MARIA GAETANA AGNESI | Una scienziata santa nella Milano dei Lumi

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di Claudio Zamboni

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 38 | marzo 2019

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Quella di Maria Gaetana Agnesi è una storia esemplare che ci spinge ad andare oltre la semplice ammirazione per il personaggio. Nel corso della sua vita è stata filosofa e matematica, mistica e benefattrice, ricca rampolla e misera derelitta; la sua è perciò una storia fatta di biforcazioni, di tanti potenziali destini, ma soprattutto di scelte, tanto quelle indotte, quanto quelle autonome; le une e le altre vissute con assoluto rigore e determinazione. Tra il piegarsi all’altrui volontà o il seguire le proprie inclinazioni, Maria Gaetana volle sperimentare entrambe le opzioni, per poi liberamente decidere del proprio destino. Un destino teso tra i due estremi, apparentemente inconciliabili, della fede e della ragione, che vide scienza e misticismo cristiano sgorgare da una sorgente comune e formare un tutt’uno inscindibile.

Maria Gaetana Agnesi nasce a Milano il 16 maggio 1718 da Pietro e Anna Brivio, entrambi figli di ricchi commercianti della seta. Dopo di lei il padre avrà altri venti figli, da tre mogli, di cui solo l’ultima riuscirà a sopravvivergli. Pietro è un uomo che riflette in parte la mentalità del suo tempo; lo dimostra non soltanto con la virile prepotenza, con l’avidità di denaro e di riconoscimenti, ma anche orientando tutte le sue aspettative verso Giacomo Gaetano, che in quanto primo dei figli maschi avrebbe ereditato le sue sostanze e portato avanti il nome della famiglia. Ma a casa Agnesi il genio brilla nelle donne, e ben presto il capofamiglia dovrà rendersene conto. Ossessionato dalla scalata sociale, Pietro, la cui famiglia era ricca ma non nobile, tenderà ogni sforzo per guadagnarsi un proprio posto all’interno dell’aristocrazia milanese; perciò, seguendo l’esempio di molti borghesi arricchiti, aveva acquistato un feudo a Montevecchia e con esso il relativo titolo nobiliare. In tempi in cui la ricchezza si misurava non soltanto con il denaro e i possedimenti, ma anche con la cultura, presso le famiglie facoltose era d’obbligo esibire un certo culto del bello; rientrava in quest’ottica anche la frequentazione di personaggi illustri nel campo del pensiero e delle arti, destinati, essi stessi, a essere fatti oggetto di ostentato prestigio sociale.

Nella nascente età dei Lumi ogni famiglia aristocratica che si rispetti tiene dunque nel proprio salotto degli incontri accademici, in cui illustri ospiti discutono di politica, di filosofia e di nuove scoperte scientifiche. Pietro non volle certo essere da meno, e nel suo sontuoso palazzo di via Pantano dà vita a una sua “accademia”, in cui ospiti fissi sono diversi docenti universitari e personaggi di spicco. Presto il suo divenne uno dei salotti più ambiti di Milano, e la ragione di tanta fama era data proprio dalla primogenita di casa Agnesi, Maria Gaetana. Questa rivela fin dalla più precoce età straordinarie doti di memoria e apprendimento: impara infatti il francese dalla governante e il latino dalle lezioni che venivano impartite al fratello, semplicemente da ciò che riesce ad ascoltare mentre gioca per casa. Visto l’insuccesso negli studi da parte del figlio, Pietro intravede nella figlia un potenziale che va incoraggiato e perciò decide di aprirle la via degli studi, ingaggiando per lei i migliori precettori. Fu questa una sua dote di grande lungimiranza, ma anche un coraggioso atto di rottura con la mentalità del tempo.

