IL VINO DELLA VITA | Variazioni su un tema originale | Il nuovo romanzo di André Aciman

Posted on 23 settembre 2017

1



IL VINO DELLA VITA

Variazioni su un tema originale | Il nuovo romanzo di André Aciman

di Massimiliano Sardina

su Amedit n. 32 – Settembre 2017.

 

Il passato è la terra del rimpianto. Impossibile, guardando indietro, viaggiando a ritroso, non imbattersi nei fantasmi delle occasioni perdute: porte mai aperte, strade mai percorse, appuntamenti disattesi, viaggi rimandati, vite mai vissute. Per ogni scelta, ponderata o avventata che sia, c’è sempre un tempo utile scaduto il quale non è più possibile intervenire; è tra il perdere o il lasciare che tutto si gioca, fatalmente divisi tra l’audacia e la paura, tra il coraggio di osare e il timore di fallire. L’amore vuole immediatezza, fulminea predazione, cattura, non i tempi morti dell’esitazione a oltranza. Le grandi passioni amorose non premiano i codardi, gli indecisi, gli impacciati, i timorati cronici. Sfiorita la giovinezza a questi eterni reticenti non resta appunto che il rimpianto, salvo svolte dell’ultimo minuto come quella incorsa alla celebre scrittrice americana Edith Wharton, che solo in età avanzata poté assaporare un’emozione totalizzante. «Finalmente ho bevuto il vino della vita» annota sul suo diario la Wharton, quarantaseienne, dopo aver consumato una travolgente relazione extraconiugale.

È in questa terra di mezzo che ci conduce André Aciman con il romanzo Enigma Variations, tradotto in Italia da Valeria Bastia con il titolo più articolato Variazioni su un tema originale (Guanda, 2017). Il titolo allude alle Variazioni Diabelli di Beethoven. Le 33 Variazioni per pianoforte su un valzer di Anton Diabelli furono composte da Ludwig van Beethoven tra il 1819 e il 1823; costituiscono un’opera di straordinaria invenzione, «il più grande insieme di variazioni mai scritto», per usare un’espressione del musicologo Donald Francis Tovey. Beethoven seziona con audacia il tema principale distillandolo di volta in volta in atmosfere cangianti, dilatandolo e amplificandolo, facendone emergere ogni recondita risonanza. «In quest’opera – scrive Alfred Breudel – sono le variazioni a decidere cosa può avere da offrire loro il tema principale.» Come Beethoven anche Paul (il protagonista del romanzo) si troverà ad affrontare un tema centrale – l’amore – e le sue infinite imprevedibili variazioni, pur consapevole che forse «si ama una volta sola, dopo di che non si è mai del tutto spontanei.» L’amore – devastante, pervasivo – irrompe nella vita di Paul dodicenne, in piena estate. Ha il volto di Nanni, un bell’ebanista siciliano dallo sguardo magnetico e dal fare gentile. I genitori di Paul lo hanno incaricato di restaurare un vecchio mobile di famiglia, uno scrittoio che, a restauro ultimato, rivelerà la presenza di un cassetto segreto; la metafora è fin troppo esplicita: Nanni è la rivelazione, l’energia seduttrice che sfonda ciò che è blindato e fa emergere ciò che giace dormiente nell’abisso. «…Aveva gli occhi troppo chiari. Non sapevo se volevo toccarglieli o nuotarci dentro. (…) Ma guardarlo negli occhi era come sporgersi da una scogliera ripida e scoscesa che si tuffa in un tumultuoso oceano verde: ti attiravano e ti dicevano di non fare resistenza, ma ti avvertivano anche di non guardare…»

Aciman descrive con estrema delicatezza e malcelato erotismo l’attrazione di un ragazzino verso un uomo adulto, tema non facile, qui affrontato sotto molteplici sfaccettature. L’attrazione è reciproca, potente, ma Nanni sa dominarsi e mantenere una posizione neutrale. Dal canto suo Paul vorrebbe in un qualche modo manifestare questo suo innamoramento, passione divorante che avverte essere sbagliata, tanto per la differenza d’età quanto per la natura stessa della passione. «Nessuno poteva capire, e tanto meno spiegarmi perché mi colmasse di piacere segreto, angoscia e vergogna.» Così tutto resta sospeso, incompiuto, non vissuto. Solo da adulto Paul realizzerà che anche Nanni lo desiderava. Finita la villeggiatura il rientro in America ha un sapore amaro, con la consapevolezza dolorosa di un inconfessato inconfessabile amore, un amore trattenuto, castigato, lasciato implodere nel desiderio esitante. Sul luogo di questo amore Paul ritornerà da adulto, a ricercare senza successo quel Nanni della sua adolescenza, archetipo e modello di ogni altro suo amore vissuto e concluso. Nanni torna ad incarnare il rimpianto, il vino della vita mai assaporato fino in fondo, quel dolce veleno di Romeo che è insieme estasi e mancamento. Paul cercherà Nanni in Maud, in Cloe, in Manfred e in tanti altri, in un rituale di riappropriazione celebrato attraverso una sessualità serenamente fluida, sebbene mai pacificata. Aciman dà il meglio di sé nella prima parte del romanzo, quella relativa alla prima giovinezza di Paul, con un’intensità che ci rimanda al suo capolavoro del 2007 Chiamami con il tuo nome. Nei passaggi successivi la narrazione rallenta, perde mordente, salvo poi impennare nuovamente nel capitolo di Manfred. Di variazione in variazione, come un virtuoso pianista, Paul s’avvicina e s’allontana dal tema centrale, all’eterna ricerca di una sensazione mai goduta fino in fondo, afferrata solo per un istante e poi irrimediabilmente perduta.

Massimiliano Sardina


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 32 – Settembre 2017.

Copyright 2017 © Amedit – Tutti i diritti riservati

VERSIONE SFOGLIABILE

Per richiedere COPIA della rivista CARTACEA: SEGUI ISTRUZIONI A QUESTA PAGINA

Annunci