RISCATTO E TRAPASSO DEL SAX | Alabaster DePlume – Danalogue

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di Massimo Lovise

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 43 | inverno 2020/21

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“Nessuno prima di Danalogue era riuscito a farmi produrre qualcosa di così sconcio,

vero e in qualche modo selvaggio e preciso”.

 

In questi giorni è uscito I Was Not Sleeping il primo album di Alabaster DePlume assieme a Danalogue, al secolo Angus Fairbairn e Dan Danalogue Leavers. I due si sono incontrati durante le loro residenze al leggendario “Total Refreshment Centre” di Hackney, sorta di incubatore per la nuova scena jazz londinese nonché etichetta discografica presso la quale questo progetto ha trovato casa. DePlume è un compositore, sassofonista, attivista e oratore di Manchester. Il profilo di Danalogue come produttore sta crescendo rapidamente grazie al recente successo del suo lavoro al timone dei The Comet Is Coming, nominati ai Mercury e acclamati dalla critica, sia degli album recenti di Soccer96, Bo Ningen, Flamingods, Lunch Money Life e Vels Trio. Negli ultimi anni, fluttuando entrambe nella cosmologia del jazz-non-jazz, le loro orbite si erano a volte incrociate. I Was Not Sleeping rappresenta per loro un’oasi utopica per fuggire da questo pianeta freddo e sempre più di destra. Gran parte dell’album è registrato ai PRAH Studio di Margate, con il preciso intento di uscire dalla comfort zone dei loro strumenti usuali. “L’approccio è stato più quello dei producers che di una live band – spiega Danalogue – L’album è un patchwork di materiali, somme e sottrazioni”. Se nel suo penultimo album, Alabaster aveva volutamente rinunciato alla sua arte declamatoria, qui rinuncia anche a suonare il sax, che viene solo tratteggiato al campionatore, stratificato, per cimentarsi così in insolite linee di basso e sintetizzatori, tirando fuori la voce solo a tratti, come in Broken Tooth Skyline, con accenti sorprendenti rispetto ai suoi modi solitamente garbati, irriconoscibile e sexy in You’re Doing Very Well. Techno beats oscilloscopici nel brano che da l’abbrivio al disco, The March That is Unstoppable. Elettronica d’alto rango, space con risonanze deep in That’s Not Your Furniture. Insomma un disco da ballare.

Il disco precedente di Alabaster dePlume, To Cy & Lee: Intrumentals Vol. 1, uscito nei primi mesi del 2020, in linea con tutta la sua precedente produzione artistica, vedeva ancora la parola come elemento centrale. Senza dubbio egli si potrebbe definire un poeta di imperativi appena sussurrati. “E di poeti  – come disse Moravia ai funerali di Pasolini –  non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo”. In To Cy & Lee: Intrumentals Vol. 1 l’arte poetica permane, ma la spoken-word lascia il posto a melodie terapeutiche, lenitive, tra improvvisazione ethio-jazz, folk Min’yo giapponese e celtico, accenni alla musica pan-umana di certo Arthur Russel. Versioni strumentali intrise di sentimenti, tratte dai suoi quattro album precedenti, affiancate ad alcuni inediti in un’orchestrazione naturalmente elegante, avvolta attorno a qualcosa di viscerale e primordiale.

Quando cominciò a concepire questo disco, Angus Fairbairn stava operando per Ordinary Lifestyles, un’associazione nel nord di Manchester che si occupa di far socializzare le persone con disabilità come Cy e Lee. Angus componeva canzoni assieme a loro, canticchiando melodie tranquillizzanti, in casa o in giro per Manchester a bordo di un’automobile scassata. Alabaster ha anche allestito piccole live sessions per loro e amici.

“Si sintonizzavano l’un l’altro. Con la musica si possono esprimere cose che non possiamo dire a parole. Hanno meno parole di noi, alcuni non ne hanno proprio.” Questo approccio collettivista e umanista alla musica è la regola che DePlume adotta in tutti i suoi concerti.

Egli unisce musicisti con differenti retaggi ed esperienze per registrare in situazioni insolite, incoraggiando la correlazione. Questi brani sono stati composti per una sorta di mutuo soccorso. L’album è stato presentato il 14 febbraio 2020 alla Church of Sound di Hackney, un attimo prima che il mondo dell’arte chiudesse i battenti senza opportunità di replica. Si veda il video di questa session per comprendere l’importanza dell’orchestrazione solidale alla base della sua musica. Justin Vernon, conosciuto anche con il nome di Bon Iver, collaborando a distanza con vari musicisti, ha realizzato il singolo PDLIF – Please Don’t Live in Fear, scaturito da un campionamento di Visit Croatia, il brano d’apertura di To Cy & Lee: Intrumentals Vol. 1. È un invito alla speranza e alla pazienza in circostanze insolite e raccapriccianti. Aspettando la prossima metempsicosi di Angus Fairbairn, vorremmo seguire il suo consiglio: “Be nice to People. I don’t know why”.

“Sii gentile con le persone, anche se non so dirtene il motivo. / Non perché tu sia più intelligente o migliore di loro, non in nome di una sorta di irriverente gerarchia,ma pacificamente e con mestizia. / Non usare il bastone, ma le mani. / Perché non c’è nulla di più dignitoso. / Non farlo in nome dell’uomo che sta in cielo e nemmeno per sentirti in pace con te stesso quando morirai. / E se qualcuno ti dirà di farlo, non avrà parlato in nome nostro”.

Massimo Lovise


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