SIGNORE, RENDIMI PURO | Tutto l’orrore delle Terapie Riparative in un memoir di Garrard Conley

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di Massimiliano Sardina

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 39 | estate 2019

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Quando, nel 1973, la American Psychological Association (APA) depatologizza  definitivamente l’omosessualità dall’alveo delle malattie mentali, l’organizzazione fondamentalista cristiana Love in Action (LIA) reagisce aprendo una struttura a San Rafael (California) per curare le persone LGBT dalle loro diaboliche inversioni. La prima grottesca conferenza dei cosiddetti ex-gay si svolge nel 1976 ad Anaheim, sempre in California; i sessantadue intervenuti fondano l’organizzazione Exodus International, strettamente legata alla LIA. Nel ’77 uno dei membri, Jack McIntyre, si toglie la vita. Nel frattempo l’organizzazione si espande attraverso Exodus Europe (1982), promuovendo le aberranti terapie riparative nei Paesi Bassi, in Portogallo e finanche in Australia e Brasile; sul finire degli anni Ottanta Exodus arriva a mietere vittime anche nelle Filippine e a Singapore. Nel corso degli anni Novanta la cricca Exodus-LIA è ormai una fiorente industria dell’odio, con ben duecento comunità religiose sparse negli Stati Uniti. La prima conferenza di Exodus Latinoamérica si svolge in Ecuador nel 2000. In breve tempo sorgono affiliazioni anche in Cina, India, Indonesia, Malesia, Taiwan e Sri Lanka. Nel 2003 la LIA mette in atto il cosiddetto “programma Refuge”, finalizzato a riparare i guasti sessuali di giovani e adulti. La discesa agli inferi del diciannovenne Garrard Conley ha inizio nel 2004. Boy Erased è il sofferto e lucido resoconto di questa terribile esperienza. Nelle note iniziali si legge: «Vorrei che tutto questo non fosse mai accaduto, ma a volte ringrazio Dio che lo sia.»

Garrard Conley nasce nel 1985 a Cherokee Village, una piccola cittadina dell’Arkansas, in una famiglia di fede battista missionaria. Nei primi diciotto anni della sua vita va in chiesa tre volte alla settimana ed è indotto a credere all’interpretazione letterale della Bibbia. Suo padre, titolare di una concessionaria, è uno zelante pastore battista sempre in cerca di nuovo gregge per il suo ovile, destinato a una brillante carriera di predicatore missionario in tutti i pulpiti dello Stato dell’Arkansas. Fanatico fondamentalista, passava ore su internet alla ricerca di indizi dell’imminente Armageddon, convinto che ogni incidente o sciagura nel mondo fosse collegato alle predizioni estrapolate dai sogni di San Giovanni nel Libro della Rivelazione. Ripeteva sempre che l’unica speranza della comunità battista in vista della Fine del Mondo era che il Paese dichiarasse la propria fedeltà a Gesù prima della Seconda Venuta. «Da quando mio padre aveva ricevuto la chiamata per diventare predicatore, la sua vita aveva pervaso tutte le storie di famiglia. Era un uomo importante, sia in città che all’interno della nostra comunità, e questo oscurava qualsiasi altra cosa sapessimo di noi. Io ero Suo Figlio. Mia madre era Sua moglie.»

