MANUS TURBARE | Chi si tocca muore | Un trattato contro la masturbazione

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di Marco Castelli

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 39 | estate 2019

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Tutto ciò che attiene alla sfera sessuale ha sempre avuto un ché di problematico per il genere umano. È un complesso antico, particolarmente gravido di implicazioni e mai del tutto superato. Ripercorrere la storia della sessualità vuol dire innanzitutto ripercorrere la storia dell’umanità; riconoscere e riconoscersi in quel primigenio linguaggio universale che da sempre investe e plasma sotto ogni aspetto il nostro comportamento, il nostro vivere sociale, le nostre relazioni. Ripercorrere la storia della sessualità vuol dire anche ripercorrere la storia del nostro corpo, e di come questo è stato percepito e vissuto nelle diverse epoche. Corpo che si diletta e trae piacere nell’innocenza dei suoi naturali istinti, ma anche corpo considerato un campo di battaglia tra forze contrapposte; corpo stigmatizzato, censurato, posto sotto accusa, oppresso e ridotto al silenzio sotto il giogo di disumani dogmi religiosi e ideologie politiche. Corpo quindi da difendere da un potere viepiù invasivo.

E il sesso in tutto questo? Il sesso è sempre stato croce e delizia per l’uomo: non costituisce soltanto una mera forma di piacere, né tanto meno un’attività che abbia come fine esclusivo la riproduzione della specie (come per molti secoli le varie religioni hanno preteso di ridurlo). Ogni nostro agire è, dopo tutto, un atto sessuale. E in quell’atto stanno racchiusi la nostra storia personale, le nostre basi culturali, la nostra forza, ma anche le nostre fragilità. Ben riteniamo che l’atto sessuale propriamente detto abbia luogo attraverso la relazione con l’altro da sé. In quel reciproco darsi ci si mette a nudo l’uno con l’altro; si ripristina la nostra uguaglianza, la nostra animalità. C’è però sempre qualcosa di insoluto e di insondabile nella sessualità di ogni persona; qualcosa che può talvolta non emergere nemmeno all’interno di una ben consolidata relazione e di un’intesa sessuale apparentemente perfetta. Quel “qualcosa” può in molti casi trovare rappresentanza solo nel nostro incondivisibile intimo; quel “qualcosa” si focalizza – e il più delle volte si esaurisce – nell’atto del masturbarsi. Ecco perché la masturbazione può dirci molto di più su ciò che sessualmente siamo e desideriamo; essa è, innanzitutto, una relazione che intratteniamo con noi stessi. Ritenerla una mera pratica di autoerotismo, agita come soluzione di ripiego a una carenza di rapporti sessuali, sarebbe riduttivo tanto quanto il liquidarla come una semplice “sveltina”.

La masturbazione è senza dubbio la pratica sessuale più comunemente esercitata, e con ogni buona ragione anche la più fedele interprete del nostro sentire più vero. Ci sono sensazioni, percezioni e desideri che emergono solo in questo solitario contatto; un rapporto esclusivo e fugace, ma anche una passione che può divampare arrivando a coinvolgere ignari e insospettabili altri. Una passione bilocativa, immune da ogni freno inibitorio o forma di pudore, raramente scalfita da un lieve senso di colpa. Come ogni cosa che attiene all’esperienza umana, anche intorno alla masturbazione molte credenze e teorie sono fiorite nel corso dei secoli. Volgendo uno sguardo al passato è possibile intercettare miti, leggende, aneddoti, ma anche una cospicua produzione artistica e letteraria che se ne è occupata; ora per sublimarla o ritualizzarla, ora per condannarla o limitare gli effetti nefasti che si riteneva producesse.

Nella Parigi del 1830 venne stampato presso il libraio ed editore Jean-Marie-Vincent Audin un curioso libercolo dal titolo Le livre sans titre; fatto ancora più curioso, oltre a essere senza titolo il libretto era anche senza autore. Può darsi sia stata proprio quest’aura di mistero a farne la fortuna; ebbe infatti varie edizioni e una vasta diffusione popolare. Alexandre Wenger dell’Università di Ginevra, nel curarne la moderna edizione francese scrive: «Quando ci si imbatte in Un livre sans titre nel fondo d’una biblioteca, ci si affretta a consultarlo. Un bel titolo, e questo lo è, aguzza la curiosità. Quale terribile segreto, che compromettente verità, quali pruriginose immagini si può sperare di scoprire?» Ma se invece di un’astuzia editoriale si fosse trattato più semplicemente di una pudica precauzione? Oggetto della pubblicazione era infatti proprio la masturbazione, un vizio forse ritenuto talmente segreto e indecente da non osare nemmeno nominarlo in copertina. In effetti il libro fa la sua comparsa proprio nel momento storico in cui vigeva la massima condanna della masturbazione da parte della comunità scientifica. Paradossalmente, in quel periodo, lo stigma religioso verso questa pratica venne sposato anche dalla medicina, con toni se possibile ancora più veementi e allarmanti. Se prima la masturbazione costituiva uno tra i peccati più gravi, ora rappresentava un vero e proprio pericolo per la salute.

