NELLA BOCCA DEL LUPO | Un certo Paul Darrigrand | un romanzo di Philippe Besson

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di Marco Castelli

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 40 | autunno 2019

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La scrittura di Besson è chiara, chiarificatrice, e in più passaggi richiama la limpidezza di Marguerite Duras. In Un certain Paul Darrigrand lo scrittore francese ripercorre un anno cruciale della sua giovinezza, un anno d’amore e di dolore, insieme vivificante e debilitante. La narrazione, sospesa tra autobiografia e finzione letteraria, scioglie gradualmente i nodi di una relazione passionale che si interrompe sul più bello, proprio quando a prendere il sopravvento non è altro che la nuda e indifesa felicità.

L’incipit è estremamente efficace, quasi cinematografico: il rinvenimento casuale di una vecchia fotografia. L’immagine ritrae un gruppo di giovani in vacanza sull’isola di Ré. Philippe si riconosce a stento. Sono passati tanti anni. Al suo fianco distingue subito la sagoma di un giovane dai folti ricci bruni. È Paul Darrigrand. Pensava di aver rimosso, dimenticato, e invece ora si ritrova a dover fare i conti con la complessità di quel ricordo. La mente torna indietro, e tutto riaffiora con prepotente tenerezza. Bordeaux, autunno 1988. Lui aveva ventun anni e Paul ventiquattro. Il primo incontro nei corridoi dell’università. Gli sguardi. Un riconoscersi e un avvicinarsi timido e graduale, un contatto senza filtri, «ben prima che le app degli smartphone cominciassero a servire carne fresca su piatti d’argento.» L’amore irrompe, totalizzante, tutt’altro che mera attrazione fisica, ma il legame sin dall’inizio sembra destinato a dover oscillare a oltranza tra il desiderio e lo sgomento. Questo perché Philippe è pacificato, mentre Paul no. Il problema è che Paul ha già una moglie, Isabelle, e non sa come gestire ciò che gli sta accadendo. Esige segretezza, riservatezza, è lui a dettare le regole e a dirigere il gioco. Philippe, dal canto suo, comprende subito che deve adattarsi, aspettare, non pretendere nulla. È innamorato, ma soprattutto soggiogato. Ne Le Gangsters di Hervé Guibert legge: «Un giorno nella mia vita comparirà un uomo, che sarà una trappola.» Paul Darrigrand ha tutti i connotati dell’enigma. Umorale, scostante, imprevedibile, ma al contempo fedele e rassicurante. Philippe non riesce a venirne a capo. Se avesse letto per tempo il Libro d’ombra di Tanizaki – era stato lo stesso Paul a consigliargliene la lettura – avrebbe capito con largo anticipo tanti aspetti della sua personalità. «E in effetti, nulla descrive meglio Paul Darrigrand del concetto di chiaroscuro (…) a volte mi sembra che affiori qualcosa, quando il suo sguardo scuro si fa d’un tratto splendente, diventa un lampo che sembra esitare tra il desiderio e il dolore.» Se Philippe è il ritratto della trasparenza, Paul è la quintessenza dell’ombra. «Se voglio essere onesto devo ammettere che sapevo, così, di andare a mettermi nella bocca del lupo. E, in fondo, non è esattamente ciò che volevo?» Tutto si complica quando Paul gli presenta sua moglie. Philippe è destabilizzato perché deve mentire, reggere il gioco, non tradirsi. La relazione prosegue, gli incontri sono sporadici ma il legame cresce, si rafforza. «E di sicuro ciò che ci lega sin dall’inizio è ancora intatto: il suo potere su di me.»

Paul Darrigrand incarna la fuggevolezza e l’intensità della passione amorosa, unitamente ad un’incompiutezza di fondo e a una sottesa impossibilità. Segnerà Philippe nel profondo, portandolo alla convinzione «che nell’altro resterà sempre qualcosa d’ignoto, di segreto, di non rivelato.» Un certain Paul Darrigrand è il racconto di un amore inespresso, frenato, intermittente. Solo a distanza di anni Philippe ne comprenderà le ragioni profonde. Nel momento in cui lo vive, però, non può fare altro che subirlo, adattarsi, accontentarsi. Nello stesso frangente dovrà fare i conti anche con una misteriosa e debilitante malattia del sangue. «E così, cadrò ammalato subito dopo essere inciampato nell’amore.» Agito da queste due forze – l’enigma Paul Darrigrand da una parte e le cure mediche invasive dall’altra – Philippe tiene duro affidandosi all’ineluttabilità del destino. La guarigione lo coglie quasi di sorpresa (lasciandogli solo una brutta cicatrice sul petto), e così anche la decisione di Paul di interrompere la relazione. Per cancellare l’errore, per risolvere il problema, per debellare definitivamente il male, Paul Darrigrand sceglie la strada più semplice: confessa tutto a sua moglie. Lo fa con la sicurezza di un’assoluzione, e difatti la ottiene. Prima di farlo però bacia la cicatrice del suo amato, un bacio d’addio e insieme un’ammissione d’impotenza. Confessa per chiudere la storia, confessa perché non ha gli strumenti e il coraggio di vivere un amore così grande. Sceglie vigliaccamente l’ordine posticcio (Isabelle) al caos deliberato (Philippe), dolorosamente consapevole che «confessare la vergogna può assicurare il perdono», ma non certo la felicità. «E sì, la paura della felicità esiste.»

Paul Darrigrand è semplicemente un omosessuale che non si accetta (tutto il suo enigma sfuma nella banalità della non accettazione). Philippe lo capirà rincontrandolo molti anni dopo. Leggerà nei suoi occhi tutta la frustrazione causata da quella scelta. Ma indietro non si torna. Con Un certo Paul Darrigrand (Guanda, 2019, traduzione di Marcella Uberti-Bona), Philippe Besson si riconferma uno dei più interessanti scrittori francesi contemporanei. Ad avvincere è in primo luogo la nuda sincerità del suo linguaggio, capace di scandagliare le ragioni più profonde che muovono le azioni umane.

Marco Castelli


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