LA VOCE DELLA NOSTRA GIOVINEZZA | Non mentirmi | Il nuovo romanzo di Philippe Besson

Read Time4 Minutes, 29 Seconds

LA VOCE DELLA NOSTRA GIOVINEZZA

Non mentirmi | Il nuovo romanzo di Philippe Besson (Guanda, 2018)

di Massimiliano Sardina

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 37 | dicembre 2018

SFOGLIA LA RIVISTA

 

Barbezieux è una piccola cittadina sperduta tra le distese di vigneti della Charente, al confine della Dordogna, distante circa trenta chilometri da Angoulême. È qui, in questo puntino che a fatica si rintraccia anche sulle cartine più dettagliate della Francia, che Philippe Besson sceglie di ambientare il suo ultimo romanzo Arrête avec tes mensonges (Non mentirmi, Guanda, 2018, traduzione italiana a cura di Leila Beauté). La storia, sospesa tra meta-autobiografia e finzione narrativa, si snoda in tre fasce temporali che partono dalla metà degli anni Ottanta per arrivare fino ad oggi. I protagonisti sono Thomas Andrieu, un ragazzo tenebroso e taciturno, e lo stesso Philippe Besson (l’autore e l’io narrante). Frequentano entrambi l’ultimo anno al Lycée Élie Vinet di Barbezieux, ma in classi diverse. Philippe, più attratto dai libri che dallo sport, è figlio di un preside; Thomas appartiene invece a una famiglia contadina di Lagarde-sur-le-Né.

È pieno inverno quando, lungo i corridoi e in cortile, i loro sguardi si incrociano per la prima volta. Philippe osserva con trepidante palpitazione l’oggetto del suo desiderio, ignaro d’essere a sua volta osservato. «Sono attraversato da un desiderio a senso unico. Da un impulso destinato a rimanere incompiuto. Da un amore non ricambiato. Lo sento, questo desiderio, che mi formicola nel ventre, percorre la spina dorsale. Ma devo trattenerlo di continuo, comprimerlo per non renderlo visibile agli occhi degli altri. Perché ho già capito che il desiderio è visibile.» Philippe era consapevole della sua diversità fin dall’età di undici anni. Quei giochi segreti con l’amichetto Sébastien gli avevano dischiuso un mondo. Ora, a diciassette anni compiuti, non vedeva «nulla di male nel farsi del bene». Con Sébastien aveva provato piacere e proprio non riusciva a concepire che questo piacere potesse, per altri come lui, essere associato a una colpa. Magari alla clandestinità sì, dato il contesto fortemente provinciale, ma non a un senso di colpa o di vergogna. Questa differenza, percepibile all’esterno, lo aveva reso bersaglio negli anni di continui insulti e denigrazioni. «… Vedo i gesti effeminati che scimmiottano in mia presenza, i movimenti leziosi delle mani, gli occhi al cielo, i pompini mimati.» Si era guadagnato «una certa fama» nel microcosmo di Barbezieux, ma tanto da lì un giorno se ne sarebbe andato per continuare gli studi a Bordeaux e andare incontro a una vita brillante. Per sopravvivere aveva imparato a mimetizzarsi, a non esporsi più di tanto. «Viltà? Forse. Un modo per proteggermi, di sicuro. Eppure non cambierò strada. Non penserò mai: è sbagliato; oppure: avrei fatto meglio a essere come gli altri; oppure: mentirò per farmi accettare. Mai. Resto fedele a ciò che sono. (…) Fiero.» Dunque, il cortile della scuola, e Philippe che non ha occhi che per lui, «… il ragazzo longilineo e distante, che non parla, che si accontenta di ascoltare gli altri (…) senza neppure sorridere.» Ed ecco che, contrariamente alle aspettative, l’irraggiungibile si fa magicamente raggiungibile. Philippe non crede ai suoi occhi quando un pomeriggio Thomas gli si avvicina furtivamente per invitarlo ad un appuntamento segreto. È un amore, il loro, che può suggellarsi solo nella clandestinità, al riparo da tutti. Ma soprattutto, come Philippe non tarderà a comprendere, al riparo dalle paure di Thomas.

Alla folgorante intimità carnale fa da contrappeso la regola di doversi ignorare in pubblico. «C’è la follia di non potersi mostrare insieme. (…) Follia di non poter mostrare la propria felicità. Parola povera, vero? Gli altri dispongono di questo diritto, lo esercitano, non ci rinunciano. Li rende ancora più felici, li gonfia d’orgoglio. Noi invece siamo raggrinziti, repressi nella nostra censura.» È Thomas a stabilire le regole. La sua natura è molto diversa da quella di Philippe, non ne ha l’esuberanza, né la fierezza. Thomas non ha gli strumenti intellettuali ed emotivi del suo amato. Primogenito di una famiglia contadina, ha doveri ben precisi e un futuro già scritto. Philippe andrà via, lui resterà. E difatti l’idillio clandestino si interrompe bruscamente quando, finito il liceo, Philippe abbandona Barbezieux. Vent’anni più tardi, nella hall di un albergo di Bordeaux, Philippe Besson (divenuto con gli anni un apprezzato scrittore) conversa con una giornalista quando un’improvvisa apparizione lo riporta al passato. Non è Thomas Andrieu, ma suo figlio Lucas: la somiglianza è raggelante. Lo scrittore e il ragazzo stabiliscono subito un profondo legame, spinti dal bisogno di capirne di più su Thomas Andrieu, padre fuggente e amato fuggente. Emergerà la figura sfocata e meschina di un uomo che «si è nascosto per tutta la vita, si è mutilato per tutta la vita (…) nell’impossibilità di amare liberamente.»

Quella che magistralmente Besson rievoca nel meta-autobiografico Non mentirmi non è la storia di un amore interrotto, ma quella di un amore mancato. Nel 1984, in pieno boom Aids, queste due tipologie di diversi hanno imboccato direzioni opposte: Philippe ha scelto di dire la verità attraverso il filtro della letteratura, mentre Thomas ha scelto di mentire tout court sacrificando la sua stessa vita. Ma va da sé che, se scrivere è la capacità di mentire, allora hanno mentito entrambi.

Massimiliano Sardina

LEGGI ANCHE: 

UNA BUONA RAGIONE PER UCCIDERSI | Il nuovo romanzo di Philippe Besson


Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 37 | dicembre 2018

Copyright 2018 © Amedit – Tutti i diritti riservati

SFOGLIA LA RIVISTA

RICHIEDI COPIA CARTACEA DELLA RIVISTA

0 0

About Post Author

Rispondi

Next Post

CULTURE CLUB | Life | Il nuovo album di inediti dei Culture Club

Sab Dic 22 , 2018
CULTURE CLUB Life | Il nuovo album di inediti dei Culture Club di Lillo Portera Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 37 | dicembre 2018 SFOGLIA LA RIVISTA   Con l’album Life (Bmg, 2018) i Culture Club sanciscono la loro seconda reunion ufficiale. Già diciannove anni fa, nel 1999, la band britannica – formata da Boy George (voce), Roy Hay (chitarre […]
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: