ZERO, LA NOSTRA MASCHERA PIÙ VERA | Luca Beatrice racconta Renato Zero

Posted on 20 marzo 2018

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ZERO, LA NOSTRA MASCHERA PIÙ VERA

Luca Beatrice racconta Renato Zero (Baldini&Castoldi, 2017)

di Lillo Portera

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 34 – Marzo 2018

VERSIONE SFOGLIABILE

 

Che cosa può spingere un critico d’arte contemporanea come Luca Beatrice a scrivere la biografia di un cantautore come Renato Zero? La risposta è presto data: la Zerofollia. Un sentimento che già nel nome rivela la sua origine, il suo referente primo e ultimo, e che al tempo stesso si autodenuncia come una sorta di irriducibile, incontenibile, inguaribile malattia. Sappiamo fin da subito a cosa ci stiamo riferendo, perché in quella radice, declinabile in infiniti altri modi, c’è racchiuso quel fenomeno unico (quanto irripetibile) nella storia della cultura del nostro Paese, che ha il suo fulcro attorno all’uomo e all’artista Renato Zero. Che sia una favola o una malattia, che si chiamino sorcini o zerofolli, c’è in tutto questo qualcosa che va ben al di là della semplice ammirazione che si può provare per un artista, e questo qualcosa ha per certi aspetti tutti i connotati di un vero e proprio credo. Un credo assoluto, viscerale, che vince il tempo e le mode. C’è un universo che ha un proprio lessico, che è dotato di riti e di simboli propri, e che nello Zeropensiero ha una sua peculiare filosofia del vivere. Piaccia o no, oggi possiamo affermare senza indugi che Renato Zero non è soltanto un artista, per quanto poliedrico, ma un vero e proprio fenomeno sociologico, un credo laico.

I contributi bibliografici che a ritmo costante si occupano di lui stanno a dimostrare non soltanto l’interesse per la sua prolifica attività artistica, ma anche la necessità di tentare di volta in volta un nuovo approccio alla complessità del personaggio. Un approccio che sembra però destinato a non essere mai definitivo. Così Luca Beatrice decide di ripubblicare il suo libro Zero a dieci anni esatti dalla prima uscita, ampliandolo con un capitolo sull’ultimo decennio.

Questa nuova edizione, edita da Baldini&Castoldi, si fregia della prefazione a firma del giornalista Marco Travaglio (anch’egli zerofolle dichiarato) che, nel presentare il libro, non rinuncia a una nota polemica nei confronti di chi, forse per invidia o per mancanza di strumenti, ha in più occasioni attaccato o provato a denigrare Renato Zero: «(…) è una biografia artistica che tutti i critici che l’hanno spesso snobbato, soprattutto agli inizi, farebbero bene a leggersi per tentare di comprendere la sua grandezza e, se possibile, vergognarsi un bel po’.» Beatrice ripercorre ancora una volta la storia dell’inesauribile Zero lungo gli oltre cinquant’anni di carriera, da quel primo singolo “adolescenziale” pubblicato nel 1967, con in copertina «… un ragazzino alto e magro con i capelli a caschetto, una maglia a righe nere e rosse, lo sguardo ammiccante ma sincero, espressione di quel popolaresco romano che piaceva a Pier Paolo Pasolini» a quell’uomo che oggi si fa chiamare Zerovskij «ennesima trasformazione del più straordinario saltimbanco multipelle della musica italiana, talento inquieto che mai si accontenta di restare uguale a se stesso». Con passione e rigore filologico, Beatrice riesce a intrecciare sapientemente la vicenda umana e artistica di Renato Zero a un pezzo di storia e di cultura che travalica i confini nazionali. Mezzo secolo di arte, di musica, di teatro, di cinema e di televisione che sono altrettante forme in cui si è espresso l’istrionico genio creativo di Renato Zero.

Disco dopo disco, tour dopo tour, il libro di Luca Beatrice si rivela man mano molto più che un semplice catalogo delle opere, per trasformarsi nel racconto avvincente di un’umanità varia, come è appunto quella che popola l’universo Zero, in cui troviamo: «l’adolescente difficile in crisi d’identità che ama travestirsi ma non può dirlo ai genitori, una coppia di innamorati felici, uomini e donne che galleggiano nella mediocrità del lavoro e grazie a lui sfuggono alla malinconia, quaranta-cinquatenni e oltre, madri di famiglia che vi rintracciano un messaggio rassicurante… Ma anche le creature della notte, tipi strani, drag queen, transessuali, personaggi dalla doppia vita…».

Quella di Renato è, in fin dei conti, una biografia collettiva, scritta da infinite mani. Ogni suo testo, ogni suo discorso riflette i sentimenti, le ansie e le paure, le speranze di chi vive sotto questo immenso cielo. L’universalità e la trasversalità di Renato Zero stanno racchiuse in questo suo sapersi fare interprete a tutto tondo, mai banale, mai scontato, mai convenzionale. Oggi come allora, con o senza trucco, la sua è la nostra maschera più vera.

Lillo Portera


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 34 – Marzo 2018.

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