GIUSTO IL TEMPO DI UNA CANZONE | Soyuz 10 | il nuovo album di Mario Venuti

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di Pietro Valgoi

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 40 | autunno 2019

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Il cantautore siciliano Mario Venuti ha presentato alla stampa la sua ultima fatica discografica con queste parole: «…Ho un desiderio. Vorrei istituire la giornata mondiale dell’immodestia, un giorno all’anno in cui ci si possa spogliare della finta umiltà. E dire che un disco così, oggi, è veramente raro per eleganza, raffinatezza, ricerca musicale, armonica, testuale.»

Nato nel 1963 da madre napoletana e padre messinese Mario Venuti trascorre l’adolescenza tra la natia Siracusa e Messina, e successivamente si trasferisce a Catania (attivissima fucina musicale). Dal 1982 al 1990 vive la sua prima intensa stagione con il gruppo dei Denovo, al fianco di Luca Madonia; con i Denovo incide ben quattro album e un EP. Il debutto da solista arriva nel 1994 con l’album Un po’ di febbre, trainato dal singolo Fortuna. Un pentagramma, quello di Venuti, fin dall’inizio aperto alle contaminazioni tra rock, pop, tradizione cantautorale e sonorità d’oltrefrontiera. Due anni dopo arriva il secondo album Microclima, contraddistinto da sonorità sudamericane. Del 1998 è Mai come ieri, un lavoro decisamente più intimista (nel brano omonimo duetta con la catanese Carmen Consoli). Del 2003 è Grandimprese con la fortunata hit Veramente e la cover Monna Lisa di Ivan Graziani; seguirà un repackaging contenente il brano Crudele (presentato al festival di Sanremo 2004) e la bellissima Per causa d’amore in duetto con Patrizia Laquidara (un brano già edito nel 2003 nel disco della Laquidara Indirizzo portoghese). Nel 2005 Venuti scrive Echi di infinito per Antonella Ruggiero, un piccolo capolavoro, forse la sua canzone più bella. Nel 2006 partecipa a Sanremo con il brano Un altro posto nel mondo e pubblica il quinto album in studio Magneti. Nel 2008 è ancora a Sanremo con A ferro e fuoco (contenuta nel Greatest L’officina del fantastico). L’anno dopo duetta con Battiato in Spleen#132, contenuta in Recidivo. Seguono L’ultimo romantico (2012), Il tramonto dell’occidente (2015) e Motore di vita (2017).

Con Soyuz 10 (Mescal, 2019) il cantautore siciliano ci regala il suo decimo album in studio. Soyuz in russo significa “incontro”, qual miglior titolo per un album che si compone quasi prevalentemente di canzoni d’amore. Il numero 10 è solo un riferimento alla sua decima emissione discografica da solista. L’idea del titolo, che indirettamente sembra alludere alla famosa navicella spaziale sovietica, è scaturita in realtà dalla marca del microfono utilizzato in sala registrazione. Le dodici tracce dell’album, di compiaciute sonorità pop, si profilano, spiega Venuti «alla stregua di viaggi interstellari e mondi che si incontrano». Avvicinamenti, collisioni, ricerca di una felicità e di una pacificazione. «Manda via dal cuore la mia solitudine e facciamo il viaggio avventuroso dell’esistere / verso un altro pianeta che alla fine ci salverà» canta nella delicatissima Il mondo con i tuoi occhi.

Insieme ai due lavori precedenti Il tramonto dell’Occidente (disco che riflette sul tema della ragione) e Motore di vita (disco sulla corporeità), Soyuz 10 chiude una sorta di trilogia “ragione-corpo-cuore”. È il cuore, infatti, il vero protagonista di questo album. Cuore come sede dell’istinto e della spontaneità, cuore come scrigno emozionale e memoriale. Sono temi che ritroviamo in Ciao cuore, brano con eleganti sonorità reggae, diffuso in rete con un videoclip (regia e animazione di Roberto Bladi).

Apre il disco Il vaso di Pandora, un brano che denuncia la crescente e straniante invasività della tecnologia. «Milioni di anni fa me ne andavo allegro sopra gli alberi, ma avevo già il presentimento che sarei stato schiavo di un computer…» Segue la trascinante Il pubblico sei tu, «un inno motivazionale, un invito a cercare in sé stessi la risposta, guardarsi allo specchio e cercare la nostra vera identità, fuori da tutti i condizionamenti.» Nel video de Il pubblico sei tu compare Giuseppe Cimarosa, figura bandiera dell’antimafia.

Tutte le tracce sono inedite a eccezione di Nostalgia del futuro; si tratta di un brano composto da Venuti nel 1996, inciso da una cantante brasiliana (Brazilian Love Affair Project) col titolo Saudade do futuro. A distanza di oltre vent’anni Venuti decide di riproporlo in versione italiana, un’originale bossanova con orchestrazioni curate da Tony Brundo. Se nel disco precedente prevalevano compiaciute sonorità elettroniche, qui invece tutto è coraggiosamente suonato con strumenti veri, senza impiego di Proo-Tools e computer. Tra i brani più riusciti c’è sicuramente L’essenza, quasi un omaggio alle atmosfere di Battiato: «…L’ultimo raggio che si perde all’imbrunire, un vento caldo all’improvviso che ricorda l’Africa. Una tempesta, una preghiera, una chitarra elettrica, ed un sospiro amplificato per una moltitudine. Sei l’essenza di ogni cosa, la mia perduta immagine…»

Punta di diamante del disco è la delicatissima e trasognata Il tempo di una canzone «…La notte viene il giorno va, come noi che non ci incontriamo mai… La luna viene il sole va, ed è in quell’attimo che noi ci amiamo, giusto il tempo di una canzone» Gli arrangiamenti vagamente orientaleggianti (e con echi alla Rufus Wainwright, artista molto amato da Venuti) conferiscono al brano un’atmosfera sospesa e atemporale. Con la sua vocalità pulita e ispirata Venuti è sempre dentro al pezzo, partecipe, complice, mai meramente esecutivo. Soyuz 10, prodotto insieme a Pierpaolo Latina, riconferma ampiamente il suo impegno ormai trentennale nella musica d’autore.

Pietro Valgoi


Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 40 | autunno 2019

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