SE LO SPETTRO È INGLESE | Storie di fantasmi per il dopocena | Racconti di Jerome K. Jerome (Ed. Il Rio, 2017)

Posted on 22 giugno 2017

0



SE LO SPETTRO È INGLESE

Storie di fantasmi per il dopocena | Racconti di Jerome K. Jerome (Ed. Il Rio, 2017)

di Leone Maria Anselmi

su Amedit n° 31 – Giugno 2017

 

Un umorismo squisitamente inglese quello di Jerome, sottile, misurato, pacifico ma al contempo potente, incisivo, talvolta tagliente. Jerome Klapka Jerome è nato nel 1859 a Walsall (in Inghilterra centrale, a 10 km da Birmingham), ed è cresciuto a Londra in una zona povera dell’East End. Fine scrittore, arguto giornalista, ma soprattutto grande umorista, Jerome è noto al grande pubblico per il celebre Tre uomini e una barca (per tacer del cane) del 1889, la storia di tre amici (e di un cane) che risalgono il Tamigi tra mille esilaranti avventure. Una vita non facile quella di Jerome. Perde i genitori nel 1872, all’età di soli tredici anni, ed è costretto a interrompere gli studi per guadagnarsi da vivere; fino all’età di 17 anni lavora alla raccolta del carbone lungo le ferrovie per la London and North Western Railway. Tenta poi la strada di attore teatrale, adottando lo pseudonimo di Harold Chrichton. Non andò bene. Ventunenne comincia a dilettarsi di giornalismo, purtroppo senza successo; in cerca di una sua strada professionale colleziona esperienze come insegnante, portaborse per avvocati e operaio imballatore. Finalmente nel 1885 ottiene un discreto successo con il testo umoristico Sul palco – e sotto (dove ricostruisce le difficoltà incontrate nella sua esperienza nel teatro); segue nel 1886 la raccolta di saggi umoristici I pensieri oziosi di un ozioso. Nel 1888 si sposa, e dalla luna di miele sul Tamigi trae ispirazione per Tre uomini e una barca, dato alle stampe l’anno successivo; nel progetto iniziale doveva trattarsi di una guida turistica e intitolarsi La storia del Tamigi, ma in fase d’opera prese forma di romanzo. È un grande successo, vende un milione di copie l’anno e gli garantisce quella tranquillità economica che aveva agognato da sempre. Jerome può ora dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Scrive novelle, sceneggiature, racconti, ma non riesce a replicare il successo.

Nel 1891 esce After-Supper Ghost Stories (noto anche come Told after supper), ovvero Storie di fantasmi per il dopocena, riproposto quest’anno dalla casa editrice Il Rio nella bella traduzione di Cristiano Ferrarese. Con sense of humor all’ennesima potenza, Jerome stila un piccolo capolavoro che mette in ridicolo la paura umana del sovrannaturale, qui nello specifico la paura dei fantasmi. L’impianto narrativo è boccaccesco, virato in chiave gotica. Una gelida notte d’inverno, un salotto, un camino acceso, commensali che s’intrattengono con il punch del dopocena. Non è una notte come tante quella che s’appresta a calare, ma è quella della vigilia di Natale, la notte che secondo la tradizione popolare i fantasmi attendono con ansia per manifestarsi nel regno dei vivi. Jerome gioca con tutti i topoi sugli spettri, mettendo in risalto l’ingenuità e la suggestionabilità di tutti i presenti, nonché quella tendenza così squisitamente umana al raccontar frottole. Un bicchiere di punch tira l’altro e, dopo aver parlato del più e del meno, la conversazione declina nel misterico. Ecco il momento perfetto per raccontarsi storie di fantasmi. Il primo a cominciare è Teddy Biffles, seguito a ruota da Mr. Coombes, dal dottore, dal curato e infine dal padrone di casa; chiude il cerchio, magicamente, la storia narrata in prima persona dal narratore. Le volute di fumo esalate dalle pipe potenziano l’atmosfera noir. Tutte le ombre del salotto si fanno più profonde. Nella penombra vibra un ché di presago che affascina e inquieta. Si parte con Johnson, fantasma innamorato inconsolabile per aver perso la sua amata Emily, archetipo dello spettro rumoroso che riempie le vecchie dimore di terribili gemiti. Non è da meno il fantasma del mugnaio avaro, che si divertiva a tormentare il nuovo inquilino del mulino illudendolo circa la presenza di un tesoro sotterrato. Al narratore, tanto scettico quanto suggestionabile, toccherà misurarsi nientemeno che col fantasma della camera azzurra. Gustosi gli intermezzi e le divagazioni tra un racconto e l’altro, ed è qui che Jerome dà il meglio di sé. Un umorismo elegante, da gentleman garbato, quello di Jerome, capace di trarre ispirazione da piccoli fatti del quotidiano, a debita distanza dalla farsa, dalle battute facili, dai giochi verbali e dalle allusioni a doppio senso.

Del 1898 è Tre uomini a zonzo, ideale seguito di Tre uomini e una barca. Del 1902 è Paul Kelver, di contenuto autobiografico. Con Il passaggio nel retro del terzo piano, del 1908, la scrittura di Jerome si fa più cupa e introspettiva (densa di rimandi di carattere religioso). Il libro ha un grande successo di pubblico, ma molti critici lo bollarono negativamente, considerandolo una caduta di stile. Allo scoppio della guerra, rifiutato dall’esercito britannico perché cinquantaseienne, si arruola come autista d’ambulanze nell’esercito francese. Un’esperienza che confluirà poi nell’autobiografia del 1926: La mia vita e i miei tempi. Jerome muore a Northampton nel 1927.

Leone Maria Anselmi


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 31 – Giugno 2017.

Copyright 2017 © Amedit – Tutti i diritti riservati

VERSIONE SFOGLIABILE

Per richiedere COPIA della rivista CARTACEA: SEGUI ISTRUZIONI A QUESTA PAGINA

Annunci