L’ALIENO DELLA PORTA ACCANTO | Alieni. C’è qualcuno là fuori? | Una raccolta di saggi a cura di Jim Al-Khalili

Posted on 25 giugno 2017

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L’ALIENO DELLA PORTA ACCANTO

Alieni. C’è qualcuno là fuori? | Una raccolta di saggi a cura di Jim Al-Khalili (Bollati Boringhieri, 2017)

di Cecily P. Flinn

su Amedit n° 31 – Giugno 2017

 

Cinquecento miliardi di stelle nella sola Via Lattea, molte delle quali provviste di propri sistemi planetari. Siamo davvero una fortuita eccezione o l’impenetrabilità del cosmo nasconde altri mondi? «È tempo di impegnarsi a trovare la risposta, – ha dichiarato il fisico Stephen Hawking – a cercare la vita al di là della Terra. È importante per noi sapere se siamo soli nell’oscurità.» Per definizione è aliena ogni forma di vita non terrestre, sia essa microbica o complessa. Il vasto sconfinato universo dovrebbe traboccarne, ma nessun rilevamento finora condotto ha prodotto prove concrete. Gli alieni pullulano in miliardi di forme variegate nelle più remote galassie o abitano soltanto le nostre fertili fantasie? Celebre la famosa domanda formulata nel 1950 dal fisico italiano naturalizzato statunitense Enrico Fermi: «Dove sono?» Se davvero esistono, perché non si sono mai palesati, perché non ne abbiamo mai rinvenute tracce di alcun tipo? Stando a numeri e statistiche dovrebbero aver avuto tutto il tempo di svilupparsi tecnologicamente (e quindi di raggiungerci o di contattarci), quindi tutto questo silenzio come si spiega? Colpa delle immense distanze interstellari? Da cent’anni a questa parte abbiamo inviato nel cosmo messaggi d’ogni tipo, coprendo all’incirca 950.000 miliardi di chilometri dalla Terra. Le nostre chiacchiere elettromagnetiche, scrive Al-Khalili, viaggiano nello spazio profondo in attesa d’esser captate da qualche intelligenza aliena. Ad ora tutto tace. È dalla seconda metà del Novecento che i nostri radiotelescopi si sono messi in paziente ascolto, pronti ad intercettare il minimo segnale. L’operazione SETI (la ricerca di intelligenze extraterrestri) ebbe inizio con il pioniere Frank Drake.

Il SETI Institute, sede di numerosi progetti volti a individuare segnali alieni, è stato fondato in California nel 1984; tra il 1995 e il 2004 i ricercatori del SETI (guidati dall’astronomo Jill Tarter) hanno dato vita al Progetto Phoenix, volto ad analizzare (attraverso l’impiego di potenti radiotelescopi installati tra America, Porto Rico e Australia) un gran numero di stelle simili al nostro Sole situate entro un paio di centinaia di anni luce dal nostro pianeta. Nonostante il grande dispiego di forze, e il gran numero di dati accumulati, non si è ancora pervenuti a nulla. Sonde, satelliti, sensori, rilevatori robotici: la ricerca astronomica procede su più livelli, corroborata da un confronto teorico sempre acceso e stimolante. Un gigantesco fonendoscopio ausculta l’ignoto: è il nostro bisogno di sapere, di capire, di scoprire. Questa umana solitudine ci è sempre stata stretta. In questi ultimi anni l’attenzione degli astronomi è rivolta sia ai lontanissimi esopianeti (ovvero pianeti extrasolari orbitanti intorno a stelle), sia alle lune di Giove e di Saturno. La vita potrebbe annidarsi sotto i ghiacci, in condizioni estreme, vita batteriologica, unicellulare o di un’evoluzione anche più complessa.

Chi cerca trova, recita il proverbio, e forse alla lunga vincerà quell’ostinazione che da sempre ci caratterizza. Forse staneremo forme di vita aliena in tempi brevissimi, e magari all’interno del nostro stesso sistema solare (Encelado, di cui tanto si parla in questi mesi, è tra i candidati più gettonati), e in fondo, scrive Al-Khalili, «non passa mese senza che sia data la notizia dell’individuazione di nuovi pianeti simili alla Terra che in teoria potrebbero ospitare la vita.» C’è molta attesa poi per il mega-telescopio spaziale James Webb, che verrà lanciato entro il prossimo anno, un congegno sofisticato che dovrebbe essere in grado di rilevare le cosiddette biofirme, ossia segni di forme di vita aliena. La grande notizia potrebbe arrivare molto prima di quanto pensiamo.

Come gestiremo il tutto? Siamo davvero pronti all’incontro ravvicinato? Quali ripercussioni avrebbe questa nuova consapevolezza sulla nostra identità umana? A queste e ad altre domande tenta di rispondere il saggio Alieni. C’è qualcuno là fuori? (edito quest’anno da Bollati Boringhieri nella puntuale traduzione di Giuliana Olivero); qui il fisico teorico Jim Al-Khalili ha voluto riunire i contributi di un nutrito gruppo di scienziati e studiosi da sempre in prima linea sull’annosa questione extraterrestre. Il cosmologo e astronomo Martin Rees, l’astrobiologo Lewis Dartnell, il divulgatore scientifico Dallas Campbell, l’esperto di neuroscienze cognitive e intelligenza artificiale Anil Seth, lo psicologo del paranormale Chris French, l’astrobiologo della NASA  Chris McKay, la scienziata spaziale Monica Grady, la geologa planetaria Louisa Preston, il matematico Ian Stewart, il chimico Andrea Sella, il biochimico Nick Lane, il genetista molecolare Johnjoe McFadden, il fisico teorico Paul Davies, lo zoologo Matthew Cobb, il genetista Adam Rutherford, la ricercatrice astrobiologa Nathalie Cabrol, l’astronoma del MIT Sara Seager, l’astrofisica Giovanna Tinetti e l’astronomo direttore del SETI Institute Seth Shostak. Ciascuno ha affrontato il problema da un’ottica diversa, offrendo il suo prezioso contributo, facendo il punto sulla situazione alla luce delle scoperte e delle intuizioni più recenti e, non ultimo, dando il là a spunti e riflessioni. Un saggio completo, esaustivo, aggiornatissimo, che offre un ritratto autentico dell’alieno, a debita distanza da fuorvianti caricature.

Cecily P. Flinn


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 31 – Giugno 2017.

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