IL RAPIMENTO DELL’ISTANTE | Poesie di Christos Mortzos

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di Salvo Arena

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 43 | inverno 2020/21

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Con un pregevole volumetto stampato in 70 esemplari numerati e fuori commercio, il poeta Christos Mortzos compie, per il tramite della poesia, una ricognizione della propria vita, fissando in 41 componimenti le reminiscenze, ora estatiche, ora dolorose, affioranti dalle nebbie del passato. «I ricordi – scrive Italo Calvino – vengono, ma non stanno fermi. […] E allora rispuntano a sorpresa, come per chiedere nuovi significati, o per fare nuovi e fugaci scherzi, o per stravolgere tutto in un altro modo.» Confortati, perseguitati, spesso imprigionati dai ricordi, cerchiamo in essi un senso del nostro vivere. Ci aggrappiamo ad alcuni di essi, anche quando sono ormai solo i frutti avvizziti di morte stagioni; li interroghiamo, spesso li riplasmiamo, li reinventiamo cercando di dare loro nuova luce e nuovi significati. Perché i ricordi ci aiutano a vivere, ma talvolta anche a morire.

Christos Mortzos, che nella vita ha studiato archeologia e filosofia dell’arte ad Atene, Tubinga e Parigi, e che ha prestato la sua collaborazione scientifica presso gli scavi archeologici di Vasiliki Ierapetras e Vryses Kydonias (Creta), oltre che presso i Dipartimenti di Archeologia delle Università di Ioannina (Grecia) e di Paris 1, Panthéon-Sorbonne,  affonda in questa materia luminosa e oscura fatta di ricordi, con il piglio e la passione che sono propri dell’archeologo, perché in fondo, cosa siamo, se non reperti di un vissuto sul quale il tempo ha depositato le sue ceneri? Ne Il rapimento dell’istante Mortzos scava nei recessi della propria anima, riesuma le memorie di un vissuto spesso agito nell’ombra, e in quel mondo sterminato e sommerso lui, viandante della notte, si ritrova ombra tra le ombre di una vita il più delle volte randagia e clandestina. «La vita non è che un’ombra che cammina» scrive William Shakespeare, e lui, Christos, sembra proprio come quel «povero commediante – di skakespeariana memoria – che si pavoneggia e si agita, sulla scena del mondo».

Nella rarefatta atmosfera che ammanta di visionario ogni ricordo, gli istanti catturati, rapiti all’oblio del passato, sembrano assumere una consistenza quasi onirica, ed è nello sfilacciamento di quegli istanti ormai irrecuperabili, simili ai grani di una clessidra che segna l’inarrestabile trascorrere del tempo, che i ricordi diventano espressione di un sogno dentro un altro sogno. Qualcosa di impalpabile e sfuggente, come la vita stessa. Un guardarsi allo specchio, per vedersi ritratto nei chiaroscuri di quelle zone d’ombra che un tempo costituivano il rifugio da una realtà troppe volte ostile e respingente, che nell’ombra ci condanna a vivere la parte più vera di noi, come certi amori, consumati nelle ore fredde e deserte della sera: Come sospinti / d’ali possenti / ed invisibili / si affrettavano / verso il rifugio / del loro fallace, / incompiuto rapporto […] L’uno era, ahimè, / giovane, ingenuo, / l’altro inebriato / dalle arti sublimi, / dal genio, dall’ambrosia / dei Greci antichi. Amori mordi e fuggi, consumati nella fretta e nella compulsività del proibito: […] in una cameretta / sotto la scala esterna / di un pensionato per studenti. / Si copularono in fretta. / L’uno presto si accomiatò / e subito svanì / nella spietata oscurità; / l’altro rimase affranto / a duettare con la tetraggine. Un riflettersi che è anche disamina e bilancio del proprio vissuto: Il suo corpo / eccitato da ricordi / di vissuta voluttà / interroga / con tormento / l’attuale sua / immagine / nello specchio. Ricordi che per Christos: rimangono sospesi, /  come degli spettri smarriti, / sopra il vuoto delle sue giornate. Che diventano dolorose nostalgie: Allora l’animo, / improvvisamente, / venne afferrato / da un rimpianto / per lidi e luoghi / remoti, ormai persi, / della fanciullezza. Ma anche luogo in cui tornare, ritrovarsi, sentirsi a casa propria: Uno ritorna dove / si sente atteso, / dove i ricordi graditi / eccedono le rimozioni / e i suoi fallimenti. Ma tra le istantanee di vita cristallizzate in questo mémoire dalle tinte delicatamente algide, non mancano all’autore le occasioni per denunciare il cinismo e l’ipocrisia della società, o la violenza esercitata sulle coscienze dalla religione: Con sfarzo incensato, / parole altisonanti, / gestualità studiata, / con salmi ninnanti / o con dell’organo / l’irruente suono, / viene consolidato / l’ereditato potere, / e con astuzia / vengono instillati, / nelle anime sfibrate, / il senso di colpa, / la paura e la morte.

Emblematicamente, la raccolta si apre con una citazione in epigrafe di Ingeborg Bachmann: «Ogni istante possiede dolci abissi.» che ben introduce il lettore alla materia di cui sono imbastiti questi componimenti, spingendolo a fare proprio questo viaggio nella memoria del proprio percorso esistenziale, perché ciò che un poeta ci offre è sempre una lettura altra degli eventi che ci riguardano; una lettura che dà a essi una valenza universale. A dieci anni dalla prima pubblicazione in tedesco, Christos Mortzos, che attualmente vive tra Colonia e Trieste, ha ora curato personalmente le traduzioni di queste sue poesie in italiano e francese.

Salvo Arena


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