LA MIA VECCHIA RADIO MARELLI | Testimone di un’epoca

Posted on 18 luglio 2018

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LA MIA VECCHIA RADIO  MARELLI

Testimone di un’epoca

di Piero Sardina

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 35 | Giugno 2018.

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Questa radio “Magneti Marelli” è stata da me ereditata ed ha una storia che merita di essere raccontata. A quanto mi è dato sapere, da lontani ricordi, fu comprata dai miei genitori quando vivevano a Tripoli a metà degli anni Trenta. Tripoli (“bel suol d’amore” come si cantava una volta) era all’epoca colonia italiana, e lì nascemmo sia io che il mio fratello maggiore. Erano i cosiddetti anni d’oro del fascismo e certamente questa radio avrà ampiamente diffuso gli allora trascinanti discorsi del Duce e raccontato le imprese di Gabriele D’Annunzio e di Italo Balbo (quest’ultimo godeva di una grandissima popolarità tra i tripolini). Ma allorché nel giugno del 1940 l’Italia entrò in guerra, dopo un primo periodo in cui venivano diffuse notizie trionfali circa gli sviluppi delle vicende belliche, subentrò quello in cui si cercò di tenere nascosta la verità circa l’effettivo andamento della guerra, e per impedire agli italiani di ascoltare specialmente “Radio Londra”, cominciarono i sequestri degli apparecchi radiofonici. Per sfuggire al sequestro, questa radio, adeguatamente protetta, fu addirittura sotterrata nel giardino dei miei zii, e lì rimase per anni fino alla fine della guerra. Nel 1942 (quando avevo poco più di quattro anni) avevamo lasciato, come molti altri italiani, Tripoli e la nostra abitazione arredata, portandoci dietro una sola valigia, poiché ci era stato fatto credere che dopo la “sicura vittoria” saremmo ritornati. Com’è noto non andò così, e dopo una breve parentesi a Genova, per sfuggire ai frequenti bombardamenti, ci trasferimmo a Bari (presso altri parenti) e lì rimanemmo definitivamente. Pressappoco nel 1948 rientrammo in possesso della nostra radio, allorquando i nostri zii e cugini lasciarono a loro volta Tripoli e ci raggiunsero, dopo un viaggio via mare fino a Napoli e via ferrovie fino a Bari, portandosela dietro con qualche altro bagaglio, poiché i miei ci tenevano molto.

DESCRIZIONE – Si tratta di un apparecchio funzionante a valvole, come tutte le radio dell’epoca e, come si vede nelle foto che la ritraggono, è un mobile “importante” in radica che sul fronte ha un riquadro in vetro (luminoso all’accensione) in cui sono riportate le varie stazioni trasmettenti (Roma, Milano, Tripoli, Bari e tante altre estere) con un settore variabile comandato dalla manopola della sintonia per la ricerca delle stazioni, e il cosiddetto “occhio magico” a forma circolare, con una luce verde. Le altre tre manopole sono quelle dell’accensione, del volume e della fedeltà del suono, ognuna contrassegnata da un’apposita etichetta metallica. I sei tasti a pressione, incorniciati al centro, sintonizzano direttamente le stazioni ivi segnate: Radio Lyone, Paris, Roma, Milano 1 e 2,  e Stuwgart. La parte inferiore è dedicata all’altoparlante, mentre sulla sommità ha sede il grammofono, ovvero il piatto giradischi funzionante con i dischi a 78 giri, i soli allora disponibili (le cui etichette più diffuse erano “La voce del padrone”, “Cetra” e “Fonit”). La lettura del suono era affidata a una puntina fissata a un braccio mobile che si appoggiava sui solchi del disco e che, dopo un certo uso, andava sostituita. Sotto ci sono due vani, uno per riporre i dischi e l’altro era usato spesso per esporre le bottiglie del rosolio. Sul fianco destro, infine, c’è una manopola circolare, comandata a scatti, che serve a selezionare le frequenze (onde medie, corte, cortissime, ecc.), non esistendo ancora la modulazione di frequenza.

