ALTRA FREQUENZA | I defunti ci parlano sulle onde corte? C’è chi giura di sì.

Posted on 14 gennaio 2018

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ALTRA FREQUENZA

I defunti ci parlano sulle onde corte? C’è chi giura di sì.

Intervista a Antonio Ferrari, esperto di metafonia

a cura di Elena De Santis

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 33 – Dicembre 2017

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Il FVE (fenomeno delle voci elettroniche) è noto anche come psicofonia, metafonia o transcomunicazione strumentale. Parliamo di un presunto fenomeno paranormale concernente la manifestazione di voci (di origine apparentemente non terrena) in ricezioni, registrazioni o amplificazioni attraverso strumentazioni elettroniche. Chi pratica metafonia è convinto di poter interagire con l’aldilà, nello specifico con i propri defunti o con entità intelligenti di origine ignota. Dal punto di vista strettamente scientifico i fenomeni metafonici sono riducibili a mera apofenia (ossia l’attribuzione arbitraria di significati a ciò che di per sé è oggettivamente insignificante) o pareidolia (l’interpretazione di suoni casuali come rispondenti a voci specifiche). La pratica metafonica più diffusa consiste nell’utilizzo di una semplice radio sintonizzata sulle onde corte collegata a un registratore. Le voci captate emergono appena dal rumore di fondo e sono più udibili in fase di riascolto, meglio se rallentate e pulite con l’ausilio di appositi filtri acustici. Tra fruscii, interferenze e distorsioni sonore fanno capolino lacerti di parole e frasi mozzate, suggestive manifestazioni acustiche che in sede di decriptazione e interpretazione finiscono per farsi veicolo di precisi messaggi e contenuti mirati. Le dinamiche della transcomunicazione si basano per lo più su un paziente ascolto. Il ricercatore metafonico ha come obiettivo quello di discriminare i segnali più impercettibili; all’occorrenza può anche dialogare con il suo interlocutore occulto, porgli delle domande, sollecitarlo a manifestarsi. Pur ricadendo a pieno titolo nell’alveo delle pseudoscienze la metafonia vanta un numero considerevole di studiosi e appassionati. Per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande a Antonio Ferrari, uno dei massimi esperti italiani in materia di metafonia.

Ho riflettuto molto sulla prima domanda da porle per introdurre questa nostra conversazione. La scelta è caduta sul concetto di aldilà. Cosa può dirmi in merito?

Se non credessi fermamente in una dimensione energetica (o spirituale, se preferisce) parallela alla contingente non mi sarei certo imbattuto nella ricerca metafonica. Ciò che generalmente si intende per aldilà sta a connotare tutto quel che esula dallo spazio-tempo della nostra vita presente. È il non-luogo dove tutti, un giorno, convergeremo. È la casa, oscura e misteriosa, dove le persone care che abbiamo amato e perduto ci stanno aspettando. Naturalmente non posso fornirle prove scientifiche capaci di avvalorare questa mia personale convinzione. Ci muoviamo su un terreno molto controverso. Il confine tra questo mondo e l’altro è molto labile. In taluni momenti della nostra esistenza questi due mondi si sfiorano, si compenetrano, entrano in relazione. I segnali ci sono, tutto sta nel saperli cogliere. Con rispetto, aggiungerei.

Cosa l’ha spinta ad avvicinarsi alla metafonia? Mi perdoni la brutalità, ma crede davvero che i defunti parlino alla radio?

Ventidue anni fa persi il mio unico figlio in un incidente. Mia moglie cadde in una profonda depressione e io cercai conforto nella religione. La preghiera ha un forte potere terapeutico, ti aiuta a sopportare il dolore, ad accettare il dolore. Con l’andare del tempo però non vi trovai più beneficio. Ero un’anima in pena. Mio figlio era tutta la mia vita. Un ragazzo straordinario, dotato di una rara sensibilità e di una raffinata intelligenza. Suonava il piano meravigliosamente, leggeva, dipingeva e sorrideva. Sorrideva sempre. Averlo perso mi era intollerabile. Fu quand’ero ormai al culmine del dolore che arrivarono i primi segnali. All’inizio piccole cose come sue fotografie o appunti che spuntavano dai luoghi più impensati, poi strane coincidenze o misteriosi rumori in casa. Quando entravo nella sua stanza a volte avevo la netta sensazione che lui fosse lì, che mi osservasse. In più occasioni la sua radio, un registratore Aiwa a doppia cassetta, si è acceso da solo sintonizzato su una confusa interferenza. Arrivai a convincermi che lui stesse tentando di stabilire una comunicazione. Il giorno del terzo anniversario della sua morte mi sedetti sul suo letto. La radio era lì sul comodino. Premetti il pulsante d’accensione e me ne stetti lì ad ascoltare quello strano fruscio. A un tratto udii distintamente “ti voglio bene”. Era la sua voce. Suggestione, mi dirà lei? Forse sì, forse no. La verità è quella che sappiamo cogliere, fuori o dentro i tracciati della ragione. È stato questo il mio primo approccio alla metafonia. Il passo successivo è stato quello di documentarmi – esiste una letteratura sterminata sull’argomento – e di attrezzarmi con strumenti sempre più sofisticati. Con il digitale si sono aperte altre strade, ma le confesso che il pezzo forte della mia apparecchiatura resta la radio di mio figlio.

Con che frequenza si sono ripetuti questi contatti? Dove pensa che si trovi suo figlio?

Luca si manifesta in modo sporadico. Non si è mai più espresso con tanta chiarezza. Se sollecitato risponde, ma le sue parole si fanno sempre più vaghe. Più volte mi ha detto di aver tanto sonno. Credo che lui voglia indurmi a smettere con queste ricerche. Lui vuole che io continui con la mia vita e che volti pagina. Dove si trova? L’aldilà non è riconducibile a un dove, quindi non saprei risponderle. La mia convinzione è che non si tratti di una dimensione di mera pacificazione, poiché là alberga anche una certa malinconia della vita, non so come spiegarle. L’ho ricavato da messaggi elargiti da altre entità permanenti (ma se preferisce può chiamarli defunti).

Cosa sono queste entità permanenti?

Sono state delle persone in carne e ossa su questa terra e ora sono altro. Per prudenza non uso termini come anima o spirito. Le religioni sono di questa terra, non hanno nulla da spartire con l’aldilà. Quel che sopravvive, io credo, è la coscienza, il pensiero cosciente. E

per una qualche ragione, a me ancora sconosciuta, queste entità permanenti hanno mantenuto un punto di contatto con noi. La comunicazione per la gran parte è essenziale, spesso ermetica. Due voci in particolare, entrambe maschili, mi fanno visita spesso. Trascrivo ogni cosa. Il lavoro di sbobinamento delle registrazioni è durissimo. L’interpretazione di alcuni suoni incomprensibili, talvolta proferiti anche in altre lingue, è spesso legata all’intuizione. È un mondo misterioso, affascinante, per certi versi anche temibile. Io mi ci avvicino con grande rispetto, semplicemente ponendomi all’ascolto.

Cosa intende scoprire? A cosa vorrebbe pervenire?

La metafonia è uno strumento di conoscenza. L’elettromagnetismo è un tramite, un ponte tra contingenza e realtà invisibile. Io conduco le mie ricerche nell’assoluto riserbo. Non ne ho fatto un mestiere ma un’indagine personale. Questo contatto con l’ultraterreno lo vivo come un arricchimento e non ho alcuna pretesa di saperne più del mio vicino di casa. Solo non dobbiamo aver paura di ciò che non conosciamo o di ciò che non ci è dato conoscere. Sbirciare è lecito se il fine è schiudere i propri orizzonti.

Quanto è diffusa in Italia la pratica della metafonia?

È diffusissima. La sperimentano professionisti e amatori occasionali. Come nel mio caso il più delle volte la molla iniziale è una grossa perdita affettiva, il desiderio di un riavvicinamento, di una riappropriazione. Per altri invece agisce il richiamo del misterico. Come tutti i campi anche quello della metafonia pullula di cialtroni. Bisogna sempre fare attenzione a non confondere la lana con la seta.

Qual è la posizione del mondo scientifico sul FVE e le transcomunicazioni strumentali?

Le mentirei se le dicessi che si sta profilando una qualche apertura. Tutte le esperienze paranormali e miracolistiche sono tenute fuori dal palazzo, ma in fondo è giusto così. A ciascuno il suo territorio d’indagine. Una mente razionale non può accettare nemmeno per un istante l’idea che da una vecchia radio possano sprigionarsi voci trapassate. Quello che cambia il metro del giudizio sono però le vicende personali, i dolori privati, certa inguaribile disperazione. Penso sia un diritto inalienabile di ciascuno di noi credere al rovescio magico e misterioso della vita, il ché non significa necessariamente illudersi. C’è del vero anche nell’inverosimile.

È in contatto con altri cultori della metafonia? Nei grandi numeri di che tenore sono i messaggi captati sulle onde corte?

Sì, sono in buoni rapporti con diversi ricercatori metafonici, anche fuori dell’Italia. Ci confrontiamo spesso, ci scambiamo registrazioni e collaboriamo su più fronti. Le entità intelligenti, come le ho già accennato, non proferiscono frasi concise o eccessivamente articolate, e certo non brillano per la chiarezza espositiva. Il repertorio è assai variegato e tocca anche dialetti e lingue antichissime. Parole e suoni talvolta si contaminano generando enigmatici fonemi. I messaggi in molti casi rassomigliano a dei rebus. C’è sempre una eco di vaghezza ad accompagnare le parole. Sono asserzioni sibilline che sfuggono da una grande rete a strascico per far capolino, guizzanti, in superficie. Senza registrazioni e reiterati riascolti talvolta è arduo comprenderne il senso. Sotto sotto non siamo che dei traduttori senza vocabolario, e forse è questo il lato più affascinante.

Cosa impedisce a queste entità di parlare più chiaramente?

Credo facciano già uno sforzo immenso per emergere dal frastuono, dal flusso della vibrazione di fondo. Ecco, tutte le voci in comune hanno questo sforzo non dissimulato. Sembra che qualcosa di infinitamente potente stia lì a trattenerle, a ritirarle giù. Questa è una caratteristica che hanno notato in molti. Sono voci che bisbigliano, che sussurrano, e che talvolta si limitano al solo respiro, in quel buio lontano che le imprigiona. Adoperano una lingua a sé, con timbriche e tonalità non riconducibili alle nostre; allo stesso modo si comportano i contenuti, i rapporti di senso, mirati più a suggerire che a dire, più ad alludere che ad asserire. L’importante è saper ascoltare.

Elena De Santis

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