PLANT REVOLUTION | La sorprendente intelligenza delle piante | Un saggio di Stefano Mancuso

Posted on 21 giugno 2017

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PLANT REVOLUTION

La sorprendente intelligenza delle piante | Un saggio di Stefano Mancuso (Giunti, 2017)

di Elena De Santis

su Amedit n° 31 – Giugno 2017

Spesso ricorriamo all’uso del termine “vegetale” in senso negativo; diciamo “Si è ridotto ad essere un vegetale” per riferirci a una persona che vive in uno stato di passività e ai limiti della sopravvivenza. Ancora, in medicina, si parla di “stato vegetativo” per definire quella condizione di coma persistente o permanente caratterizzata da incoscienza e da inconsapevolezza di sé e dell’ambiente circostante. Queste espressioni basterebbero da sole a denunciare la presenza nell’uomo di un vecchio preconcetto, ossia quello di associare al mondo vegetale l’idea di una categoria di esseri banali, passivi, persino privi di intelligenza. Se l’approccio al mondo animale è già di per sé fortemente viziato da una nostra supposta superiorità rispetto agli altri animali, verso le piante esso è ancora più ingeneroso, negando a queste la facoltà di possedere tutti quegli elementi che di solito associamo a una forma di vita complessa e intelligente.

La verità – come ci mostra il neurobiologo Stefano Mancuso nel suo ultimo libro Plant revolution (Giunti, 2017) – è ben diversa. Certo, a differenza degli animali, le piante non hanno niente di simile a noi; non posseggono arti, né faccia, né qualunque altro organo che possa rendercele più riconoscibili e familiari; questo le rende in effetti ai nostri occhi quasi degli esseri invisibili, o tutt’al più, solo degli elementi ornamentali. Per quanto ci riguarda, le piante sono in definitiva tanto diverse da noi e da tutte le altre forme di vita sulla Terra, da poterle considerare quasi una forma di vita aliena, che, oltretutto, sembra contraddire le leggi della dinamica e del movimento sottese alla vita stessa. Eppure, fin dalla loro comparsa, esse sono un modello di modernità, e il fine del libro di Mancuso è proprio quello di rendere evidente questo concetto. Seicento milioni di anni fa la vita emergeva dalle acque per conquistare la terraferma; fu allora che le strade di animali e piante si separarono. Entrambi svilupparono delle strategie di conquista e di sopravvivenza sulla terraferma; mentre i primi si organizzarono per muoversi e stabilire l’habitat più appropriato alle proprie esigenze, le seconde scelsero di adattarsi al nuovo ambiente restando radicate al suolo. Quella che sembrava una scelta evoluzionisticamente controcorrente e penalizzante si rivelò invece per le piante una strategia vincente: oggi non esiste angolo del nostro pianeta che non sia colonizzato dai vegetali; si stima addirittura che ben l’80 per cento in peso di tutto ciò che è vivo sulla Terra è costituito da vegetali. Nell’ultimo decennio ne sono state scoperte nuove specie, al ritmo di circa duemila per anno. Contro ogni aspettativa, insomma,  quell’apparente immobilismo è stato la carta vincente che le ha rese capaci di sviluppare strategie di sopravvivenza e di diffusione molto raffinate e, soprattutto, intelligenti.

Attraverso un’ammirata osservazione della loro complessa struttura anatomica, Mancuso ci illustra in modo avvincente le straordinarie capacità adattative e mimetiche che le piante hanno sviluppato per sopravvivere agli ambienti più disparati, per difendersi dagli attacchi dei predatori e per riprodursi. Tutte quelle funzioni che negli animali sono demandate a organi specifici come cervello, polmoni, occhi ecc., nelle piante sono distribuite su tutto il corpo; questo le rende meno vulnerabili, molto più resistenti e moderne degli animali (e persino di noi stessi). L’apparato radicale funziona come una sorta di cervello collettivo, vero e proprio modello di intelligenza distribuita. L’architettura modulare priva di centri di comando fa della pianta uno straordinario esempio di come flessibilità e solidità possano coniugarsi, ovvero la quintessenza della modernità. Non ultimo – ed è questo un punto cardine del libro di Mancuso – le piante hanno una loro memoria, sebbene molti scienziati facciano ancora fatica ad ammetterlo.

Del successo del mondo vegetale l’uomo non può che gioirne, dal momento che, insieme agli altri animali, egli ne è il vero beneficiario: respiriamo grazie all’ossigeno prodotto dalle piante, l’intera catena alimentare – e quindi il cibo di cui si nutrono gli animali – si basa sulle piante; gas, petrolio e tutte le energie rinnovabili altro non sono che una forma diversa di energia solare fissata dalle piante milioni di anni fa; per non parlare poi di tutte le applicazioni a base vegetale in medicina o dell’impiego di materiali come il legno nell’edilizia e nell’arredamento. Gli esempi di bioispirazione, poi, non mancano: si pensi a internet, traduzione tecnologica dell’apparato radicale delle piante, ma anche alla robotica e all’architettura sempre più rivolte al mondo vegetale. La nostra vita (come di tutti gli animali) dipende in definitiva proprio dal mondo vegetale. Il nostro futuro è scritto in queste straordinarie forme di vita aliena.

Elena De Santis

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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 31 – Giugno 2017.

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