TRASMISSIONI – Per i più giovani sarà certamente difficile capire che quello che oggi rappresenta e offre la televisione, tale era la radio in quegli anni. C’era solo la radio e non si sospettava neanche del futuro avvento della televisione (che in Italia si diffuse soltanto a partire dal 1954). Naturalmente esistevano e lavoravano parecchio i radiotecnici ed era molto famosa all’epoca la scuola per corrispondenza Radio Elettra, che offriva ai giovani la possibilità di imparare un mestiere molto promettente. Anche allora, come adesso per la televisione, c’erano delle trasmissioni molto seguite e attese con ansia. Tra queste c’era il varietà del sabato sera Rosso e Nero, condotto da un giovanissimo ed esordiente Corrado Mantoni, detto semplicemente “Corrado” che, com’è noto, ha poi proseguito la sua lunga carriera nella televisione. C’era anche la piacevole puntata settimanale in cui Alberto Sordi interpretava, con la sua inconfondibile voce, il personaggio di “Mario Pio”, e c’era anche Franca Valeri che interpretava in modo assai spassoso una originalissima “Signorina Snob”. La disputa Nord-Sud era invece scherzosamente interpretata, attraverso la scenetta “Gallarate e Frosinone”, da Lelio Luttazzi e da Isa Bellini. I programmi di varietà erano spesso condotti da Nunzio Filogamo, un simpatico presentatore che salutava gli ascoltatori con un allegro “Amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate”. Ospite frequente era, invece, Alighiero Noschese, che diventò poi noto per le sue mille voci che imitavano alla perfezione moltissimi famosi personaggi dell’epoca, in particolare dei politici (Andreotti e Fanfani erano spesso i destinatari delle sue imitazioni). Noschese è da considerarsi certamente il capostipite (forse insuperato) dei tanti ottimi imitatori che si sono succeduti nel tempo e fino ai giorni nostri. Non mancavano, inoltre, le trasmissioni locali. Radio Bari infatti aveva in repertorio i dialoghi in dialetto di due personaggi rimasti famosi: “Colino e Marietta”, assai divertenti e popolari tra gli ascoltatori baresi. È assolutamente, infine, da ricordare il mitico cinguettio dell’uccellino che precedeva l’inizio delle trasmissioni, antesignano delle scene bucoliche (“Le pecore”) che avrebbero contrassegnato l’intervallo nelle future trasmissioni televisive.

MUSICA – Giornalmente la RAI (prima si chiamava EIAR) metteva in onda la musica eseguita dalle orchestre che più andavano di moda, e cioè dei maestri Angelini e Armando Fragna (tendenzialmente melodiche) e di Francesco Ferrari (che oggi definiremmo “rock”). Con i cantanti più popolari come Nilla Pizzi, Gino Latilla, Achille Togliani, Natalino Otto (un grande), Flo Sandon’s, ecc… Ogni orchestra aveva la sua sigla di apertura e quella di Angelini, per esempio, era l’allora nota canzone C’è una chiesetta. Un appuntamento fisso e imperdibile, per noi allora giovani, era la trasmissione pomeridiana “Ballate con noi”, preceduta anch’essa da un’inconfondibile sigla musicale molto ritmata, e che costituiva spesso una piacevole pausa durante i compiti scolastici che ci toccava preparare per il giorno successivo. Per merito di questa trasmissione abbiamo potuto conoscere anche i grandi interpreti stranieri, soprattutto americani, come Louis Armstrong con la sua inimitabile tromba (Moon River, La vie en rose, When the Saints Go Marching In..), Sidney Bechet col suo magico clarinetto (Petite fleur), Glenn Miller (In The Mood), Pérez Prado (Ciliegi rosa), i The Platters (Only you), Eddie Calvert (Oh Mein Papa) ecc.