L’albeggiare dell’Illuminismo suscitava una vivacità intellettuale foriera di nuove idee; cominciava a farsi strada quell’ideale egualitario che avrebbe dato l’avvio al lento e progressivo processo di emancipazione delle donne. Nelle Accademie si discuteva circa l’opportunità di estendere l’istruzione, fino allora appannaggio degli uomini, anche a loro. Ma ancora troppo ben radicata era la cultura maschilista che le relegava ai ruoli succubi di moglie e di madre, per i quali non era certo necessario studiare bensì avere buona dimestichezza nelle faccende di casa. La seconda opzione femminile era, altrimenti, quella di vestire l’abito monacale. Pietro Agnesi era stato tra i primi a cogliere lo spirito dei tempi nuovi e, noncurante del biasimo sociale, cercò di prospettare alle sue figlie più promettenti un futuro migliore di quello che le avrebbe viste mogli sottomesse ai loro mariti.

Maria Gaetana si dimostrò ben presto un terreno fertilissimo, in cui gli studi non tardarono a mostrare i loro frutti: a nove anni, di fronte a una platea di nobiluomini milanesi, professori delle scuole Palatine e letterati  recita, dopo averla tradotta dall’italiano al latino, un’orazione scritta dal suo precettore in difesa degli studi femminili. Ancora adolescente la si può ascoltare ammirati mentre si esprime con assoluta disinvoltura in varie lingue; traduce intere opere in latino, greco, italiano, francese e tedesco, e impara anche l’ebraico. Viene perciò soprannominata “l’Oracolo settilingue”. All’età di diciannove anni intraprende gli studi di filosofia, dimostrando anche qui grande duttilità e vivacità di pensiero: man mano che avanza nei campi dell’etica, dell’ontologia, della cosmologia, della logica, della metafisica, della fisica, della biologia e della meteorologia ne sfoggia gli esiti ai salotti accademici organizzati dal padre. Summa di questo periodo e testimone del suo grado di penetrazione nel dibattito scientifico del tempo, è l’opera  Propositiones Philosophicae (1738), consistente in 191 tesi su vari argomenti dello scibile umano, che nel primo Settecento costituivano l’oggetto della riflessione filosofica, partendo dai presocratici fino a Cartesio, Newton, Woolf, Leibniz e Malebranche. Quest’opera le guadagna ampia stima negli ambienti intellettuali dell’epoca, tanto che molti illustri autori si spingono a sottoporle le proprie opere prima di darle alle stampe.

Dopo la filosofia sarà la volta delle scienze matematiche, da lei reputate quelle che «ci conducono sicurissimamente a raggiungere la verità e a contemplarla, della qual cosa niente è più piacevole». Frutto di questo suo ancora più appassionato percorso di studi che lei vive come un “divertimento” sono i due volumi delle Istituzioni analitiche ad uso della gioventù italiana (1748). Magnificamente da lei stessa illustrata, l’opera si offre come un compendio universale di tutte le più recenti intuizioni matematiche, affrontando in special modo il calcolo infinitesimale, in quel momento molto conteso tra i due fondatori, Leibniz e Newton. Maria Gaetana persegue con quest’opera un fine prettamente didattico, raccogliendo in modo scrupoloso tutti gli studi che si trovano in varie pubblicazioni sparse per il mondo, organizzandoli sapientemente in modo da risultarne un’esposizione chiara ed esaustiva, e infine traducendo il tutto in lingua italiana per agevolarne una maggiore diffusione e comprensione. Per il suo allestimento tipografico pretese di seguire personalmente il lavoro di composizione, costringendo lo stampatore Richichi a trasferire i propri torchi a casa sua. Fu questa un’operazione culturale e di divulgazione scientifica senza precedenti. Man mano che le Istituzioni analitiche circolano nelle più prestigiose Accademie europee, la fama dell’Agnesi cresce a dismisura, guadagnandole numerosi riconoscimenti: l’Accademia delle scienze di Parigi attesta che «non si erano ancor vedute apparire in lingua alcuna delle istituzioni d’analisi che potessero condurre gli studiosi così presto e così lontano nella comprensione»; l’Accademia della Crusca trae da quest’opera il lessico dei termini matematici da inserire nel proprio Dizionario; i più importanti fogli di stampa specialistica la recensiscono e ne riportarono degli stralci. A ciò si uniscono in ordine sparso gli elogi di intellettuali, aristocratici ed ecclesiastici; tra cui la dedicataria dell’opera, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, che la ringrazia inviandole preziosi doni, ma anche il papa Benedetto XIV, che oltre ai gioielli le conferisce l’incarico di pubblico lettore di Matematiche presso l’Università di Bologna.

