QUEL SEGNO IGNORATO | OFIUCO: Il tredicesimo segno dello zodiaco | un saggio di Ivan Buttazzoni (BastogiLibri, 2020)

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di Gaetano Platania

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 43 | inverno 2020/21

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Di che segno sei? È questa una domanda ancora piuttosto frequente nel primo approccio verso la conoscenza di una persona. Si cerca con essa di carpire elementi della sua personalità, riconducendoli alle caratteristiche associate a un segno dello zodiaco, per poter così disporre di una prima chiave conoscitiva e interpretativa che soddisfi la nostra curiosità, quando ancora, in quelle primissime fasi dell’incontro, siamo tutti personalità circonfuse di mistero. Nessuno può dirsi tanto razionale o materialista da sfuggire alla tentazione di porre, o di porsi, quella fatidica domanda. Ma in questa sede, un ben più intrigante interrogativo stuzzica la nostra curiositas: se sia il segno un elemento che forgi oggettivamente il nostro carattere, o piuttosto un’idea che precorrendolo lo influenzi. Il segno zodiacale sembra avere per molti una effettiva valenza “anagrafica”, una sorta di imprinting naturale acquisito alla nascita, che non solo determinerebbe gli aspetti caratteriali della nostra personalità, ma influenzerebbe pure il nostro agire nei vari ambiti.

Crescendo veniamo man mano inseriti in un sistema di pensiero intriso di principi e valori, ma anche di credenze in cui il sacro confina e sfuma col magico, la fede con la superstizione, e così via fino a che natura e cultura, ormai sovrapposte, formano quell’unicum in cui risulta difficile discernere l’una dall’altra; in altre parole, ci facciamo delle personalissime convinzioni, scambiandole ingenuamente per dati oggettivi. E quello zodiaco, dall’iniziale scetticismo con cui magari ci si era approcciati la prima volta – vuoi perché le descrizioni di ciascun segno sono abilmente formulate, tanto da poter calzare a chiunque, vuoi perché infinite volte nel corso della vita veniamo assimilati a quel segno corrispondente alla nostra data di nascita – finisce col diventare un delimitato e confortante quadro di riferimento per descrivere noi stessi e gli altri. Ciascuno prima o poi finisce con l’identificarsi col proprio segno zodiacale, ritenendo di ritrovarci espresse le caratteristiche che gli sono proprie. Se ne convince, anche quando tra quelle caratteristiche legge che i nati del suo segno eccellono nelle arti o negli affari, e lui/lei non eccelle né nelle une né negli altri; se ne convince soprattutto quando legge che i nati del proprio segno sono persone estremamente sincere, generose, altruiste, diffidenti al punto giusto, fedeli e passionali… tutte caratteristiche che gli/le si addicono, purché si rivelino confacenti alla costruzione autoreferenziale del proprio “santino”, salvo poi fare assumere a queste stesse caratteristiche una connotazione vagamente negativa quando si tratta di associarle agli altri.

Lo zodiaco – sorta di entità che con astuta diplomazia suggerisce tutto e il contrario di tutto – ben si presta a un’interpretazione viepiù opportunistica, capace all’occorrenza di fornire alibi e giustificazioni quando si vuole essere indulgenti con se stessi; al tempo stesso, però, diviene anche una lente deformante che ci fa guardare gli altri col filtro dello stereotipo, soprattutto quando si vuole mettere in risalto le loro qualità in una chiave non propriamente elogiativa (… vedi l’orgoglio del capricorno, la testardaggine del toro, l’attitudine prevaricatoria del leone, la straniante irruenza della bilancia, l’ambivalenza dei gemelli, l’istinto vendicativo dello scorpione, ecc.). Ma cosa ne sarebbe di quell’immagine che abbiamo di noi e degli altri, costruita su un dato segno, se un bel giorno scoprissimo che quel segno non era esattamente quello giusto? Le considerazioni che abbiamo appena fatto ci porterebbero a concludere che poco o nulla cambierebbe, dal momento che la descrizione a corredo di ciascun segno dello zodiaco, è tale che con un minimo sforzo interpretativo può benissimo adattarsi al profilo di qualunque persona. Tanto più che nel determinare il “tema natale” non è sufficiente conoscere soltanto il segno zodiacale, ma occorre prendere in considerazione anche l’ascendente, il quale può a sua volta rafforzare, in parte mitigare, o addirittura ribaltare radicalmente le caratteristiche di questo segno. La combinazione dei due segni, in definitiva, fa sì che in misura più o meno pregnante siano presenti tutte le caratteristiche degli altri: una gamma di pregi, difetti e doti caratteriali che, variamente espressi, a ben vedere ogni essere umano sperimenta prima o poi nel corso della propria vita in risposta agli eventi e alle diverse circostanze.

