SPARK MUNDI | IL CAMMINO INIZIATICO DELLE ORIGINI | Domus Sapientiae | un libro di Emilio Ferrara

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di Giuseppe Maggiore

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 43 | inverno 2020/21

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Per qualche misteriosa ragione siamo stati condannati all’ignoranza; una subdola quanto boriosa ignoranza travestita da conoscenza. La scienza sembra averci affrancati dagli oscuri misteri che adombravano la nostra esistenza, tanto da indurci a credere che non esista più alcun grande arcano da sciogliere. Il progresso tecnologico, dal canto suo, ci ha riscattati dalla fatica – non soltanto quella fisica dei lavori manuali, ma anche quella mentale del lavoro intellettuale. Per cui non serve più studiare, arrovellarsi su tomi noiosi e ingombranti, sui quali lasciar sedimentare la nostra riflessione. A che serve, in tempi in cui la conoscenza è alla portata di tutti grazie a un semplice click? Anche lo spirituale ha una sua versione prêt-à-porter, funzionale a una pigrizia dello spirito che cerca consolanti rassicurazioni bypassando il dolore, la sofferenza, la ricerca, il dubbio… Senza più fatica né mistero viviamo nel disincanto di un perenne presente, nell’abbacinante dimensione apollinea di una “modernità” che ci dà tutto sottocosto, anche la cultura, previo preconfezionate nozioni take away.

Così ci si trova un po’ in imbarazzo nel dover proporre un libro di 341 pagine dalla struttura insolita, senza la convenzionale suddivisione in capitoli e senza nemmeno un indice che ne indichi gli argomenti; tanto più che esso pretende che si torni più volte indietro a rileggere certi passaggi per comprenderne meglio il significato. Domus Sapientiae, questo il titolo del libro, non sembra avere nessuna chance per catturare l’attenzione degli spiccioli “sapienti tuttologi” di oggigiorno. Né, tanto meno, sembrano averne gli argomenti in esso trattati, che potremmo liquidare come vetusti e ormai privi d’ogni interesse. A chi può ancora interessare il mito di Adamo ed Eva, o una teoria a-scientifica dell’origine dell’universo? Quale interesse possono ancora suscitare le storie di vecchie divinità pagane o i presunti significati celati nelle Sacre Scritture? Per non parlare poi dello zodiaco, della cabala, della magia dei numeri, dei simboli alchemici e di altre simili credulonerie del passato! Insomma, tutto sembra determinare già in partenza un pessimo investimento editoriale; e probabilmente così è. Sennonché, l’autore Emilio Ferrara, nel proporci questa sua corposa quanto disarticolata opera, lo fa con quella passione e quella profonda convinzione tipica di un Don Chisciotte, intento ora a battagliare contro tutte quelle certezze che crediamo di aver conseguito, e a squarciare finalmente l’antico “Velo di Maya” che ancora offusca le nostre menti. E allora forse val la pena assecondarlo, accettare la sfida che con questo libro ci pone, facendo uno sforzo di attenzione e di applicazione a cui magari non siamo più abituati, ma che di certo male non fa.

Davvero sappiamo tutto quanto c’è da sapere? Le cose stanno esattamente come ce le hanno raccontate? Ferrara appartiene a quella esigua schiera di esseri pensanti – da non confondere con i cosiddetti “complottisti” – che ancora si lascia agitare dal dubbio e da esso muovere verso nuove e più ardite domande, lungo un cammino di costante ricerca che probabilmente non si esaurirà mai. E giacché di dubbi su presunte verità parliamo, ben si attagliano queste parole di Lanza del Vasto, tratte dall’introduzione a Il Messaggio Ritrovato di Louis Cattiaux: «La congiura degli stolti, dei ciarlatani e dei Saggi è riuscita perfettamente. Questa congiura si era proposta di nascondere la verità […] gli stolti per mezzo dell’ignoranza, i ciarlatani per mezzo della menzogna, i Sapienti per mezzo del Segreto. Gli stolti non vogliono che si scopra la verità. Sospettano, per istinto, che li disturberebbe.  […] I ciarlatani non vogliono che si scopra la verità, perché rovinerebbe i loro guadagni, impedirebbe il loro profitto, evidenzierebbe le loro vergogne. I Saggi che possiedono la verità non vogliono che si scopra, l’hanno sempre nascosta per scrupolo. […] Ma adesso è sorta, a metà strada fra i ciarlatani e gli stolti, una nuova specie che assicura il trionfo definitivo della congiura. […] è quella degli universitari e degli scienziati ufficiali. Questi, il giorno della loro venuta, hanno dichiarato nullo e non avvenuto il mistero filosofale. Chimera la ricerca degli antichi Maestri, gioco infantile la loro scienza, e astuzia grossolana la loro arte. […] insegnano che la verità è nella loro scienza e che tutto ciò che essi non possono né scoprire, né dimostrare non esiste. Ordunque, questi ultimi non hanno insegnato niente, né scoperto niente; niente a proposito della vita e della morte, del peccato e del giudizio, a proposito dell’amore, del dolore e della redenzione, a proposito della condotta dell’uomo e del destino dell’anima in quanto al senso, l’essenza e la salvezza.»

