IL RECUPERO DELL’EMOZIONALE | La spinta del desiderio tra procreazione, sesso ed eros

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di Giancarlo Serafino

 

Trovo orribile che nel terzo millennio si faccia ancora confusione tra procreazione e sessualità. È vero che per procreare l’atto sessuale è necessario ma non è l’unico metodo.

La procreazione come bisogno appartiene alla specie di tutti gli esseri viventi compreso l’uomo. La sessualità è invece qualcosa in più: “lo zuccherino” del Genio della Specie di Schopenhauer che spinge al coito: estro negli animali e desiderio nell’uomo. Col desiderio si complicano le cose: esso non esiste “puro” come potrebbe essere l’estro, ma è sempre misto ad altri bisogni, alcuni del tutto secondari, che lo colorano di diverse sfumature, non solo da individuo a individuo nelle diverse culture nello spazio e nel tempo, ma anche nello stesso individuo nel corso della sua storia esistenziale. I bisogni dell’uomo sono tanti, la maggior parte secondari  evolutisi con la storia dei costumi in ogni parte del mondo. Sulla combinazione tra questi bisogni e il desiderio sessuale è nata una storia dell’Eros: erotismo e sessualità quindi sono anch’esse categorie diverse che possono compenetrarsi o no: esiste tutta una scala di comportamenti che varia dall’erotismo più sofisticato senza bisogno di rapporto sessuale fino al più “crudo” atto senza erotismo. A questo punto allora possiamo chiarire ulteriormente le idee: procreazione (necessità della specie), sessualità (spinta del desiderio), erotismo (cultura del piacere del desiderio).

L’erotismo quindi segue la storia dell’uomo, dei suoi piaceri e desideri. La sessualità è sempre stata considerata una pulsione rivoluzionaria da tenere sotto controllo. Per far questo le classi dominanti, attraverso soprattutto le religioni, hanno cercato di “protocollare” sempre ogni attività erotica, privilegiando l’unico carattere naturale, quello procreativo, come espressione unica della sessualità umana. Qui nasce il grande paradosso della morale coercitiva contro Eros, poiché viene represso ciò che è proprio del desiderio dell’uomo per un bisogno, che pur coinvolgendolo non è specifico dell’individuo, ma espressione dell’economia della Specie. Le società repressive anti-sessuali hanno sempre anteposto l’economia della Specie all’Uomo come persona, prima che come individuo sociale.

Un’analisi puntuale su questo tipo della condizione umana la troviamo negli scritti di Wilhelm Reich (in La Rivoluzione Sessuale). Reich punta il dito sul fatto che si tende a rendere docili le masse reprimendo fin dalla nascita qualsiasi divagazione pulsionale nel bambino abituandolo più facilmente, da subito, all’obbedienza servile nella vita adulta, incanalato nella triste condizione di represso e frustrato. Non è questo il luogo di approfondimento delle tesi di Reich, ma certo è che la morale sessuale vittoriana così come si è sviluppata nell’Ottocento borghese è una morale di controllo esecutiva che tende a soffocare con ogni mezzo la sessualità creativa propria dell’Eros.

L’atto procreativo una volta benedetto e santificato è stato incorniciato nella patina dell’amore monogamico. L’amore romantico è anch’esso una invenzione borghese del XIX secolo: ben presto diventa ingrediente sempre più centrale per la formazione delle coppie, prima nelle classi alte della società, e poi come cultura diffusa nel corso del XX secolo ed in special modo dall’ultimo dopoguerra fino ad oggi (Francois de Singly). Nella cultura occidentale cristiana il matrimonio rappresenta quindi la sintesi di amore e sessualità a fini procreativi, pietra miliare per la famiglia e quella che viene definita la “normalità”. In ultima analisi tutto ciò che è fuori dal matrimonio è anormale e non tutte le manifestazioni amatorie sono consentite all’interno del matrimonio. Incapsulati da questa cultura per tutto il Novecento la dicotomia tra ciò che è normale e ciò che è anormale si è allargata a forbice. In realtà l’Amore è un concetto così universale che è il mastice dell’Universo e non ha bisogno di vincoli per essere riconosciuto.

La confusione tra Amore e Attrazione è così stretta che neanche dopo le mini rivoluzioni culturali del ’68 e femministe è stata dipanata. Al contrario di quel che si pensa, l’Amore non è selettivo e si possono amare tanti mondi e cose contemporaneamente e variegatamente, mentre l’Attrazione lo è, anche se profondamente instabile: anche quando si è attratti da più oggetti realizziamo un vantaggio di ricaduta  affettiva, solo se concediamo il cuore volta per volta (anche con  più relazioni contemporanee c’è il prescelto). Sgomberata anche questa palude concettuale, potremmo cominciare a sospettare che la cosiddetta normalità non abita come prerogativa nel matrimonio, non è piedistallo dell’amore e della coppia, ma piuttosto è costruita dall’attrazione.

Dare dei connotati sicuri al concetto di Attrazione non è facile, è come definire la luce: è onda elettromagnetica o ‘quanti’ di fotone? Dipende da quale punto scientifico si guarda. L’Attrazione è energia che già Freud aveva individuato col nome di Libido, ma restringendola solo al movimento della pulsione sessuale. Le filosofie orientali già conoscevano i due poli dello Yin  e dello Yang come fonti di energia che abbracciano ogni cosa della natura. Anche il nostro Reich aveva scoperto che esiste un’energia così ampia che è il motore di ogni attrazione che chiamò Orgone. Si dice che quando si è attratti si è folgorati (innamoramento) e se le cose stanno così deve essere tutto sostanzialmente vero. Se volessimo lambiccarci le meningi per sapere da dove proviene, qual è la sua fonte originaria dovremmo immaginare che esiste un Principio del  Piacere (non quello freudiano) da cui per emanazione si sviluppa l’attrazione. Il Principio del Piacere è dunque il Principio che sostanzia tutte le cose, perché l’esistere dell’Universo e di ogni vita racchiusa in esso è nel Piacere del vivere nella ciclicità del continuo espandersi e restringersi nell’Universo stesso e l’Attrazione ne irradia l’energia, come i raggi con il sole.

La domanda a questo punto è: cos’è normale o anormale in questo irradiarsi continuo di energia? Forse che l’eterosessuale è più normale del bisessuale e questi più dell’omosessuale? Quale valore possono avere ancora questi termini sia in senso assoluto che relativo? Nel Taoismo lo Yin e lo Yang è vero che rappresentano anche i poli maschile-femminile, ma questo è nel tutto del ritmo dualistico che è il respiro dell’Universo. L’Attrazione, dunque, non solo irradia la vita, ma ogni rapporto che prende vita da una reciproca compensazione; ogni incontro o rapporto che accende energia di Attrazione deve cercare un equilibrio “quantico”.

La molteplicità di attrazioni a cui siamo sottoposti volta per volta ci insegna dall’esperienza che cercavamo ‘qualcosa’ che ci riequilibrasse! Vedremo in seguito che dove si fallisce in questo, per altre distonie, nascono le vere anormalità che sono crimini contro la vita e la natura da cui proviene tutto. Il variare delle attrazioni secondo un principio di continuo riequilibrio credo abbracci tutta la gamma di possibilità che l’esistenza ci porta. L’autonegazione di attrazioni ‘diverse’ porta a nevrosi e ossessioni sociali pericolose come l’omofobia e il razzismo in generale. Fa paura uscire dagli schemi ottocenteschi in cui si è incapsulati perché non si hanno strumenti culturali e di intelligenza per venirne fuori. Al contrario si rafforza una bizzarra idea di virilità e si rafforza il maschilismo per sentirsi protetti in una società che può apparire minacciosa per il loro fragile ‘squilibrio’ a cui sono aggrappati per sopravvivenza. L’ingannevole verità degli omofobi.

Già  Kinsey, nella storica ricerca sulla sessualità umana negli anni ’50, aveva precisato che da una scala da 0 a 10  non  esiste l’eterosessuale o l’omosessuale puro ma solo dei punti intermedi di più o meno verso il basso o l’alto. Questo sfatò quantomeno la convinzione che l’orientamento sessuale fosse un dato di nascita o peggio una malattia. La ricerca di due studiosi (Bolino – De Deo), circa “Il sesso nelle carceri italiane”, come fenomeno di approcci sessuali tra uomini, poi ripreso in tanti di quei film a sfondo carcerario, mi portò alla riflessione che non c’era niente d’innato (non agiva Il Principio della Specie) ma tutta l’azione era dettata dal Principio del Piacere che, per quanto grezzo si manifestasse in quella realtà particolare, risultava abbastanza significativo per dire che comunque il bisogno di accedere/scambiare/integrare l’energia individuale con altre energie di compensazione per il proprio riequilibrio emozionale non poteva essere reclusa! Niente di nuovo che non si fosse visto negli eserciti e nei seminari.