Possiamo allora concludere che lo zodiaco e l’astrologia nel suo insieme, per quanto suggestivi, ricchi di fascino e di elementi piuttosto interessanti, siano solo una costruzione fittizia di scarsa rilevanza sul nostro destino? Dipende da come queste conoscenze vengono integrate nel nostro bagaglio conoscitivo. L’intelletto dovrebbe, in poche parole, metterci al riparo dalle derive superstiziose che tanto la fede in un dio quanto quella in un segno zodiacale possono produrre nella nostra mente. Ne In principio fu il mito, Vincenzo Guzzo scrive: «L’uomo antico, sin dai tempi più remoti, ha trasposto in cielo, ma, dal suo punto di vista, sarebbe più giusto dire che ha “riconosciuto” in numerosi raggruppamenti di stelle, i simboli del divino e le forme dei protagonisti del mito. Concepiva, infatti, le costellazioni come immagini luminose nel cielo notturno che denotavano la presenza reale ed eterna degli Dei, degli Eroi e dei loro miti.».

La suddivisione dello zodiaco in dodici segni, praticata dai babilonesi, seguiva per convenzione e analogia quella del calendario di dodici mesi, giacché lo zodiaco altro non è che la fascia della volta celeste descritta dal percorso apparente del Sole, della Luna e dei pianeti. Le stelle che ricadono in questa fascia sono state raggruppate in costellazioni cui sono stati assegnati dei nomi di fantasia, frutto dell’illusione pareidolitica che tende a ricondurre forme casuali in forme note – in questo caso ispirate dalle illusioni di prospettiva dovute alla particolare posizione della Terra e alla nostra percezione bipolare della volta celeste – suggerendo in tali raggruppamenti figure idealizzate di esseri viventi reali o mitologici. Abbiamo così le costellazioni Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci, corrispondenti agli omonimi segni. Queste costellazioni zodiacali, lo ribadiamo, sono pure idealizzazioni di effetti prospettici che mentre avvicinano stelle tra loro lontanissime ne allontanano altre tra loro molto vicine.

Ma il Sole, nel suo percorso annuale dell’eclittica, in realtà attraversa non 12 bensì 13 costellazioni. Eterna esclusa, dai babilonesi in poi estromessa per pura convenzione dallo zodiaco ufficiale, al fine di rendere più agevoli gli studi astronomici (ovvero per ridurre a 12 i segni zodiacali, in corrispondenza dei 12 mesi dell’anno solare), la tredicesima costellazione è quella dell’Ofiuco. Riconosciuta dall’astronomia, in quanto anch’essa attraversata dal moto apparente del Sole, ma trascurata dall’astrologia, in quanto non associata a nessun segno astrologico, Ofiuco o Serpentario (dal latino Ophiūchus, “colui che porta – o domina – il serpente”) sembra tutt’ora essere ignorata, sebbene sia stata più volte presa in esame dai grandi astronomi del passato, da Tolomeo, che la riportò tra le 48 costellazioni descritte, a Johannes Kepler, che nel 1604 si occupò di una supernova esplosa in questa costellazione, riportando i dati della sua osservazione nel libro De stella nova in pede Serpentarii. Soltanto a partire dagli anni ’70 del secolo scorso alcuni astrologi hanno proposto l’introduzione di Ofiuco tra i segni zodiacali, primo fra tutti Stephen Schmidt, che propose uno zodiaco nel quale, al fine di mantenere la convenzione del numero pari, accanto ai 12 già noti e all’Ofiuco, fosse presente anche il segno della Balena (sebbene quest’ultima costellazione non ricada nell’eclittica “attraversata” dal Sole). L’idea venne poi ripresa a metà degli anni ’90 da altri studiosi, come Walter Berg e Mark Yazaki, i quali proposero uno zodiaco a 13 segni, che però non ha mai ottenuto un riconoscimento astrologico ufficiale.

A risollevare la questione ci pensa adesso l’udinese Ivan Buttazzoni, studioso di astrologia e discipline esoteriche, con la pubblicazione del libro OFIUCO – Il tredicesimo segno dello zodiaco (BastogiLibri, 2020). Buttazzoni propone «un’Astrologia innovativa, che sappia svincolarsi dai dogmi della tradizione. Un’Astrologia metafisica e psicologica, estremamente sottile, che non escluda più il tredicesimo segno, ma sappia fare tesoro dei doni di conoscenza e comprensione che esso ci offre.» Una proposta, la sua, che sul fronte squisitamente astrologico trova una favorevole opportunità di discussione grazie all’ingresso nell’Era dell’Acquario, che, secondo i calcoli più accreditati, sarebbe ufficialmente avvenuto il 21 dicembre del 2020. Il concetto astrologico di Era – che ha un suo fondamento nel fenomeno della precessione degli equinozi dovuto alla rotazione dell’asse terrestre – si fonda su alcune credenze esoteriche, le quali suddividono la storia dell’umanità in dodici ere, tante quanti sono i segni zodiacali, ciascuna della durata di circa 2160 anni, che nel loro insieme costituiscono il cosiddetto Anno platonico di 25.920 anni. Diversamente dall’abituale successione dei segni zodiacali cui siamo abituati, le ere ad essi associate vengono calcolate in ordine inverso. Dalla prima, che è stata quella dell’Ariete, si è passati a quella dei Pesci, ormai conclusa, quindi a quella dell’Acquario appena iniziata, procedendo così a ritroso lungo lo zodiaco. Troviamo una teorizzazione teologica di questa costruzione concettuale in Gioacchino da Fiore, secondo il quale, a una prima Era del Padre, o dell’Antico Testamento, (che identifica l’ariete in Mosè che distrugge il vitello d’oro), è seguita quella del Figlio, o del Nuovo Testamento, (con il simbolo dei pesci che rimanda a Cristo), giungendo quindi a quella dello Spirito, o dell’Acquario, che secondo questa sua concezione trinitaria sarebbe l’ultima.

L’elemento acquatico, simbolo di purificazione e di rinascita, trova una sua evidente analogia nella figura del serpente, come scrive Buttazzoni nel suo libro: «Il rettile, e soprattutto il serpente, è collegato da sempre alla guarigione, alla rigenerazione, alla morte e alla rinascita fisica e spirituale. La capacità di cambiare pelle periodicamente, e riproporsi sempre giovane, eppure antico, è stata da sempre il simbolo della possibilità di guarire il proprio corpo fisico e produrre nuova vita.» Non a caso la figura del serpente è stata fin dall’antichità associata all’arte medica, dall’egiziano Imhotep, fondatore della medicina egizia, alle divinità Asclepio, presso i Greci, ed Esculapio, presso i Romani, tutti rappresentati o connessi al simbolo del serpente. Nella sua arringa di riabilitazione dell’Ofiuco, Buttazzoni non esita a sposare le ipotesi rettiliane avanzate dal giornalista britannico David Icke, secondo il quale «centinaia di migliaia di anni fa la razza extraterrestre dei Rettiliani mescolò il proprio DNA con quello dei terrestri», ritenendo che «è nell’Ofiuco che troveremo le tracce psicologiche, emotive e archetipiche di questa invasione e di questa dominazione.».

Al di là di queste più o meno plausibili congetture, resta il fatto che Ofiuco c’è, esiste in quanto costellazione baciata dal Sole, e il suo periodo va dal 30 novembre al 17 dicembre. L’introduzione di questo affascinante segno ricco di implicazioni psicologiche e spirituali nello zodiaco comporterebbe lo slittamento di tutti gli altri segni, e quindi una vera e propria rivoluzione sul piano astrologico. Ciò ci costringerebbe a mutare di segno la risposta alla domanda “Di che segno sei?”.

Gaetano Platania


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