CLANDESTINO ITALIANO | Dialoghi e monologhi su colonialismo e immigrazione | di Andrea Pizzorno

Posted on 13 aprile 2018

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IL COLONIALISMO RIMOSSO, L’IMMIGRAZIONE NEGATA.

Clandestino italiano, un testo teatrale di Andrea Pizzorno

“Sono italiano, ma mi sento clandestino in questo mondo e in questa Italia”

Siamo tutti proprietari di schiavi ma non lo sappiamo o facciamo finta di non saperlo: è giunta l’ora di spiegarlo ai ragazzi. Le crisi economiche sono sempre state risolte con le guerre che fanno aumentare i consumi; ma le prossime guerre potrebbero essere quelle che ci annienteranno.

Andrea Pizzorno, laureato in storia con una tesi sul colonialismo italiano, ha scelto la forma del testo teatrale, poetico e saggistico allo stesso tempo, per ripercorrere i crimini compiuti durante la colonizzazione italiana in Africa e nel corso delle due guerre mondiali. Una memoria che si rivela decisiva per affrontare il presente, poiché “quei crimini ci hanno permesso di diventare uno dei Paesi più ricchi e potenti del mondo”. I dialoghi e i monologhi proposti toccano diversi punti in maniera semplice e diretta, a partire da alcune riflessioni critiche sul modello di sviluppo al quale aderisce il nostro Paese.

Scrive l’autore: “Il capitalismo moderno, la nostra ricchezza, il predominio occidentale sul mondo… tutto è cominciato con la tratta degli schiavi neri”. Andrea Pizzorno mette in discussione il mito degli italiani brava gente utilizzando fonti qualificate, dagli Archivi di Stato agli studi degli storici, per affermare che “abbiamo conquistato il mondo, abbiamo rubato tutto quello che era possibile rubare (e lo facciamo ancora), abbiamo reso schiavi i suoi abitanti e li abbiamo messi gli uni contro gli altri, acutizzando le rivalità esistenti o fomentando nuovi odii”. Se il nostro colonialismo ha prodotto le guerre e la miseria dalle quali fuggono le persone che arrivano oggi in Italia, dove il progresso, la cultura e il rispetto dei diritti umani, sembrano un fatto acquisito, tuttavia i nostri valori non sono estesi agli altri: “Liberté, égalité, fraternité. Sì, per noi, ma non per gli altri. Gli altri possono pure crepare in mare: sono nostri schiavi”. E se siamo tentati di tirarcene fuori, dobbiamo quanto meno considerare che “tutti noi traiamo beneficio da queste atrocità. Noi consumatori. Noi consumatori che abitiamo nei Paesi ricchi, siamo i veri mandanti di questi orrori” poiché il nostro privilegio, il nostro stile di vita occidentale e consumistico, poggia le sue basi sul fatto che altri, in Paesi terzi, vengano spogliati di ogni proprietà e di ogni diritto. Diogene buttò via la sua ciotola quando vide un ragazzo bere con le mani mentre noi lavoriamo come pazzi per comprare tutte le cose inutili che ci propinano: siamo forse più saggi di lui? e ancora: viviamo in mezzo a migrazioni epocali; dall’imperialismo coloniale, fino ai giorni nostri le nostre imprese nei Paesi più poveri non hanno forse portato corruzione, inquinamento, e appoggi a governi dittatoriali? Non avremo quindi qualche responsabilità? Un invito a riflettere.

“Sensibili alle foglie” pubblica questo prezioso libro che ci consegna piccole perle a cui attingere per riflettere e per rompere, nel quotidiano, a piccoli passi, la nostra complicità nei crimini che fingiamo non ci riguardino, ma che nascono all’interno della nostra storia sociale e del nostro stile di vita attuale.

CLANDESTINO ITALIANO Dialoghi e monologhi su colonialismo e immigrazione

Sensibili alle foglie, 2016

ISBN 978-88-98963-40-9

pagine 80

Euro 13,00

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