Il valore di questa lettura va oltre, perché il maschista, per giustificare a se stesso quella che avvertiva come una ‘anomalia’, cercava di scegliere detenuti più ‘effeminati’ per mantenere comunque un ruolo attivo. Chiaramente non potevano avere la giusta comprensione di quello che si cercava e tutto si giustificava con uno sfogo sessuale, in cui non solo vi agiva pulsione e attrazione (nella scelta) ma anche bisogno di dominio, di sicurezza e quant’altro di quel “misto” di altri bisogni di cui parlavo prima. Sapere che dei ‘sciupafemmine’ da liberi si trasformino nelle carceri in ‘sciupamaschi’ dà più valore alla scala di Kinsey. Se dunque non esiste una normalità classica cosa esiste? Bisognerebbe innanzitutto togliere dal dizionario tutti quei termini di distinzione di orientamenti solo fittizi: etero/bisex/omo non significano niente in una società che cerca ancora la luce! In tempi passati parlavo di un orientamento “multidirezionale” ma anche questo mi pare che etichetti ciò che non è  etichettabile: l’emozione altro non è che il “consumo” dell’attrazione, la fiamma che si è accesa e che può diventare incendio con la passione. In sintesi “l’emozionabile” deve essere la misura della vera normalità nella vita.

Che cos’è l’emozionabile? Un breve ritorno a quelli che sono i bisogni primari dell’uomo (bere, mangiare, dormire, difendersi) e della specie (procreare) non porta a niente di emozionabile se non  da quello che è nell’involucro culturale: per fame mangio tutto, per piacere mangio  con gusto. Insomma c’è modo e modo (culturale) per rispondere ad un bisogno primario. Ritengo il desiderio sessuale un bisogno intermedio tra la spinta del procreare (della  specie) e la spinta del piacere: un bisogno di ricerca di  “espirare” energia e di “inspirarla”. Da questa necessità energetica nasce la storia dell’erotismo: Eros diviene un bisogno secondario, però con tutto il peso che hanno i bisogni primari. Eros è un insieme di spinte che conducono all’emozionale. Ogni desiderio erotico porta con sé la scia di altri desideri dell’Io, tra di loro indistinguibili: una corda con intrecci di desideri di diverse sfumature: sentirsi amati e desiderati, amare e possedere ed essere posseduti, dominare e soggiacere, perdere o rafforzare l’identità personale e di genere, ecc.

Tutto ciò che è emozionabile come il far sesso (scambio di energie) è il pretesto pulsionale che li accende tutti. Vediamo, infatti, che nei vari comportamenti sessuali v’è qualche spinta (sentita come desiderio) dominante sulle altre che determina equilibrio o squilibrio nel rapporto (l’esempio più facile nel rapporto sado-maso colorato dal desiderio di dominare/soggiacere ricavando piacere dal provocare/ricevere sofferenza). Dal grado di colorazione si può stabilire quanto equilibrio/squilibrio esista nel rapporto che va dall’innocente ‘mordicchiamento’ a pratiche pericolose (si ricordi Ecco l’impero dei sensi di Oshima). Ma in tutto questo se l’aspetto distonico non è mortale e volutamente condiviso non vi è niente di anormale. In fin dei conti il far sesso è solo uno dei modi per ‘ricaricarsi’ di energia, quello privilegiato allo scambio; ma fare il trapezista o uno sport estremo lo è altrettanto come fare il tifo o godere della natura, piaceri emozionabili soprattutto come autoricarica e non come scambio.

