LA TRUFFA DELLA DEMOCRAZIA | La democrazia non esiste. Critica matematica della ragione politica

Posted on 8 ottobre 2018

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LA TRUFFA DELLA DEMOCRAZIA

La democrazia non esiste. Critica matematica della ragione politica

di Salvo Arena

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 36 | settembre 2018

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La nostra è una vera e limpida democrazia o piuttosto una subdola e malcelata dittatura? Tutto sta a cosa si intenda per democrazia, che letteralmente significa “governo del popolo”. Un termine che si presta sia a un’interpretazione attiva, ovvero è il popolo il soggetto che governa, sia passiva, lì dove il popolo diventa invece l’oggetto da governare. Molto provocatoriamente il matematico e divulgatore scientifico Piergiorgio Odifreddi titola il suo ultimo saggio La democrazia non esiste (Rizzoli, 2018). Analizzando con gli strumenti della logica i termini che designano lo spazio democratico, da “Stato” e “Cittadinanza” a “Costituzione”, “Diritti”, “Doveri” l’impenitente Odifreddi svela le contraddizioni e le distorsioni interne alla democrazia, o meglio, le sue molteplici forme di adulterazione e svilimento che, in modo più o meno legittimo e più o meno palese, vengono istituzionalmente operate.

La democrazia moderna, – ci dice l’autore – è una religione laica, e come tutte le religioni viene predicata e professata a parole, ma disattesa e tradita nei fatti. Questo per via dell’uso o dell’abuso che ne fa la politica, la quale, in virtù di quella analogia con la religione, ha «le proprie basiliche nei parlamenti, il proprio clero nei governanti, le proprie congregazioni nei partiti, le proprie prediche nei comizi, le proprie messe nelle elezioni, i propri confessionali nelle cabine elettorali e i propri segni di croce nelle votazioni.» Quel segno di croce tracciato in cabina elettorale rappresenta un’incognita, perché, di fatto, il potere del cittadino si esaurisce tutto in quel breve e raro frangente in cui è chiamato a essere elettore, senza che ciò si traduca in un reale potere di controllo sull’operato di chi, con quelle croci, si è intronizzato nei palazzi del potere e a quelle croci pretende di rimanere saldamente inchiodato per sempre. In che modo, infatti, i cittadini-elettori possono intervenire fattivamente sulla condotta della classe politica? In nessun modo. Quel mandato conferisce un potere che rende il popolo soggetto passivo e impotente di fronte alle scelte politiche che verranno adottate; scelte che andranno a incidere radicalmente sulla vita delle persone, talvolta con esiti devastanti. L’ambiguità del termine democrazia si traduce in ambiguità politica, dal momento stesso in cui il politico, una volta eletto, fa dei voti ottenuti l’uso che vuole «disattendendo le promesse elettorali fatte appunto soltanto per acchiappare voti». L’elettore torna subito a essere un cittadino da governare, con molti e onerosi doveri a fronte di pochi diritti faticosamente esercitabili. Le elezioni, strumento con cui il potere viene apparentemente rimesso nelle mani del popolo, si trasformano puntualmente in una truffa ai danni di quest’ultimo. L’inganno avviene già nel corso delle campagne elettorali, dove abbondano populismo e demagogia: con il primo vengono raccontate al popolo le favole che gli piace sentire, con la seconda lo si trascina a fare ciò che si vuole. È lì che si «instaura tra i politici e i cittadini un rapporto analogo a quello stabilito dalla pubblicità tra i venditori e i consumatori.» Quel rapporto malato in partenza che ammorba lo Stato, inquina la vera idea di democrazia e che a lungo andare non premia nessuno, né vinti né vincitori.

La scollatura tra il popolo e i governanti è frutto di una connivenza basata sulla menzogna, che vede colpevoli entrambe le parti: tanto i cittadini che, al pari del consumatore, si lasciano sedurre dagli spot propagandistici sapendo già di essere ingannati, quanto i politici che, al pari di un venditore, dicono ciò che vogliono far credere, vendendo fumo e illusioni ben sapendo di stare ingannando. Una prassi che alla fine sembra confermare la regola che ciascun popolo ha il governo che si merita. Odifreddi cita in proposito Napoleone, quando sosteneva che «in politica la stupidità non è un handicap: il motivo è che i politici devono piacere alla gente, che è in buona parte stupida.» In Italia l’arroganza degli “eletti” assume proporzioni sconcertanti: fatto contento e gabbato il popolo bue, ritengono di aver conseguito lo status di intoccabilità e di impunità assoluta. Aggirano o manipolano le leggi dello Stato a propria convenienza, delegittimando persino la Magistratura, con dichiarazioni tipo “Io sono stato eletto, i giudici no!” (vedi Berlusconi prima e Salvini poi), con una spregiudicatezza tale da guadagnarsi persino l’ammirazione e la solidarietà di chi li ha eletti. Non fosse che, con l’alto astensionismo elettorale e con le leggi maggioritarie studiate ad hoc, questo smisurato potere derivi da poco più di una manciata di voti espressi da una minoranza di elettori. Ma in Italia accade anche questo: che le vittime patteggino per il loro carnefice, ossia per chi li ha derubati e pretende pure di farla franca; che «una minoranza dei votanti può ottenere la maggioranza dei seggi e instaurare una dittatura di una minoranza di una minoranza: cioè, una dittatura tout court.» La domanda è: possiamo ancora ritenerci cittadini di un sistema democratico, o sudditi di uno Stato vampiro e truffaldino?

Salvo Arena


Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 36 | settembre 2018

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