MANIFESTO PER UNA RIVOLUZIONE ECOLOGICA | Il Bivio | un saggio di Rossano Ercolini

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di Elena De Santis

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 44 | primavera 2021

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Preoccupa e non poco, questa diffusa nostalgia per la “normalità” pre-Covid. Preoccupa perché non si colgono nell’aria i segni di una presa di coscienza che faccia desiderare, invece che quella, una nuova normalità. Il rischio non è soltanto quello di reiterare gli errori del passato, ma, se possibile, di aggravarli ulteriormente. Un “come prima più di prima” che non possiamo più pretendere di praticare. Non dopo questa amara lezione, non pensando di ignorare i segnali sempre più drammatici che il nostro pianeta ci continua a mandare. Gli appelli di scienziati, climatologi, ambientalisti e attivisti di tutto il mondo si sono rivelati finora lettera morta, tanto quanto le immagini terrificanti della varie devastazioni ambientali. Un cambio di rotta è necessario e non più differibile.

Per Rossano Ercolini che da decenni è impegnato in campagne di sensibilizzazione atte a contrastare gli sprechi e a promuovere alternative di stile di vita più rispettose dell’ambiente, la rivendicazione di quella “normalità” malata, non solo è contraria al più elementare buon senso, ma nella sua riproposizione rappresenterebbe la firma della nostra condanna. Ideatore del progetto Passi concreti verso Rifiuti Zero, divulgatore dei rischi ambientali derivanti dagli inceneritori, nonché presidente del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e dell’associazione Zero Waste Europe, Rossano Ercolini ha fatto della lotta allo spreco e della tutela ambientale la sua missione, tanto da ricevere nel 2013 il Goldman Environmental Prize, ovvero il Nobel alternativo per l’ambiente.

Con un libro che si preannuncia perentorio già dal titolo, Il Bivio (Baldini+Castoldi, 2020), Ercolini propone ora il suo Manifesto per la rivoluzione ecologica. Un rivoluzione che chiama in causa gli Stati di tutto il mondo, e che sebbene sia già da qualche tempo avviata, perlomeno in termini di dibattito pubblico planetario, attende ancora di tradursi in atti concreti; una rivoluzione quindi che va fatta adesso, perché già troppo tardi. Grazie anche all’esperienza della pandemia che stiamo attraversando, la percezione che la questione ambientale sia la madre di tutte le questioni sta sempre più prendendo piede, ma non possiamo certo attendere che questa riflessione raggiunga un suffragio universale per agire di conseguenza. Ercolini lo dice chiaro: «Siamo a un bivio.

L’inerzia di quello che scioccamente abbiamo definito progresso, un progresso basato sullo spreco e sull’usa e getta, ci ha portati al capolinea. In altre parole siamo in un vicolo cieco, in una strada senza sbocco. Non esiste un piano C, esiste solo l’alternativa di imboccare urgentemente la strada della rivoluzione ecologica, che rappresenti una sorta di ritorno alla nostra casa comune che è il pianeta, ricostruendo quegli equilibri naturali che abbiamo pesantemente infranto. I numeri parlano chiaro: se tutti consumassimo come fanno gli americani avremmo bisogno di quattro pianeti. Noi europei potremmo sentirci in qualche modo fuori da questa responsabilità, ma se continuiamo a consumare a questo ritmo avremo bisogno di  due pianeti e mezzo; e questo mentre Cina, India, Brasile, Corea ed altri Paesi che fino a poco tempo fa definivamo in via di sviluppo, stanno copiando il nostro modello lineare usa e getta. Non basta. Ogni anno noi sverziamo nei mari e negli oceani oltre nove milioni di quintali di plastica, e se continua così nel 2050 si prevede che nei mari ci sarà più plastica che creature marine. La nostra casa comune – come ci ricorda l’attivista Greta Thumberg – è in fiamme a causa del riscaldamento globale.».

Uno scenario davvero apocalittico, quello descritto da Ercolini, ma è quello che noi abbiamo creato. Se non ci fermiamo e non imbocchiamo la via del cambiamento questo sarà lo scenario che assisterà alla nostra estinzione. Cambiare significa qui riprendere in mano il nostro destino come genere umano; cambiare significa prendersi cura del pianeta che ci ospita; cambiare significa adottare stili di vita che non solo facciano bene all’ambiente, ma anche a noi stessi. Cambiare significa in definitiva volere il nostro bene. Non possiamo più desiderare di tornare alla “normalità di prima”, semplicemente perché quel «prima di cui si parla sono le città congestionate dal traffico che ogni anno uccidono in una pandemia silenziosa oltre 80.000 persone in Italia a causa di polveri e nano polveri; il prima a cui ritornare è un territorio costantemente aggredito da emissioni inquinanti, da rifiuti tossici, da “terre dei fuochi” e da pesticidi, dalla coartazione della biodiversità e da un’aggressività psicologica che nell’altro e nella diversità trova solo ragione per diffondere paura, chiusura e violenza.» Con evidente sdegno Rossano Ercolini esclama “Se questa è la normalità, basta con questa normalità!”. Chiunque abbia un briciolo di buon senso non può che dargli ragione e dire “Basta!”.

Elena De Santis


Pubblicato sulla versione cartacea di  Amedit n. 44 | primavera 2021

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