Non bisogna dimenticare che il Tutto è energia e ogni cosa che appare “reale” altro non è che un flusso di energia ‘captata’ come materia dai sensi grazie ad un ritmo vibrazionale basso che ci rivela e non ci fa ‘scomparire’ come i raggi di una bicicletta in velocità. In tutto questo fluire niente veramente muore e tutto si rinnova nel respiro cosmico come un battito cardiaco continuo ma mai identico. Diciamo che ad ogni battito dell’Universo si verifica una fluttuazione tra vita e morte. Ogni orgasmo segna questo momento di plateau di crescita e perdita per una diversa sintesi emozionale. Bataille aveva sintetizzato benissimo questo punto: l’orgasmo si manifesta come morte individuale e il soggetto/oggetto in quell’istante è totalità «nella forma di colei che nell’amplesso ne è lo specchio in cui noi stessi veniamo riflessi». In ogni orgasmo la morte è l’interfaccia di Eros. Non esistono morti ed orgasmi identici, esiste solo il divenire costante delle multiformi sintesi. L’orientamento come lo si vede volgarmente è solo una variabile per sperimentare nella fusione energetica la ‘piccola morte’ che porta con sé il desiderio. Il processo di attrazione, come si è visto, è solo la pietra focaia con cui accendere la pulsione emotiva che deve manifestarsi come vera e propria esistenza di un quanto psichico che all’apice sperimenta la convulsione del passaggio vita/morte. Non esiste più distinzione tra soggetto e oggetto ma solo un comune intento di piacere: accendere un abat jour nel firmamento.

L’erotismo in quanto arte d’amare, non è il desiderio grezzo, ma una evoluzione culturale in orizzontale e verticale nel mondo e nel tempo. Se il desiderio grezzo è una spinta pulsionale, l’erotismo risponde a tanti bisogni secondari dell’Io, a cominciare dalla bellezza. Il concetto di bellezza lo si evince dalle sue numerose variabili, sia come esperienza diretta sia come forma sublimare. La bellezza è ovunque, bisogna solo saperla cogliere: è in un paesaggio, nel musetto di un animale, nella farfalla, nella venere di Milo, nei bronzi di Riace, quindi nella natura e nelle anatomie umane, ma è anche una forma di pensiero che sublima e accende luce. Ci piace amoreggiare in riva al mare, ‘trasmutare’ il partner in una divinità olimpica, vedere il cielo in una stanza, trasformare riso e pianto in una ascesa e agonia del piacere. Più la bellezza preforma gli amanti, più Eros diventa raffinato; la carica del desiderio potenziata dalle altre cariche dell’Io ne prende la connotazione più insita all’evoluzione psichica e culturale di quell’Io. Va sempre tenuta, in ogni valutazione, comunque, una scala di comportamenti che va dal desiderio quasi grezzo alla sublimazione più completa. Ma niente di ciò rientra nell’anormale. Neanche quando i bisogni di contorno si manifestano come cariche distruttive non vi è niente di anormale e di pervertito.

La perversione vera e propria è una distorsione più generale della psiche individuale e mette in gioco una volontà di potenza nefasta. Godere dell’assassinio e della necrofilia, praticare lo stupro e la pedofilia, ledere e uccidere per piacere animali e tutto ciò che è contro la vita e la volontà dell’altro è perversione. Per il resto, son tutti legittimi quei giochi solitari o condivisi che non danneggiano i partner. In alcuni è solo uno spostamento di virgole o di accenti: esibizionismo, voyerismo, feticismo, coprofilia, urolagnia, ecc, possono essere, da un punto di vista estetico, bizzarre o ripugnanti. Dal punto di vista delle ‘necessità spostate’ dell’Io pienamente legittime.

Invece bellezza e creatività si sposano nell’Arte: in tutte le sue forme, ogni creatività parte dallo stesso impulso di Eros e Thanatos: ogni atto creativo presuppone una nascita e una morte dell’impulso che ha dato origine alla carica e alla scarica emozionale proprio come un orgasmo. Nell’arte c’è la necessità dell’Io di ricomporsi sotto diverse forme sia dal punto di vista figurativo, di pensiero e di movimento. Dipingere, danzare, poetare sono solo modi esplicativi in cui l’Io ha posto il proprio talento. Non meraviglia affatto che nel campo artistico storicamente vi siano sempre stati comportamenti e orientamenti sessuali molto più liberi e dinamici. L’artista  è forse più direttamente in connessione con l’energia vitale, meno filtrato da morali restrittive e punitorie; deve essere interiormente libero per dar vita a elementi che da pensieri e movimenti inerti diventino essenze vive e cariche di energia positiva. Chi vive nell’arte tende a sviluppare la propria vita e il proprio Eros come un’opera d’arte. Questa potrebbe essere per tutti noi, se non la regola, quantomeno la tendenza. Senza mai dimenticarsi degli impulsi intrecciati che dirigono, deviano o intralciano percorsi.

Giancarlo Serafino


Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 42 | autunno 2020

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