STORIA DI UNA DONNA | Angeli con le ali bagnate | Una testimonianza di Rossella Bianchi

Posted on 23 settembre 2017

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STORIA DI UNA DONNA

Angeli con le ali bagnate | Una testimonianza di Rossella Bianchi (Edizioni Imprimatur)

di Elena De Santis

su Amedit n. 32 – Settembre 2017.

Cosa può aver significato nascere donna in un corpo di uomo nel 1942, per giunta in un piccolo paese delle colline lucchesi? Solo chi ha vissuto sulla sua pelle, e più ancora nella sua anima, un’esperienza di vita tanto grande può renderne legittima testimonianza. Quel che ancora oggi risulta difficile per molte persone alle prese con la propria effettiva identità di genere, a quel tempo coincideva quasi con l’impossibile. In Angeli con le ali bagnate (edito da Imprimatur) risuona la voce chiara e fiera di Rossella Bianchi, nata Mario in piena seconda guerra mondiale in una famiglia contadina tanto umile quanto pressoché analfabeta. Oggi, superati i settant’anni, vinte tante battaglie interiori ed esteriori, Rossella decide di consegnare a un libro le mille istantanee della sua epopea, un viaggio costellato di incontri e di scontri, attraverso un’Italia ora bigotta e bacchettona, ora accogliente e scanzonata. Suddiviso tra ricordi, riflessioni, piccoli flash, poesie e racconti, il libro fa il paio con un’autobiografia già edita da Imprimatur nel 2014 intitolata In via del campo nascono i fiori. Nelle prime pagine ci troviamo di fronte al piccolo Mario, un bambino sensibile e curioso ma tagliato fuori dal mondo, isolato in una realtà rurale fatta sola di campagna e di persone anziane. Mario, già sollecitato dal fantasma incognito della sua diversità, trova rifugio nei fumetti, nelle riviste e in tutte le letture che riesce ad accaparrarsi. Non ha amichetti con cui giocare e comincia molto presto a ritagliarsi un mondo altro, una realtà altra dove la sua personalità prende lentamente a definirsi. Tutt’intorno gli sguardi sospetti di una famiglia più che impreparata a gestire qualcosa di più grande di loro, qualcosa di indefinibile e di impronunciabile; ed ecco profilarsi il disagio, l’imbarazzo e la vergogna verso quel figlio non allineato, sempre più femmineo negli atteggiamenti e nella sua stessa natura. Crescendo, acquisendo consapevolezza, la silhouette di Mario sfuma sempre più in quella di Rossella, e compaiono così i primi belletti, i capelli lunghi, gli orecchini. Raggiunti i quattordici anni per quest’inattesa Rossella lì, in quella realtà lì, non c’è più posto. L’affrancamento dal nido famigliare, e più ancora dal paesello natio, sono il primo passo verso la libertà. Rossella parte, via col vento, per conquistarsi una sua indipendenza (e quindi una sua identità nel mondo). Le grandi città italiane offrono porti praticabili, maggiori possibilità di integrazione.

Dapprima Rossella tenta con Roma, dove su spinta di Marcella Di Folco tenta la carta come comparsa a Cinecittà. Siamo negli anni della Dolce vita felliniana, gli anni del magico spettacolo della vita notturna. Tutto però implode presto in una bolla di sapone. Rossella non è nata per fare spettacolo, e questo le è chiaro molto presto. Il primo periodo fuori casa segna però l’ingresso nel mondo, le prime esperienze sessuali, le prime amicizie con altri travestiti (il termine transessuale, come sottolinea l’autrice, era ancora estraneo dal lessico di quegli anni). Il trasferimento a Genova si rivela la scelta più giusta. Intorno alla metà anni Sessanta il ghetto ebreo di Genova ospitava la più numerosa colonia di travestiti, che vi giungevano da tutta la penisola, specie dal meridione. Qui, racconta Rossella, vigeva la filosofia del “vivi e lascia vivere”, complice il viavai di marinai che sbarcavano al porto, uomini di mondo curiosi, aperti, ben disposti verso il sesso in tutte le sue declinazioni. La struttura del ghetto, con il suo intricato sistema di vicoli costellato di bassi, favoriva la furtività degli incontri. Qui i bulicci, specie quelli travestiti, godevano di un’incondizionata tolleranza. Certo non mancavano le retate della buoncostume, ma i clienti erano sempre numerosissimi. In quegli anni, spiega Rossella con abbondanza di esempi, la sopravvivenza del diverso poteva garantirla solo la prostituzione. Ogni altra forma di integrazione nel tessuto sociale era negata a priori. Rossella impara presto a mantenersi esercitando il mestiere con prudenza, misura, ironia, ma soprattutto intelligenza. È quest’ultima, unitamente a un forte senso della giustizia e della solidarietà, che l’ha fatta sopravvivere più che dignitosamente. Altre non ce l’hanno fatta, soggiogate tra anni Settanta e anni Novanta dal demone dell’eroina e in seguito dell’Aids.

A tutte queste altre, le vicine di basso di Via del Campo, di Via Prè e di mille altri vicoli, Rossella ha voluto dar voce, ricostruendone le singole storie, alcune comiche, alcune tragiche, in un mosaico brulicante di vita, tra divoranti solitudini e insperati trionfi. Ecco sfilare Gitana, Sissi, Barbarella, Gilda, Morena, Cincillà, Marylin, Franca la pazza, Irina la slava, Assunta, Sonia, Princesa… figure di un mondo ormai scomparso ma ancora percepibile in certe aree del ghetto. Rossella Bianchi, oggi Presidente dell’Associazione Princesa (a tutela dei diritti transgender) non manca di ricordare la figura eroica di Don Gallo, il prete degli ultimi, che tanto si adoperò in difesa delle cosiddette minoranze. Angeli con le ali bagnate è un libro di vita, vissuta con dignità e coraggio, una preziosa testimonianza quanto mai utile in questi nostri tempi neomedievali di  divisioni e di caccia alle streghe.

Elena De Santis


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 32 – Settembre 2017.

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