LA BARBARIE FUNZIONALE | Breviario per un confuso presente | di Corrado Augias

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di Maria Dente Attanasio

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 42 | autunno 2020

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Troppi cambiamenti, e tutti molto ravvicinati. Nel bene e nel male, scrive Augias, ci ritroviamo a dover fare i conti con una contemporaneità labile e destabilizzante dove tutto si sovrappone e nulla si sedimenta. «Viviamo anni rivoluzionari in cui scompaiono abitudini consolidate, canoni politici, riferimenti culturali ed etici che a lungo hanno dato fisionomia alla nostra civiltà.» La tecnologia galoppante (specie quella di questi ultimi due decenni) ha trasformato radicalmente l’antropologia di Homo Sapiens, influenzandone le dinamiche relazionali e più ancora il processo di formazione individuale. Da un lato i vantaggi – con un semplice click sullo smartphone possiamo accedere a servizi fino all’altro ieri inimmaginabili – e dall’altro, chiamiamoli così, gli inconvenienti. Il digitale ha letteralmente accorciato le distanze ridimensionando la grandezza del nostro pianeta.

Standocene comodamente a casa possiamo inviare e ricevere lettere, chattare, videochiamare, ordinare a domicilio  qualsiasi tipo di prodotto, partecipare a delle aste (tanto per comprare quanto per vendere), fare e ricevere bonifici, pagare bollette, giocare d’azzardo, visionare nel dettaglio una camera d’albergo prima di prenotarla, visitare virtualmente musei e luoghi di interesse, sorvolare con google maps ogni angolo della Terra, instaurare rapporti interpersonali con perfetti sconosciuti, generare notizie vere o false, votare, elargire consensi con un like, fare gli auguri a un vecchio amico con un emoticon, «rintracciare una fonte storica o letteraria, perfino un singolo verso, digitando poche parole su un motore di ricerca», fare lezione (la didattica a distanza in tempo di Covid19 ci ha regalato anche quest’esperienza), reperire in tempo reale ogni genere di informazione… l’elenco è lungo e in continuo aggiornamento. Uomini e donne del futuro avranno sempre meno ragioni per uscire di casa. Gli inconvenienti?

Tutto ha un prezzo, scrive Augias, se ci si lascia fagocitare dal «nuovo gioco planetario». Ogni nostro movimento sulla tastiera elargisce più o meno indirettamente una molteplicità di dati sulla nostra persona (preferenze, velleità, abitudini, debolezze, orientamenti politici… anche qui l’elenco è molto lungo), informazioni che (in barba alla tanto decantata privacy) vanno a nutrire ghiottissimi database. Facile immaginare quali agghiaccianti conseguenze potrebbero derivare da un uso improprio di questo immenso archivio; si legga a tal riguardo il saggio di Shoshana Zuboff Il capitalismo della sorveglianza.

Viviamo in un «confuso presente», un tempo fluido e incerto, abbagliato dalle grandi innovazioni e sempre meno disposto a guardarsi indietro. Sembra che improvvisamente il passato non abbia più niente da insegnarci, che non susciti più fascino né mistero. La svalutazione del culturale – della letteratura in primis – è il dato di fatto più eloquente e allarmante. Se a guardare sono tanti, a leggere sono davvero rimasti in pochi. I più recenti dati OCSE sull’Italia descrivono un quadro imbarazzante: sempre più giovani affetti dal cosiddetto analfabetismo funzionale e sempre più adulti «regrediti rispetto alle competenze giovanili».

L’italiano medio, in altre parole, non legge. Non ne avverte l’esigenza e, quand’anche l’avvertisse, faticherebbe non poco a capire il senso di quello che sta leggendo. «Capisco che oggi molti giovani abbiano poca voglia di leggere – sulla carta quanto meno. I grandi capolavori della letteratura ottocentesca, che permettono di sondare la natura umana meglio delle scienze cognitive, richiedono un impegno di qualche giorno per essere letti – troppi, per la velocità alla quale corre un giovane del XXI secolo. Guardare è tanto più semplice, compresa la visione per interposto telefonino o tablet. (…) Una cultura sta cedendo il posto a un’altra, e com’è sempre avvenuto per ogni cambiamento, ci saranno guadagni e perdite.» La capacità di soffermarsi – di nutrire un interesse, di approfondire, di provare un autentico stupore – non è propriamente una virtù delle nuove generazioni, più inclini alla velocità, al consumo, alla compiaciuta estemporaneità. Figli di un’economia sempre più globalizzata, fruitori di musica smaterializzata e digitalizzata, testimoni di «drammatiche migrazioni» e «nuove epidemie», questi giovani italiani sono imputabili solo di un’educazione mancata (famiglia e società stanno raccogliendo ciò che hanno irresponsabilmente e deliberatamente seminato).

La via d’uscita, precisa Augias, non è la demonizzazione di internet e derivati, mezzi portentosi e meravigliosi se usati con giudizio; la sola bussola che possa farci deviare dallo smarrimento va ricercata necessariamente nelle illuminanti lezioni del passato, nella grande letteratura e in tutto ciò che Homo Sapiens ha fatto di buono per costruire un presente vivibile e un futuro degno di chiamarsi tale. Il nuovo, immemore del vecchio, non va al di là di un orizzonte ristretto. «Se diamo al termine barbari il significato di chi con vigore semiconsapevole distrugge ciò che incontra sostituendolo con una cultura e una vita nuove, possiamo dire che i barbari sono arrivati.» Un breviario per decifrare e affrontare questo straniante presente – con riflessioni che attingono ora da Petrarca, ora da Montaigne, ora da Spinoza – non può che tornarci utile. Augias ci offre una fotografia impietosa di questi nostri tempi incolti ma, con accorato ottimismo, da intellettuale militante e buon divulgatore qual è, ci indica anche l’unica vera via percorribile: continuare ostinatamente a trasmettere i grandi esempi del luminoso passato, seminare la vera cultura ovunque e in chiunque (non solo nei giovanissimi), «prima che tutto finisca travolto da un nuovo mondo, come presto o tardi certamente avverrà.»

Maria Dente Attanasio


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