JULIETTE GRÉCO | L’éternel féminin

Posted on 19 settembre 2017

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JULIETTE GRÉCO | L’éternel féminin 

di Mario Caruso

su Amedit n. 32 – Settembre 2017.

Juliette Gréco, icona della chanson française, nasce a Montpellier il 7 febbraio 1927. Quest’anno la celebre “musa degli esistenzialisti” festeggia i suoi primi novant’anni. Figlia di Gerard Gréco (un còrso di origini italiane) e della bordolese Juliette Lafeychine, un’accesa attivista della Resistenza, venne di fatto allevata dai nonni materni. Fin dalla prima giovinezza Juliette manifesta una personalità saturnina e inquieta. Ha solo sedici anni quando si fa coinvolgere nei moti della Resistenza, un’esperienza che (poco prima della fine della Seconda Guerra mondiale) le varrà l’arresto da parte della Gestapo e la carcerazione nella prigione di Fresnes. Finita la guerra Juliette, diciannovenne, prende casa nel quartiere parigino di Saint-Germain-des-Prés. È qui che, grazie anche all’interessamento della sua insegnante di francese, comincia la sua parabola artistica ed esistenziale.

La Parigi del dopoguerra pullula di fermenti, di stimoli, di suggestioni. La Ville Lumière è già proiettata nelle frenesie della modernità, ma l’aria profuma di una struggente malinconia. Juliette respira questa atmosfera umbratile e poetica, così affine al suo temperamento e ai suoi stati d’animo. In sintonia con lo stile di vita bohemienne, comincia a vestirsi di nero, il colore della protezione e dell’invisibilità, una divisa che l’accompagnerà lungo tutto il corso della sua vita. Attratta dal teatro, e dall’arte in tutte le sue declinazioni, Juliette intraprende la gavetta di rito collezionando incontri ed esperienze. Arrivano le prime particine a teatro e un lavoro in un programma radiofonico incentrato sulla poesia. La Rive Guache, il Quartiere Latino e Saint-Germain-des-Prés sono i luoghi più frequentati da artisti e intellettuali dell’epoca, ed è qui che la giovane Juliette stringe le prime amicizie importanti e le prime relazioni sentimentali. Siamo nella stagione cupa e affascinante dell’esistenzialismo. Nel celebre locale “Tabou” (mecca degli esistenzialisti) Juliette conosce, tra gli altri, Jean Cocteau e il trombettista Miles Davis. Con quest’ultimo vivrà un’intensa storia d’amore.

Tra le amicizie più importanti della Gréco ci fu quella con lo scrittore Jean-Paul Sartre. Il passo dalla recitazione al canto stava lì lì per compiersi. Nel 1948 recita una parte nel film Aller et retour di Alexandre Astruc. L’anno dopo è la volta di Au royaume des cieux di Julien Duvivier. Parallelamente a queste prime esperienze cinematografiche Juliette comincia a esibirsi come cantante nei numerosissimi locali di Saint-Germain-des-Prés. Il suo talento non passa inosservato. La svolta vera e propria si verifica tra il ’49 e il ’50. Jean Cocteau la vuole nel suo Orphée (1950) mentre Raymond Queneau e Joseph Kosma scrivono per lei la canzone Si tu t’imagines (prima incisione discografica della Gréco, sempre del 1950). Da questo momento la carriera musicale di Juliette sarà in continua ascesa. La sua voce – genuina, profonda, colta, sofferta, velata d’una tristezza elegante e misteriosa – ispira la creatività dei più grandi autori del tempo, da Robert Desnos (La Fourmi, 1950) a Jacques Prévert (Je suis comme je suis, 1951), da Charles Aznavour (Je hais les dimanches, 1951) a Charles Trenet (Coin de rue, 1954). E poi ancora Georges Brassens (Chanson pour l’Auvergnat, 1955), Leo Ferrè (Jolie Môme, 1961), Serge Gainsbourg (Accordéon, 1962), per non citarne che alcuni.

Il talento di Juliette non è solo vocale. Memore dei trascorsi teatrali la sua interpretazione seduce e convince per la sua pregnanza. Juliette non esegue con mero virtuosismo ma vive, indossa, fa propri i suoi brani fino ad aderirvi. La sobria mise in nero concentra tutta l’attenzione sul pallore lunare del suo viso. Con gli anni la sua voce acquisirà sempre più struttura e teatralità. Nel primo decennio di attività Juliette continua a dividersi tra la musica e il cinema. Incisive le sue interpretazioni in Eliana e gli uomini (1956) di Jean Renoir, Terra nuda (1958) di Vincent Sherman, Le radici del cielo (1958) di John Huston e Dramma allo specchio (1960) di Richard Fleischer. Celebre la sua interpretazione nello sceneggiato televisivo Belfagor ovvero il fantasma del Louvre (1965), per la regia di Claude Barma. Dagli esordi fino ad oggi la Gréco non si è mai fermata. Negli anni il suo repertorio discografico si è via via arricchito, consolidandola quale punto di riferimento imprescindibile della storia della chanson française. Tra i tanti suoi successi basti menzionare Les Feuilles mortes, Sous le ciel de Paris, Paris canaille, La Javanaise, Un petit poisson e le sue struggenti interpretazioni di brani di Jacques Brel La Chanson des vieux amants e Ne me quitte pas. Brani che hanno scritto la storia del Novecento.

Per i suoi novant’anni l’etichetta discografica La Chant du Monde ripropone (in un prezioso cofanetto di 5 cd) tutto il suo repertorio delle origini, quello compreso tra il 1950 e il 1962. Nel box, significativamente intitolato L’éternel féminin, sono inoltre comprese 16 rare tracce inedite. Un meraviglioso viaggio nel mondo dolce e malinconico di Juliette Gréco.

Mario Caruso


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 32 – Settembre 2017.

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