A cavallo tra il XVII e il XVIII secolo le teorie mediche brancolavano ancora nel buio; non essendo ancora avvenuta la scoperta della batteriologia, molte di quelle malattie che oggi chiamiamo veneree non avevano ancora né un nome né una chiara origine. I medici del tempo, trovandosi nella necessità di dover fornire diagnosi e trattamenti ricorrevano allora a teorie che, per quanto ingenue e rudimentali possano apparire oggi, erano le uniche alle quali potevano dare credito. In materia sessuale uno dei teorici più influenti dell’epoca fu lo svizzero Samuel Auguste David Tissot, che nel 1760 pubblicò L’onanisme, libro che trattava specificamente il problema della masturbazione e che grazie all’enorme diffusione e alle varie traduzioni divenne per molti medici dell’epoca il principale riferimento a carattere scientifico. Tissot, le cui teorie convinsero pure luminari del calibro di Kant e Voltaire, sosteneva che la masturbazione fosse una malattia debilitante, al punto da poter provocare persino la morte. Dalla eccessiva perdita di “olio essenziale” (come lui definiva lo sperma), poteva derivare una moltitudine di mali, come la riduzione della forza, della memoria e della ragione; disturbi nervosi, della vista e dell’appetito; gotta, reumatismi, mal di testa e sangue nelle urine; nonché la compromissione degli organi genitali. L’autorevolezza di cui godeva Tissot era tale da non far dubitare nessuno circa la bontà di queste sue tesi, né tra i membri della comunità scientifica né tra l’opinione pubblica in generale, sebbene fossero del tutto prive di supporto scientifico.

È in questa cornice interpretativa che si inserisce il Livre sans titre, in cui trovano conferma i timori legati all’insana pratica masturbatoria. L’ignoto autore del libretto è uomo dotto che dimostra di possedere una certa conoscenza della fisiologia del corpo umano; è ben documentato sulle più “moderne” teorie mediche del suo tempo e ha letto sia il trattato di Tissot sia quelli di molti altri illustri medici. Potremmo avanzare l’ipotesi che fosse egli stesso un medico, sebbene nell’introduzione si presenti come un “Administrateur des prisons”, ossia un direttore di carceri; la trattazione prende infatti spunto dall’osservazione che egli fa su dei giovani reclusi. Il libro, concepito come un manuale «destinato ai giovani, e ai padri e madri di famiglia», si apre con un primo capitolo in cui si introduce il tema, si danno degli avvertimenti sul suo utilizzo in famiglia, e si forniscono anche dei consigli «sui mezzi per combattere direttamente il vizio quando già esiste» e quelli «utili a prevenirlo o ad attenuarne l’intensità». Dopo la contemplazione di un bel adolescente nel “fiore di salute” si passa quindi alla dettagliata descrizione dei vari mali derivanti dal suo “vizio solitario”, la masturbazione, nel progressivo processo di deperimento che lo conduce fino alla morte. La sequenza in quattordici brevi capitoli accompagnati da altrettante illustrazioni ad acquerello, sembra voler tracciare una sorta di Via crucis le cui stazioni sono costituite da ciascuno dei mali descritti: Consunzione della colonna vertebrale; Dolori di stomaco; Infiammazione degli occhi; Astenia e prostrazione; Sonno disturbato, incubi; Caduta dei denti; Versamenti di sangue; Alopecia; Vomito; Sbocco di sangue; Pustole per tutto il corpo; Febbre e pallore; Rigidità del corpo; Morte. La quindicesima stazione è La tomba, dove l’anonimo fustigatore contempla il giovane “suicida” mentre giace sconfitto in preda ai vermi che si disputano le sue spoglie.

Compiendo un balzo di quasi due secoli Le livre sans titre giunge ora in Italia con il titolo Chi si tocca muore, nella bella edizione di Piero Manni con introduzione di David Riondino  destinata a diventare una vera chicca per bibliofili. Il testo dell’anonimo francese, nella traduzione curata dallo stesso editore salentino Piero Manni, è accompagnato dalle fedeli riproduzioni delle raccapriccianti illustrazioni originali, ma ciò che dà valore aggiunto al libro è l’interessante excursus storico – anche questo curato dal Manni in persona – in Appunti per una storia della masturbazione. L’autore-editore ci dà così modo di riflettere su come quella della masturbazione sia «la storia della percezione culturale di tale comportamento sessuale attraverso i secoli e i millenni» mostrandoci come questa percezione si sia man mano modificata, da «una iniziale accettazione scevra da valutazioni morali, che semplicemente accoglieva le pulsioni naturali dell’uomo», passando per una «severa condanna etica, come peccato contro natura» sostenuta dalle varie religioni, e dalla convinzione che «provocasse grave malessere fisico e malattie mortali» fatta propria dalla medicina, fino «alla odierna indifferenza etica che la considera scelta personale nell’ambito dei gusti sessuali».

L’ambivalente rapporto che abbiamo sempre avuto con la masturbazione si rivela anche nella sua incerta etimologia, che per alcuni deriverebbe dalla combinazione di manus e stuprare, quindi con un’insita connotazione negativa, mentre per altri da manus e turbare, ossia “agitare, scuotere con la mano”, limitandosi così a descrivere semplicemente l’azione compiuta. Ed è un viaggio curioso e divertente quello in cui ci accompagna Manni con i suoi appunti, da quando a masturbarsi erano i faraoni egizi, in segno di riconoscenza verso il dio Atum-Ra, capace, con le generose eiaculazioni delle sue masturbazioni, di generare le Enneadi e di alimentare le piene del Nilo, passando per i Padri della Chiesa, le dispute in materia sessuale tra cattolici e protestanti, gli sviluppi della scienza medica che dall’iniziale condanna hanno man mano portato a una rivalutazione della masturbazione a scopi terapeutici, fino a giungere ai nostri giorni. Tra gli aneddoti più curiosi troviamo quello di un tal John Harvey Kellogg, il quale, contrario a ogni attività sessuale e «convinto che la carne e gli alimenti molto saporiti sollecitassero le pulsioni sessuali» inventò per questo un cibo leggero, celebre in tutto il mondo come Kellog’s Corn Flakes. Che dire di più? Non ci resta che augurare al lettore una buona e “pruriginosa” lettura.

Marco Castelli


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