I 49 ANNI DI ARTHUR LESS | Less | Un romanzo di Andrew Sean Greer

Posted on 21 marzo 2018

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I 49 ANNI DI ARTHUR LESS

Less | Un romanzo di Andrew Sean Greer (La nave di Teseo, 2017)

di Leone Maria Anselmi

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 34 – Marzo 2018

VERSIONE SFOGLIABILE

 

Arthur Less ha quarantanove anni e nessuna voglia di compierne cinquanta. È l’incarnazione dello scrittore minore, geniale e mediocre a un tempo, al perenne inseguimento del romanzo perfetto. Ora che è giunto nel mezzo della sua vita, alla soglia di quel fatidico numero tondo, non riesce né a guardarsi indietro né a guardare avanti, afflitto da un’inguaribile vaghezza. Less è un antieroe che si è smarrito al centro esatto dell’Odissea, un instancabile viaggiatore sempre in fuga da sé stesso (o da qualcun altro), o semplicemente un eterno innamorato (dell’uomo sbagliato), a caccia di un’ispirazione che non si lascia catturare. «…il massimo che è riuscito a sviluppare è un fragile senso di sé, simile al carapace trasparente di un granchio molle. Una recensione mediocre o una superficiale mancanza di apprezzamento non lo feriscono più, ma le pene d’amore, quelle vere, riescono a trafiggere il suo guscio sottile e a fargli versare il sangue di sempre.» La soluzione che Less ha escogitato per lenire le pene d’amore è stata drastica: rinunciare del tutto all’amore. Fino in fondo, però, non ci è mai riuscito. Un altro fallimento (o forse la salvezza). Nel frattempo, per sfuggire all’inerzia, Less accetta ogni genere di invito a improbabili festival letterari tra Messico, Italia, Germania, Francia, Marocco, India e Giappone, mescolandosi a un’umanità fluida e globalizzata che nulla toglie e nulla aggiunge alla sua condizione di uomo e di scrittore.

La bellezza, la giovinezza, gli uomini che ha amato, il debutto nella narrativa, resta tutto sullo sfondo, persino il suo essere americano. In primo piano c’è solo la sagoma di un uomo disorientato, ancora bello ma non più irresistibile come negli anni d’oro. Un uomo che ostenta ancora un ciuffo biondo e un fisico asciutto, ma che è solo una pallida versione di quello che è stato. Quando ha indosso il suo abito blu Less ha una visione più chiara di sé e della sua vita. «…non il solito blu. Pavone? Lapislazzulo? Nulla ci si avvicina. Discreto ma vivace, brillante ma con moderazione, debitamente grintoso. Un punto tra l’oltremare e i sali di cianuro, tra Vishnu e Ammone, tra Israele e la Grecia, tra il logo della Pepsi e quello della Ford. In una parola: squillante. Lui amava la personalità che aveva sfoderato nel momento in cui l’aveva scelto, e non aveva mai smesso di portarlo.» Un ciuffo biondo sbiadito in una vampata di blu: ecco Arthur Less. Greer – autore del pluripremiato Le confessioni di Max Tivoli – ne traccia un ritratto sfuggente, sfocato, ricostruendone per flash il passato tormentato, inseguendolo nelle sue peregrinazioni in giro per il mondo e, alla fine, riportandolo a casa.

Scopriamo che Less, ventunenne, strinse una lunga relazione d’amore con il poeta premio Pulitzer Robert Brownburn. Si conobbero sulla spiaggia di Baker Beach a San Francisco. Correva l’anno 1987. L’AIDS impazzava. Arthur Less, autore in erba, s’apprestava a vivere all’ombra di un genio (esperienza certo arricchente per un aspirante scrittore, ma al contempo dannatamente frustrante). Se l’attempato Robert è il primo amore, il giovane Freddy è l’ultimo. Nove anni insieme, poi la rottura, e adesso Freddy sta per sposare Tom. Naturale che Less non sia proprio al settimo cielo. E in più deve sorbirsi i rimproveri di Finley Dwyer che gli notifica i suoi «reati letterari» e lo accusa di essere un «cattivo scrittore gay» che nei suoi romanzi (Kalipso, Controluce, Una questione oscura) non offre modelli gay positivi. «…Noi abbiamo il dovere di mostrare le cose belle del nostro mondo. Il mondo gay. Ma tu nei tuoi libri imponi ai personaggi delle sofferenze senza riscatto!» Come dargli torto? Less intende rifarsi con Swift, il suo ultimo romanzo, che spera di riscrivere di sana pianta nella pace di un resort indiano; racconta «la storia di un tipo triste di mezza età che vaga per la sua città natale ricordando il passato e temendo il futuro; un peripatetismo dell’umiliazione e del rimpianto», è la sua storia, il suo vago e doloroso presente. Swift è una sorta di Ulisse-gay, «una cronaca toccante e cogitabonda della vita agra di un uomo», un romanzo destinato a riscriversi in eterno, un capolavoro mancato (per un pelo).

In Less lo scrittore americano Andrew Sean Greer sfodera una scrittura di brillante intelligenza, moderatamente barocca, capace di stemperare la drammaticità attraverso l’impiego disinvolto di una potente ironia. Infine Less – costretto suo malgrado ad affrontare tutto il fallimentare della sua vita – non può fare a meno di domandarsi cosa sia in realtà l’amore, se sia «una cosa buona e cara» oppure «fuoco e fiamme». Il destino ha in serbo per lui qualcosa di tanto speciale quanto inatteso, ma per scoprirlo dovrà attendere di compiere cinquant’anni. Buon compleanno Arthur Less.

Leone Maria Anselmi

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Posted in: Cultura, Letteratura