UN RUBINO DA CUSTODIRE | Renzo Rubino | Il gelato dopo il mare (repackaging 2018)

Posted on 20 marzo 2018

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UN RUBINO DA CUSTODIRE

Renzo Rubino | Il gelato dopo il mare (repackaging 2018)

di Pietro Valgoi

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 34 – Marzo 2018

VERSIONE SFOGLIABILE

Renzo Rubino torna con un repackaging de Il gelato dopo il mare, il suo terzo album in studio, uscito nel marzo 2017. Due i brani inediti inclusi in questa nuova emissione discografica: Custodire (presentata all’ultimo festival di Sanremo) e Difficile. Prodotto da Giuliano Sangiorgi, Custodire è un brano che affronta i dolorosi conflitti tra due genitori prossimi al divorzio. “Non siamo mai stanchi nell’odiarci / Come abbiamo fatto ad essere qui, pronti ad azzuffarci / se prima era una corsa per amarci”. Un invito a custodire quanto di prezioso è andato irrimediabilmente perduto. «In questa canzone – ha dichiarato il cantautore nel recente tour promozionale negli store – ho scritto quello che vorrei si dicessero i miei genitori.» Il videoclip, diretto da “Acquasintetica”, vede come protagonista un bambino. Un brano delicato, intimo, rabbioso, che richiede però più ascolti per essere apprezzato, forse un tantino penalizzato da una struttura testuale poco chiara.

In Difficile ritroviamo invece tutta la grinta e l’ironia di Rubino, qui alle prese con un brano davvero ineccepibile. I due brani sono stati realizzati anche su 45 giri in vinile colorato. Il gelato dopo il mare riconferma il talento e l’originalità di uno degli artisti più interessanti del panorama cantautorale italiano. Rubino si è fatto conoscere dal grande pubblico nei due festival di Sanremo condotti da Fabio Fazio: nell’edizione del 2013 ha presentato la coraggiosa Il postino (Amami uomo), inclusa nell’album Poppins, mentre l’anno successivo ha proposto la trascinante Ora (tra i brani di punta del cd Secondo Rubino).

In questo nuovo disco, dal titolo giocoso e nostalgico, Rubino sembra invitare l’ascoltatore a soffermarsi assecondando tempi più dilatati, più sereni, più in sintonia con i ritmi naturali della vita. “Il gelato dopo il mare” è rallentare, è prendersi tempo, è mio nonno Lino che si divora un gelato in copertina con la stessa voracità di un bambino. È il mio disco di ritorno. Solido come i pensieri che hanno il tempo di sedimentarsi. Incontenibile come il mio desiderio più grande: condividerlo con i vecchi e i nuovi fan. Nelle tracce del disco emergono i grandi temi di sempre – l’amore, il tempo, i sogni, la fede – ma affrontati e indagati con un piglio curioso, intrigato e intrigante, capace di trarre ispirazione anche da piccoli dettagli del quotidiano. Il preludio strumentale di Fiabe introduce alle atmosfere al contempo ludiche e oniriche del disco.

La voce e il pianoforte di Rubino entrano in La vita affidata all’oroscopo della gazzetta, un brano che riflette sull’inconsistente frenesia del quotidiano che tormenta gli innamorati della lentezza (qui il reiterato lamento “non ce la faccio più” fa il paio con il “sono sconsolato” della traccia successiva Cosa direbbe Lucio). Malinconia e ilarità si danno il cambio. La la la, scanzonata e allegra, si offre come un inno alla vita e alla spensieratezza. Di questo brano il cantautore ha realizzato anche un videoclip, girato per le strade della natia Martina Franca.

È poi la volta di Giungla, tra le punte di diamante dell’album, un brano sui ruoli preda-predatore (che scandiscono la sopravvivenza nella contemporaneità) e sulla Natura offesa: Non vesto il destino, sono nudo come le mie scelte, mi fanno rimanere vivo / o accovacciato tra le foglie mi affido alla luce, che anche se filtra poco fa crescere arbusti e genera il fuoco. In Colpa del tempo, cantato e suonato in punta di piedi, l’amore è chiamato a fare i conti con gli spettri dell’eterna attesa e della perdita. Rubino affida le sue strofe a un linguaggio poetico, dettato dall’immediatezza dell’ispirazione. Echi di Samuele Bersani affiorano ne Il segno della croce, dove Rubino punta l’indice contro chi giudica per fede.

Un elogio dell’ozio – nella ferma convinzione che per essere veri eroi non occorrono grandi prestazioni – lo si ritrova in Superinutile. Altro brano intenso è Ridere, che Rubino definisce l’arma più grande nelle mani dell’uomo. Gli arrangiamenti, come nei precedenti lavori, giocano su una tavolozza variegata, mai prevedibile. Sbatto la testa è un brano sulla dualità e sui conflitti interiori: ma io dentro ho un lato storto, un lato belva, un lato sporco.

Un amore impossibile è raccontato, tra una bevuta e l’altra, in Margarita, brano impreziosito in coda da un gran finale d’atmosfera felliniana. Chiude il disco la sospesa e magica Pregare, dove ancora una volta protagonisti sono i sorrisi, grandi guaritori delle malinconie, più degli angeli, più di ogni altro miracolo: io non credo a niente, ma ho fede nell’entusiasmo.

Il gelato dopo il mare è scritto da un bambino che si ritrova improvvisamente adulto, un bambino che mangia il gelato troppo in fretta, ignaro del dolore, attratto da tutti i colori della vita. Il disco è stato prodotto, registrato e mixato da Taketo Gohara.

Pietro Valgoi


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 34 – Marzo 2018.

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