UMANA, TROPPO UMANA | Poesie per Marilyn Monroe.

Posted on 20 giugno 2017

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UMANA, TROPPO UMANA. Poesie per Marilyn Monroe. (Nino Aragno Editore)

a cura di Salvo Arena

su Amedit n° 31 – Giugno 2017

Perché proprio Marilyn? È la domanda che Fabrizio Cavallaro e Alessandro Fo, curatori dell’antologia poetica Umana, troppo umana. Poesie per Marilyn Monroe (Nino Aragno editore) si sono sentiti rivolgere dai poeti interpellati per partecipare al progetto. La risposta, concisa e categorica, non s’è fatta attendere: «…Perché Marilyn è un emblema.» Icona pop, simbolo di un’epoca leggendaria, Marilyn ha incarnato la quintessenza della diva, perfetta e irraggiungibile, sempre drammaticamente in bilico tra i trionfi e la dannazione. Difficile definirla in modo univoco, tanto è impalpabile il mistero che da sempre la avvolge, un mistero che riguarda tanto la sua vita (tutt’altro che effimera e patinata) quanto le dinamiche, oscure, della sua morte. Qual miglior musa per un poeta. Marilyn assurge, suo malgrado, ad archetipo, anche per tutto quello che ha rappresentato indirettamente. Il suo mito, veicolato in modo potente anche da quella sorta di sindone che seppe farne Andy Warhol, è giunto intatto fino a noi, passando indenne nei decenni e gettando nel dimenticatoio tante platinate replicanti. Pasolini le dedicò dei versi bellissimi, ed emblematici: La tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico, richiesta dal mondo futuro, posseduta dal mondo presente, divenne un male mortale. Se fosse sopravvissuta – a se stessa, allo star system, al mondo – oggi Marilyn avrebbe poco più di novant’anni. Quest’antologia si propone di celebrarla attraverso il metro della poesia contemporanea, con versi ispirati e devoti, partecipi di un dolore fattosi corale e condiviso. Valgano per tutti quelli di Anita Piscazzi: Rimarrai per sempre rondine che ha deciso di scendere all’inferno.

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Intervista a Fabrizio Cavallaro, uno dei due curatori.

Più di un centinaio i contributi raccolti, tra firme note come Dario Bellezza, Pier Paolo Pasolini, Elio Pecora, Renzo Paris, Roberto Deidier (per non citarne che alcuni) e altre meno note. Come è avvenuta la selezione? 

La selezione è avvenuta un po’ a tappeto. All’inizio pensavamo a 90 poeti per i 90 anni dalla nascita di Marilyn… poi i poeti son diventati di più, e ne siamo stati davvero felici.

Cosa nascondeva Marilyn dietro lo splendore della sua immagine?

Dietro la patina angelicata e ossigenata, v’era una donna estremamente fragile ed anche discretamente colta. Scriveva poesie, ma aveva trovato nel cinema lo strumento per ottenere ciò che più di tutto voleva: non la notorietà fine a se stessa, ma la notorietà come veicolo per essere AMATA.

Pasolini, in un’intervista, sentenziò che il successo può essere per un uomo qualcosa di infinitamente negativo, l’altra faccia della persecuzione. In che misura Marilyn subì il grandioso successo che la travolse?

Lo abbiam visto chiaramente, nella sua vita, nei suoi tanti matrimoni falliti, in una maternità abortita, e infine nella sua morte dai contorni che resteranno per sempre poco chiari… Ma anche se si fosse realmente suicidata, di fatto era una condanna a vivere che Marilyn espiava ogni giorno della sua vita.

Ci volevano nervi più saldi, e tu non l’hai avuti per resistere alla sfida del tempo. Per questo ci piaci; perché fosti una vittima, una sconfitta dal tempo e dalla storia infausta dei nostri giorni peccatori. Sono versi tratti dalla poesia Marilyn di Dario Bellezza. Il poeta le riconosce una sostanza impalpabile ma al tempo stesso la chiama affettuosamente “sorellina”. Come faceva Marilyn a risultare al contempo distante (come si conviene a una diva) e familiare?

Credo che in questo ossimoro, stava il fascino della donna fatale, ma ancor più (per chi ha sensibilità di andare a fondo in quest’anima sofferente) la tenerezza di una bambina mai cresciuta davvero, e questo fu chiaro anche nei rapporti “immaturi” con gli uomini, che ebbe. Chi soffre, chi è ai margini, perché non si adegua alla globalità crudele del mondo, non può che risultare estremamente “simpatico”.

Tra tutte le poesie raccolte in quest’antologia quali sono i versi che meglio descrivono la complessità e la fragilità del personaggio Marilyn Monroe?

Credo nella poesia di Pasolini e in quella di Bellezza, ma anche in quella di Erri De Luca, in quella di Sacha Piersanti e in quella di Attilio Lolini. E, per una strana alchimia, nella poesia di Alessandro Fo, co-curatore del libro, che parla di Kay Kent, la sosia più famosa della Monroe, che visse fragilità simili e morì nello stesso modo di Marilyn.

Nella celebre pellicola Eva contro Eva del 1950 Marilyn recita una particina comparendo accanto a un’altra dea hollywoodiana: Bette Davis. Cosa aveva di diverso dalle altre grandi dive?

Era – appunto – “umana”. Parafrasando il libro di Nietzsche, ho voluto che il libro si intitolasse così perché dall’umanità, imperfetta come dev’essere, di Marilyn scaturiva l’idea di una donna piena di contraddizioni, ma per questo estremamente umana. Tutto starebbe nel riuscire a fare i conti, ognuno di noi, con le nostre contraddizioni interiori… Marilyn spesso non ci riuscì.

Di Fabrizio Cavallaro, apprezzato poeta, segnaliamo le recenti pubblicazioni Sala d’aspetto (Ed. Eretica) e L’assedio (Ed. Novecento).

Salvo Arena


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 31 – Giugno 2017.

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