Maria Gaetana, di temperamento molto schivo, non si lasciò mai esaltare da tutti questi lusinghieri riconoscimenti, e non accettò nemmeno di rivestire l’incarico universitario offertole dal papa. Le Istituzioni analitiche verranno intanto tradotte in francese e inglese, mentre lei passerà alla storia come una delle più grandi matematiche di tutti i tempi. In questo clima di grande esaltazione nessuno però immagina quel che Maria Gaetana desideri realmente; nessuno, guardando a questa ricca fanciulla dotata di straordinario ingegno, può sospettare che siano altri, e di ben diversa natura, i richiami che da sempre la spingono ben lontano da questo dorato Olimpo. Oltre la sfavillante cortina della Milano salottiera, c’era il mondo anonimo della povertà, popolato da una massa di individui resi indistinti dalla più cruda miseria; affamati, ammalati, derelitti, tutti abbandonati al loro triste destino, sottomessi e ridotti al silenzio dallo strapotere e dall’indifferenza dei ricchi. Maria Gaetana è la che si sente chiamata; in lei c’è un’innata vocazione che la spinge a voler servire il prossimo, e a stare accanto agli ultimi, perché in questi vedi riflessa l’immagine di Cristo. Già ai tempi degli studi filosofici aveva manifestato al padre il desiderio di volere entrare in convento, ma questi si era opposto fermamente. Lei ubbidì, a condizione di poter «vestire semplice e dimesso, di recarsi ad ogni suo arbitrio in Chiesa, e di totalmente lasciare i balli, i teatri e i profani divertimenti». Si era inoltre in più occasioni schierata in difesa della dottrina cattolica, del culto della Madonna e dei Santi, con uno zelo che sembrava stridere in una persona di scienza come lei.

Quando il padre viene a mancare, nel marzo 1752, quel «fortunoso accidente toglie di mezzo l’impedimento, Maria Gaetana rende interamente pubblico quel sistema di vita nascosta alla quale si sentiva inclinata e intraprende in forma secolare la vita monacale che aveva desiderato», scrive il biografo Antonio Francesco Frisi. Trasforma la propria casa in un ricovero per ammalati e si dedica a numerose opere di carità, per far fronte alle quali vende tutti i suoi averi, compreso i gioielli e il corredo, finché non si riduce a chiedere l’elemosina bussando ai palazzi di quelle facoltose famiglie che prima l’acclamavano e ora le chiudono la porta in faccia. Nel 1771 le viene offerto di dirigere il reparto femminile del Luogo Pio Trivulzio, dove si dedica strenuamente alla cura materiale e spirituale degli infermi. Medita sulle Sacre Scritture e sulle opere dei Padri della Chiesa, e man mano che in lei si accresce l’ardore mistico va deperendo il suo corpo, reso ormai irriconoscibile dalla trascuratezza e dalla malattia. Muore nella sua stanza del Trivulzio il 9 gennaio 1799 e viene sepolta in una fossa comune. Delle varie opere spirituali scritte negli ultimi anni della sua vita, ci è giunto soltanto il manoscritto de Il cielo mistico: un canto a due voci, quella della sposa del Cantico dei Cantici e quella della “sposa dei poveri” sulla via delle sue nozze mistiche con Cristo. Maria Gaetana Agnesi fu anche questo: una mistica, una santa che mise in atto senza riserve il messaggio evangelico. Radicale come in tutto il resto, matematica anche nella fede.

Claudio Zamboni


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