L’AMORE SALVA | Un giorno uno di noi | un romanzo di Giancarlo Pastore

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di Leone Maria Anselmi

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 43 | inverno 2020/21

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Che devo fare / geme di continuo questo piccolo cane nel mio cuore, giorno e notte abbaia e guaisce / pure, non vuole andarsene… Questi versi tormentati e struggenti di Emily Dickinson echeggiano nella mente del giovane Graziano. La sua amata Lucky non c’è più. L’ha seppellita lui stesso in una radura soleggiata circondata dai pioppi. Laureato in lingue e letterature straniere, Graziano si guadagna da vivere come cameriere in un ristorante del centro di Torino. Divide una misera stanza in affitto con Alex, che è un amico, o forse più di un amico, ma comunque non è la persona che ama e dalla quale si sente amato. Solo Lucky, nei pochi anni in cui è vissuta, ha saputo trasmettergli luce, sentimento e complicità. La famiglia, anaffettiva e violenta, ha mancato su ogni fronte privandolo di fatto di un’infanzia serena e di un’adolescenza progettuale. Oggi – a dispetto del suo nome di battesimo, riformulabile in Grazia-no, quasi che il destino avesse già scelto per lui – è il risultato non tanto di quello che ha vissuto ma di quello che non ha vissuto (il sentirsi accolto, compreso, protetto). Di qui l’immobilità, il disincanto, l’incapacità di reagire, la sensazione di non esistere. Graziano è dunque profondamente solo, gettato in una vita che stenta a riconoscere come sua.

L’incontro con Edoardo, un uomo più maturo, segna un inaspettato punto di svolta. Edoardo è quanto di più lontano da Graziano si possa immaginare. È un uomo realizzato e con un vissuto alle spalle. Un uomo apparentemente in pace con se stesso, habitué del ristorante dove Graziano presta il suo lavoro come cameriere. Giorno dopo giorno, tra un grazie e un prego, i due intrecciano gradualmente un dialogo. Conquistata la fiducia del giovane, l’uomo lancia la sua proposta, una singolare proposta di lavoro: guidare e fargli compagnia in un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, un classico coast to coast dal New England fino a Los Angeles. Il perché di questo viaggio Edoardo lo svelerà solo al momento di ripartire. Vinta l’iniziale titubanza – ben consapevole di non avere nulla da perdere, nulla che lo trattenesse e davvero nulla per cui valesse la pena rimanere – Graziano, pur con mille dubbi, decide di accettare.

Con Un giorno uno di noi (Marsilio, 2020) lo scrittore torinese Giancarlo Pastore racconta la storia di una doppia salvazione. I due protagonisti, catapultati in un altrove non-geografico ma tutto interiore, bruceranno le tappe di una progressiva reciproca adesione. Il viaggio, allontanandoli da tutto il resto, li mette l’uno di fronte all’altro, e via via sempre più vicini. La decontestualizzazione dalla vita ordinaria innesca una sorta di doppio processo di guarigione. Per Graziano si spalanca finalmente (e dolorosamente) un’opportunità irrinunciabile, quella di poter rimettere assieme i cocci del suo passato e del suo presente. Il viaggio è fuga ma anche ritorno, riappropriazione di sé. I chilometri macinati in auto sui grandi rettilinei da uno stato all’altro fanno il paio con un difficile percorso d’autoanalisi. Di notte Lucky fa continuamente capolino nei suoi incubi, ora predata ora predatrice, sempre in lotta per una disperata sopravvivenza; in quella bestiola amata e perduta Graziano riconosce a tratti se stesso, il suo smarrimento, la sua condizione di sospesa immobilità e di feroce innocenza. Ad ogni risveglio però la visione destabilizzante di Lucky sfuma sul volto rassicurante di Edoardo; quello che prova al suo fianco è pura felicità, un sentimento sconosciuto, una grazia che il suo passato gli aveva sempre negato.

Dal disamore subìto nella casa d’infanzia nella nebbiosa provincia di Torino alla bellezza inalata al cospetto degli spazi incommensurabili del Grand Canyon e delle praterie. Vastità incontaminate dove liberare i pensieri, le aspirazioni, i desideri e tutti i versi dell’amata Emily Dickinson. Elaborare la felicità, incamerarla, accettarla, comprenderla… un’impresa non facile. A più riprese Graziano si ritrova ad oscillare tra il desiderio di spiccare il volo e quello di sprofondare. Rinascere nel pieno godimento del presente o lasciarsi schiacciare definitivamente dall’incombenza del passato. «Se si fosse steso a terra, nessuno, a parte i falchi, avrebbe potuto vederlo, nel giro di alcune centinaia di anni sarebbe diventato un fossile che rotolava spostato dal vento. Sarebbe stato così facile, sarebbe bastato cadere lì, nel mezzo del nulla, nel mezzo del viaggio, nel mezzo dell’America, e chiudere gli occhi. Svanire. Svanire davvero, altro che rinascere.»

Attraverso un’America tanto finta quanto autentica, vicinissima ad eleggere Barack Obama suo quarantaquattresimo Presidente, i due impareranno a conoscersi e a riconoscersi: Edoardo con il suo garbo placido e paterno, Graziano con la sua perenne e giovane inquietudine. Tutto rivendica salvezza: mentre l’America confida in un nero salvatore, i due viaggiatori si salvano l’un l’altro.

Dopo i romanzi Meduse (Bompiani, 2003) e Regina (Bompiani, 2007), Pastore torna alla narrativa con una delicatissima storia d’amore. Un giorno uno di noi, sorretto da una scrittura onesta e accorata, descrive quell’amore salvifico che irrompe, infonde speranza. E guarisce.

Leone Maria Anselmi


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