Educato fin dalla più tenera infanzia ai rigidi dettami biblici, cresciuto in un’atmosfera sì amorevole ma al contempo impregnata di un deliberato plagio psicologico, Garrard entra in una crisi esistenziale profonda quando, poco più che adolescente, prende gradualmente consapevolezza della sua natura omosessualità. La sua identità più intima non gli appare in alcun modo conciliabile con quell’educazione religiosa che pure avverte come una parte ineliminabile di sé. Cerca di innamorarsi di Chloe, una ragazza appartenente alla comunità battista, ma inutilmente. «I sentimenti che non riuscivo a provare per lei dovevano necessariamente essere un effetto collaterale della mia immaturità.» Vagheggia di sperimentare con lei un rapporto sessuale, nella speranza di tramutarsi «se non in etero, almeno in una persona capace di interpretarne la parte.» Il dissidio interiore lo getta nella prostrazione. La situazione precipita quando la famiglia scopre il suo imperdonabile segreto. E sì che, come tutte le famiglie, anche i Conley sapevano ma fingevano di non sapere. La sua diversità era sempre stata palese. Il padre lo aveva sempre fatto lavorare d’estate nella sua concessionaria d’automobili per forgiarlo e trasformarlo «nel prototipo del purosangue del Sud, così da compensare le mie palesi inclinazioni intellettuali ed effeminate.» Dopo il coming out arriva l’ultimatum: andarsene (dalla famiglia e da tutta la comunità battista, Dio compreso) o accettare di curarsi. Garrard ha solo diciannove anni e non ha strumenti per difendersi. Trattato in famiglia «come un pezzo fuori posto delle porcellane della nonna», null’altro che «una macchia su un’unione matrimoniale altrimenti perfetta», Garrard accetta perché sente di non avere altra scelta. Accetta perché i precetti religiosi che hanno violentato gli anni più indifesi della sua formazione gli remano contro facendolo sentire sbagliato, malato, impuro. Accetta perché si fida dei suoi, e perché da sempre è abituato a obbedire. Un figlio omosessuale: poteva esserci una peggior onta per la sua famiglia? Cosa ne sarebbe stato della carriera di suo padre? Garrard prega: «Farò qualsiasi cosa pur di cancellare questa parte di me.» Crede di poter cambiare, crede di poter guarire. La sua fede è sincera, incondizionata.

Accompagnato dalla madre Garrard raggiunge la struttura di Love in Action (LIA) a Memphis, un edificio candido «che si presentava come una simulazione del paradiso». Qui si sarebbe sottoposto a una Terapia di “riorientamento sessuale”, un programma (in dodici step) per purificarsi, conquistarsi il perdono e diventare infine un ex-gay. Il logo-insegna della LIA, un triangolo rosso capovolto con al centro un cuore bianco, mancante, gli preannuncia l’imminente “processo di cancellazione”. «Il cuore era un buco, come se per guarire bastasse tagliarlo via.» Per mesi Garrard avrebbe condotto una doppia vita, dividendosi tra l’Università e le sedute di terapia riparativa. Il suo ingresso alla LIA tranquillizza la famiglia, speranzosa di riabbracciare un figlio tutto nuovo, mondato d’ogni impurità. Nel frattempo alla cerimonia di ordinazione del padre a “predicatore battista missionario” convergono membri importanti dell’Associazione Battista Missionaria Americana. Giungono devoti da tutto l’Arkansas per rendere omaggio a «il nuovo Pietro, il nuovo Paolo, colui la cui incrollabile integrità morale avrebbe indicato la retta via ai battisti, stimolato una rinnovata fede nell’infallibilità della Bibbia, mondato il gregge da molte complesse questioni che di recente avevano iniziato ad appestarlo. Questioni come il divorzio, la convivenza e, soprattutto, l’omosessualità.»

Alla reception della LIA Garrard è invitato a consegnare ogni effetto personale, compreso il suo inseparabile taccuino. Garrard scrive racconti, sogna di diventare uno scrittore, ma alla LIA non c’è posto per la letteratura come per ogni altra secolare emozione umana. Il programma di riparazione mirava innanzitutto alla spersonalizzazione, previa cancellazione d’ogni inappropriatezza. Lo avrebbero indotto ad assumere uno stile «più consono agli etero, il classico stile alla uomo primitivo esausto che andava fortissimo nelle cittadine del Sud come la mia.» Un consulente gli porge un Manuale di 274 pagine. Tutte le regole per guarire sono scritte lì. Sono i passi del castigo che dovrà compiere per redimersi. Primo Passo: «Ammettere di avere torto», diventare consapevole della propria iniquità, della propria corruzione. Garrard siede in semicerchio con altri pazienti, anche loro lì per guarire, per purificarsi. Signore, rendimi puro, prega Garrard dentro sé recitando un mantra. La seduta è stile Alcolisti Anonimi, con i dottori che invitano i pazienti a elargire confessioni pubbliche. Attraverso un apposito “Eserciziario delle Dipendenze” tutti sono costretti a condividere il loro crimine e a riconoscere le loro colpe. La violenza psicologica è sottile ma al tempo stesso spietata. Ogni seduta equivale a un’iniezione di vergogna. Settimana dopo settimana Garrard è indotto a sentirsi sporco, perverso e depravato, null’altro che un errore da correggere, un ragazzo da cancellare. «…la terapia riparativa si faceva strada dentro di me, prendeva possesso del mio corpo (…) mi sommergeva, mi riempiva completamente e finivo per sentire, vedere, respirare solo lei.» Il Manuale contemplava inoltre la pratica periodica del cosiddetto Inventario Morale (IM): «Ogni sera ero esortato a concentrarmi solo ed esclusivamente sulla mia empietà. Ogni sera dovevo trovare nel mio passato un esempio di comportamento peccaminoso, scriverne con profusione di dettagli, condividerlo con il gruppo e affidarmi a Dio affinché mi assolvesse.» Signore, rendimi puro.

