PURA PROPORZIONE | PALLADIO | Lo spettacolo dell’architettura | un film di Giacomo Gatti

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di Claudio Zamboni

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 39 | estate 2019

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Il film Palladio non si offre come un semplice documentario storico sulla vita del celebre architetto veneto. È strutturato come un viaggio di istruzione tra Europa e Stati Uniti, con protagonisti un insegnante di architettura e i suoi alunni. Palladio è quasi un pretesto per aprire una riflessione profonda e problematica sull’architettura contemporanea e sul potere (politico, economico, culturale) che, nel corso dei secoli, ha vestito di volta in volta se stesso attraverso il medium architettonico.

Per il suo homage ad Andrea Palladio il regista milanese Giacomo Gatti si è avvalso della consulenza scientifica dell’architetto Gregorio Carboni Maestri. Prodotto da Francesco Invernizzi, patrocinato dalla Thomas Jefferson Foundation e dalla Landmark Trust, il film è stato girato tra Italia, Belgio e Stati Uniti con il coinvolgimento della Columbia University di New York, della Yale University di New Haven, dell’Università della Virginia di Charlottesville e della Facoltà di Architettura di Bruxelles. Il film, che mescola bene documenti reali e fiction, vanta un cast d’eccezione. Tra gli interpreti: gli storici dell’arte britannici Kenneth Frampton e Charles Saumarez Smith, l’architetto americano Peter Eisenman, Louis P. Nelson (Professore di Architettura all’University of Virginia), lo storico britannico Caroline Stanford, Antonio Foscari (professore di Storia dell’Architettura presso l’Università Iuav di Venezia), Fabrizio Magani (Soprintendente SABAP Verona, Rovigo e Vicenza), gli architetti italiani Gregorio Carboni Maestri, Francesco Doglioni e Alberto Torsello, Christian Malinverni (proprietario e gestore di Villa Godi Malinverni), l’esperta di architettura Alexandra di Valmarana e, non ultimo, il grande storico dell’arte Lionello Puppi (una vera autorità in materia di Palladio). Non a caso il film è dedicato proprio a Lionello Puppi.

Molte riprese sono state girate a Villa Saraceno (Finale di Agugliaro, Vicenza), progettata da Palladio nel 1548 ed edificata entro il 1555. Da trent’anni la villa è proprietà della fondazione no-profit britannica “The Landmark Trust”, che si è fatta carico della sua completa ristrutturazione. Tutto il racconto si snoda su un dialogo aperto tra studiosi (custodi della memoria storica palladiana), una nutrita rosa di studenti americani (e di Bruxelles) ed i restauratori italiani. Il fenomeno maggiormente preso in esame è quello del palladianesimo, ovvero quell’enorme influenza che Palladio ha esercitato fuori dai confini nazionali. Il montaggio mostra tutte le analogie e le corrispondenze tra le fabbriche originali palladiane – Palazzo Chiericati, Loggia del Capitaniato, Teatro Olimpico, Basilica di Vicenza, fino alle chiese (Il Redentore e San Giorgio Maggiore a Venezia) e alle celebri ville (dalla già citata Villa Saraceno a Villa Pojana, Villa Capra, Villa Trissino, Villa Godi, Villa Barbaro ecc..) – e le sorelle acquisite nel corso dei secoli come la Casa Bianca, il Campidoglio e la Corte suprema degli Stati Uniti d’America di Washington DC, la Borsa di New York e il Campidoglio di Richmond… (tutti edifici che oggi sono tesori del patrimonio Unesco).

Il film mostra come l’eredità di Palladio, tramandata nero su bianco con un ricchissimo corredo grafico ne I Quattro Libri dell’Architettura (1570), lungi dall’esaurirsi in una mera rievocazione della Grecia classica, abbia goduto di una straordinaria second life grazie alle traduzioni in francese, olandese e inglese. È il modello palladiano della villa, più di ogni altro, a influenzare menti progettuali grandiose come quelle di un Thomas Jefferson (terzo Presidente degli Stati Uniti d’America); la sua tenuta di Monticello (progettata da lui stesso nel 1768 presso Charlottesville, Virginia) è un raro gioiello di palladianesimo. Nel film l’insegnante cerca di trovare la chiave giusta per trasmettere la lezione palladiana ai suoi alunni distratti. Troverà la risposta nella poetica stessa di Palladio, in quel suo aver saputo intercettare il cambiamento nelle esigenze della committenza del tempo.

Alla metà del ‘500 i proprietari sono ormai scesi dai colli alle pianure; la villa che Palladio offre loro non ha più bisogno di fregiarsi di obsoleti attributi feudali come torri o fossati. La Repubblica garantisce sicurezza. La villa palladiana, anti-gotica sotto ogni aspetto, si fa veicolo di una ritrovata classicità in armonia con il contesto agrario. Reduce dai viaggi di studio a Roma, finanziati dall’umanista suo protettore Giangiorgio Trissino, Palladio perviene all’agognato equilibrio perfetto tra antico e moderno: le sue fabbriche vibrano di una linearità pura, di una sobrietà monumentale, leggere ma al tempo stesso possenti, in aperto dialogo con il giardino e l’elemento naturale. La villa è insieme fattoria, organismo autonomo non finalizzato al mero svago. Il suo modello, spiega il film, non è mai tramontato ma continua a rivivere. Occorre però saperlo cogliere attraverso una rinnovata consapevolezza e conoscenza storica. Le voci autorevoli degli studiosi, che nel film di Gatti sono chiamate a intonare un coro, operano in questo senso. Lo scempio edilizio odierno testimonia quanto sia importante, oggi più che mai, rispolverare con ogni mezzo la lezione dei maestri.

La fotografia, curata da Massimiliano Gatti e Marco Sgorbati, valorizza al meglio l’equilibrio luci-ombre che caratterizza il linguaggio architettonico di Palladio. Proiettato a maggio nelle sale italiane, il film (distribuito da Magnitudo Film) uscirà a breve in formato dvd. Nel 2010 Andrea Palladio è stato dichiarato dal Congresso Usa il “padre dell’architettura americana”.

Claudio Zamboni


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