SPORT – La domenica pomeriggio, “incollato” davanti a questa radio, seguivo la radiocronaca del secondo tempo di una partita di calcio del campionato di serie A, commentata dal leggendario Nicolò Carosio, che descriveva e faceva “vedere” l’andamento del gioco. Fu famoso il suo “Gol! No, quasi gol….” durante la radiocronaca di una partita della nazionale italiana. Spesso le partite erano seguite trepidamente tenendo in mano una matita e la schedina del Totocalcio (SISAL) per la verifica dell’agognato “dodici”. In quel periodo (siamo verso la fine degli anni ‘40) c’era una squadra fortissima (il Torino) che sarebbe diventata tristemente nota, allorquando l’aereo che la trasportava, di ritorno dal Portogallo (dove aveva disputato una partita amichevole) si schiantò contro la collina di Superga, la sera del 4 maggio 1949. Ricordo perfettamente quando da questa radio appresi la notizia: “Una immane tragedia ha colpito lo sport italiano…”. Bisogna però ricordare che in quegli anni lo sport più seguito dagli italiani non era il calcio ma il ciclismo, e questo sicuramente perché da una parte era vivissima la rivalità tra i sostenitori di Gino Bartali e quelli di Fausto Coppi, e dall’altra quella in genere coi ciclisti francesi, i cui tifosi mal sopportavano la crescente supremazia degli italiani. Le loro imprese erano seguitissime proprio attraverso le radiocronache magistralmente eseguite da Mario Ferretti, altro mitico e inimitabile radiocronista. È rimasto famoso il suo “Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste” quando così esordì annunciando la memorabile impresa di Fausto Coppi sulle rampe dello Stelvio nel Giro d’Italia del 1953. Andando più a ritroso nel tempo (siamo nell’estate del 1948) la radio annunciò una altrettanto memorabile impresa di Gino Bartali nel Tour de France. Tale impresa (a opinione di molti) servì a “distrarre” gli italiani da un tragico evento (l’attentato al capo dell’allora fortissimo Partito Comunista Italiano, Palmiro Togliatti) che stava per provocare una rivoluzione civile.

SANREMO – Un capitolo a parte merita il Festival della Canzone Italiana, che si svolse per la prima volta nel 1951, con la partecipazione dei cantanti che all’epoca andavano per la maggiore, tra i quali Gino Latilla e Nilla Pizzi (che vinse la prima edizione con Grazie dei fiori, canzone famosa ancora oggi, e l’anno successivo si classificò sia al primo che al secondo posto con l’apparentemente allegra Papaveri e papere, alludente alla condizione di inferiorità della gente comune rispetto ai personaggi ricchi, importanti e perciò inarrivabili, e Vola colomba, riferita alla situazione post-bellica della città di Trieste). Nel 1947 Trieste era stata dichiarata “territorio libero” ma se ne invocava la riannessione all’Italia. Nel 1952, infatti, erano frequenti le manifestazioni studentesche al grido “Triste, Trieste,…” che per molti studenti erano anche una scusa per saltare le lezioni. Gli anni successivi videro la partecipazione di altri cantanti (Carla Boni, Giorgio Consolini, Luciano Tajoli…) fino a quando, dal 1955, il festival fu trasmesso contemporaneamente dalla radio e dalla televisione.

CONCLUSIONI – Dopo anni… di onorato servizio, questa radio ha smesso di funzionare, ma solo perché le sue valvole si sono esaurite e non è facile oggi reperirne i ricambi e, forse, neanche tecnici in grado di metterci le mani. Ma lei è lì a fare bella mostra di sé, testimone muta ma narrante una storia lunga e travagliata, che, però, come una favola ci ammonisce che c’era una volta (e che c’è ancora). Con un lieto fine, spero.

Piero Sardina


Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 35 | Giugno 2018.

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