Garrard studia il Manuale, si illude di poterne trarre beneficio, ma rimpiange «la bellezza delle relazioni caotiche e complicate di cui leggevo sui libri.» I consulenti esortavano i pazienti a individuare le False Immagini (FI), tutto ciò che di allettante e peccaminoso offriva il mondo. Garrard perde rapidamente venti chili, entrando quasi in anoressia. Può leggere la sua sofferenza anche negli occhi degli altri, vittime come lui di quell’abominio compiuto nel nome di Dio. «Era la paura della vergogna, oltre a quella dell’inferno, ciò che in realtà ci tratteneva dal toglierci la vita.» Tutto si riduce al seguente comun denominatore: se l’omosessualità è demoniaca allora le terapie riparative sono torture esorcistiche benedette da Dio. «…vergogna e rabbia si davano battaglia dentro di me riempendo spazi che avevo lasciato liberi per l’amore, diffondendosi sotto la pelle come lividi invisibili. (…) Forse era quello il prezzo da pagare per entrare nel Regno dei Cieli: dovevi ripulirti da tutte le idiosincrasie, non porre alcun falso dio di fronte a Lui, diventare un pezzo d’argilla facilmente plasmabile…» Garrard riesce a salvarsi in tempo. Apre gli occhi non grazie alla Bibbia ma grazie alla Letteratura. Nel suo memoir non si limita a denunciare quanto ha dovuto subire, ma con cristiana generosità si sforza di comprendere le ragioni che hanno spinto la famiglia a cercare per lui una cura.

In nome del diritto educativo e della libertà religiosa queste pratiche abominevoli stanno tornando prepotentemente in auge. Fanatici pastori battisti come Jerry Falwell si sgolano dai loro pulpiti condannando l’effeminatezza in toni militareschi, e dando la colpa del terrorismo all’omosessualità e alla permissività della cultura contemporanea. In giro ci sono persone come Mike Pence (vicepresidente degli Stati Uniti) e Tony Perkins (presidente del Family Research Council e membro di spicco della comunità evangelica americana), che sostengono apertamente le terapie di conversione. Non dimentichiamo che tra gli anni ‘50 e ‘60 la conversione si otteneva attraverso lobotomie ed elettroshock. Le torture psicologiche, come testimoniato in Boy Erased, sono altrettanto letali. Dal 2012 LIA ha mutato il nome in Restoration Path e continua a seminare odio. Signore, rendili puri.

Per Garrard la fuga dalle terapie riparative coincide con una riappropriazione di sé e con un allontanamento dalla fede. «…Ma dov’era Gesù durante il mio periodo a Love in Action?» Sono più di dieci anni che Garrard non sente la voce di Dio. «Quello che mi è capitato mi ha reso impossibile parlare con Dio, credere in una versione di Lui che non sia carica di disprezzo. Sono stati i miei consulenti a portarmeLo via (…) E se anche ormai non credo più nell’inferno, continuerò sempre a fare i conti con la paura di finirci.»

Garrard Conley è un sopravvissuto della terapia riparativa. Boy Erased ha segnato il suo esordio come scrittore. Appassionato attivista per i diritti LGBT, oggi Garrard Conley vive a New York con suo marito. Qui in Italia il memoir è stato pubblicato da BLACK COFFEE, nella traduzione di Leonardo Taiuti. BLACK COFFEE è un progetto editoriale dedicato alla letteratura nordamericana contemporanea; ospita autori esordienti, voci fuori dal coro e opere inedite o ingiustamente dimenticate con particolare attenzione alle realtà indipendenti più coraggiose. Il libro ha ispirato l’omonimo film diretto da Joel Edgerton.

Massimiliano Sardina


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