le dimensioni del cervello (con tutto quel che ne è seguito), ma per il resto siamo dei semplici mammiferi.

«La sessodiversità esiste da ben prima dell’arrivo degli umani.» Le più aggiornate osservazioni scientifiche – come ben testimoniato da questo saggio – hanno restituito alla parola “naturale” (tanto abusata in certi ambienti conservatori) il giusto significato. Gli equilibri naturali sono fondati sulla diversità, ed è questa diversità (di forme, di attitudini, di comportamenti, di specificità) che garantisce a tutti una chance di sopravvivenza. Solo la scienza, con le sue conquiste sul campo, può farsi garante di un’etica civile. Solo la scienza può stabilire cosa è o non è naturale.

Emmanuelle Pouydebat chiude Sexus Animalus con un accorato e struggente appello al rispetto della biodiversità, un patrimonio tanto variegato quanto fragile che, giorno dopo giorno, paga il suo tributo alle cieche e irresponsabili logiche dell’Antropocene.

Salvo Arena


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