La Verità: davvero qualcuno al mondo può pretendere di propinarcela? In uno dei tanti moniti che l’autore ci dà tra le pagine di Domus Sapientiae, ci invita a diffidare da quei trasmettitori di presunte verità, invero viziate da un tornaconto personale. E nel riferirsi a certi scrittori da cui prende le distanze, ricorre alla metafora di quei contadini che tentano di portare acqua al proprio mulino deviando il corso di un fiume. Questo fiume rappresenta allegoricamente il flusso delle idee e della conoscenza, la cui generosa piena è stata svilita e mortificata per le troppe deviazioni e strumentalizzazioni operate da quanti perseguono intenti opportunistici. Ferrara ci esorta quindi a risalire controcorrente il corso di questo grande fiume fino a giungere alla sua foce: «[…] più noi lettori dalla mente fertile ci spingeremo a ritroso, più potremo apprezzare il fiume nella sua interezza, nella sua purezza, nella sua integrità. Senza subire l’inaridirsi delle nostre menti. […] Non lasciate che la vostra inerzia venga soggiogata dal pensiero di chi toglie acqua al vostro mulino per deviarla al suo. Non lasciate che questi, col trascorrere del tempo, trasformino quell’acqua di dominio pubblico in un bene per pochi; perché, a meno che non vogliate più essere coltivatori diretti del vostro pensiero, e farlo inaridire, avrete due scelte: chinare il capo ed acquistare l’acqua da quei contadini che ve l’hanno ingiustamente tolta; oppure combattere per far ritornare quell’acqua accessibile a tutti.»

A questo punto è bene chiedersi se esista una nozione assoluta di verità, o se invece possiamo distinguerne diversi tipi. Emilio Ferrara, nella sua ricerca della Veritas, formula qui una personale catalogazione basata sui diversi piani a cui possiamo accedervi, e ciò al fine di epurarla da ogni falsificazione o deviazione rispetto a ciò che più si avvicinerebbe al Vero. Tale catalogazione individua sei verità, per ciascuna delle quali Ferrara formula un proprio giudizio, in base al quale risulterebbero più o meno “relative”: la Verità Religiosa, essendo perlopiù fondata su dogmi di fede non verificabili; la Verità Storica, spesso viziata da esposizioni di parte non sempre attendibili; e la Verità Scientifica, plausibile fino a che la dimostrazione pratica non la renda inconfutabile. Seguendo questo suo ragionamento, su un piano superiore di attendibilità troviamo, ovviamente, la Verità Matematica, in quanto certa e inconfutabile. Meno ovvio appare il valore che egli accorda alla Verità Illuminata, in cui la verità storica e quella religiosa «vengono confutate da una dimostrazione intellegibile» e che perciò lui dà come verità assoluta; infine, al sommo grado di questa sua classificazione, troviamo la Verità Trascendente, che egli giudica unica e ineluttabile. Per comprendere il punto di vista dell’autore, va tenuto presente che Emilio Ferrara è un maestro venerabile della massoneria italiana, e questa che ci consegna è, difatti, un’opera a carattere iniziatico, principalmente rivolta a una nicchia di lettori usa agli argomenti in essa affrontati.

Per la sua esposizione, a tratti arzigogolata, Domus Sapientiae richiede al lettore uno sforzo non indifferente che, se compiuto, siamo certi lo premierà pienamente. Volendo associare questo libro proprio a uno dei simboli più cari alla massoneria, potremmo paragonarlo alla pietra grezza, ossia a quella materia prima dalla quale l’iniziato, grazie al proprio impegno, potrà estrarre un puro distillato di pensiero, apprendimento, illuminazione. Un lavoro che il lettore è chiamato a compiere innanzitutto su se stesso, prima ancora che sul libro. Ciò detto, non è escluso che quest’opera, grazie allo sforzo essoterico compiuto dall’autore, possa catturare l’interesse e l’attenzione anche di un pubblico più vasto, fatto di lettori curiosi di andare oltre talune certezze date per assodate, ovvero di chi ancora non trova risposte soddisfacenti a quelle fondamentali domande che da sempre ruotano attorno alla nostra esistenza: Chi siamo? Da dove veniamo? Chi ci ha creato? E accanto a queste, se ne ponga altre più ardite e dalle risposte affatto scontate, come: Ci ha creato un Lui, una Lei, o entrambi? Può esserci una teoria alternativa relativa alla genesi dell’universo? Chi erano in realtà Adamo ed Eva? Ecco, a costoro, il libro propone un viaggio iniziatico che va a ritroso nel tempo, fino ai remoti albori della nostra origine, dove ad attenderli troveranno il Kadmon androgino, Lilith, Hawwah, Issah… figure che qui l’autore legge in controluce, in una prospettiva affatto nuova, ma pur sempre rivoluzionaria rispetto alle narrazioni che ci hanno indottrinato. Una prospettiva che ci riconnette a quell’eterno femminino che fu origine del Tutto e che resta la matrice del sentimento religioso di tutti i popoli della Terra. Un ritorno, in definitiva, nel sacro ventre della grande Mater, non in termini di uterina regressione, bensì di riscoperta di quella natura primigenia androgina (tanto umana quanto divina), che scardina una volta di più i fondamenti dell’imperante e opprimente cultura maschilista, per offrirci una via di armonica ricongiunzione con la nostra vera essenza.

Lungo questo viaggio che Emilio Ferrara ci propone, veniamo coinvolti in tutti gli aspetti che riguardano la nostra esistenza e la nostra relazione col mondo circostante, attraverso una illuminante disamina di quel vasto corpus esoterico che va dai mantra ebraici alla cabala luriana, dalla creazione e interpretazione dei simboli magici al loro uso rituale, dalla scomposizione dei colori all’alchimia degli elementi, dalla nascita dello zodiaco e sue rispondenze col nostro animus alle note dei pianeti che si intersecano con le vibrazioni dell’universo. Come ogni viaggio iniziatico che si rispetti, il libro si chiude a cerchio su se stesso, con una reinterpretazione della processione trinitaria che ci riporta a quello “Spark Mundi” da cui tutto ebbe origine. Domus Sapientiae è edito da PlaceBook Publishing e disponibile su tutti i digital-store.

Giuseppe Maggiore


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