SOTTO I GHIACCI DI ENCELADO | Una delle 62 lune di Saturno potrebbe ospitare forme di vita aliena

Posted on 20 giugno 2017

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SOTTO I GHIACCI DI ENCELADO

Una delle 62 lune di Saturno potrebbe ospitare forme di vita aliena 

di Cecily P. Flinn

su Amedit n° 31 – Giugno 2017

Negli ultimi decenni, grazie alla gran mole di informazioni raccolta da sonde e telescopi, la nostra percezione dell’universo ha subito profonde modificazioni. Ridimensionando il nostro proverbiale antropocentrismo, abbiamo smesso di sentirci soli e speciali nel bel mezzo di un infinito freddo e disabitato, e soprattutto abbiamo smesso di bollare come mera fantascienza la possibilità di individuare forme di vita aliena fuori o dentro il nostro sistema solare. Nonostante certi legittimi scetticismi siamo diventati in buona parte più possibilisti, più predisposti all’incontro ravvicinato (e non con l’omino verde, passato ormai di moda, ma con altrettanto suggestivi microrganismi elementari). Detto in altre parole, l’idea che qualche batterio se la spassi su Marte, su Giove o nei dintorni di Saturno non ci crea particolari imbarazzi. Nel grande universo c’è spazio a sufficienza per tutti, alieni supertecnologici (per il momento avvistati solo da fantasiosi visionari) e microbi primordiali.

L’ultima scoperta astronomica annunciata dalla Nasa – pubblicata sulla prestigiosa rivista «Science» e subito rimbalzata con titoli fuorvianti sui media generalisti – riguarda Encelado, una delle 62 lune di Saturno. Questa luna ghiacciata – del diametro di 500 chilometri, circa un settimo di quello della nostra Luna, orbitante nell’anello E di Saturno (un milione di chilometri di estensione) – potrebbe, il condizionale è d’obbligo, ospitare la vita. La sonda Cassini (una missione realizzata da Nasa, Esa e Asi), che la sta osservando dal luglio 2004, ha rilevato che sulla sua superficie ghiacciata compaiono fratture esalanti sbuffi di vapore, e di qui la deduzione: sotto i ghiacci di Encelado si celano le acque di un oceano sepolto. L’equazione è ormai nota: chi trova acqua allo stato liquido trova vita (la probabilità è altissima). Sulla crosta ghiacciata di questa luna di Saturno svettano enormi geyser emettenti getti di idrogeno e anidride carbonica (essenziali per innescare il processo di metanogenesi, ossia la produzione di metano da parte di microrganismi). Nei vapori dei geyser la sonda Cassini ha individuato (utilizzando il sofisticato “Ion Neutral Mass Spectrometer”) la presenza di idrogeno molecolare; detto più semplicemente, questo satellite di Saturno non solo custodisce una grande riserva d’acqua allo stato liquido, ma detiene anche l’energia chimica idonea a supportare eventuali forme di vita.

Queste rilevazioni, effettuate a 1,5 miliardi di chilometri di distanza, accendono le speranze e gli entusiasmi di molti scienziati, sempre più determinati a rintracciare la vita al di là degli angusti confini terrestri. Encelado sembra offrirsi come candidato ideale. Ha un’atmosfera milioni di volte più sottile di quella del nostro pianeta, un’atmosfera che potrebbe essere caratterizzata dalla presenza di vapore acqueo ionizzato; sui fondali potrebbero sprigionarsi sorgenti geotermali simili a quelle presenti sulla Terra. Ci si muove per ipotesi, ma quei pochi dati certi lasciano ben sperare. Encelado, tra l’altro, fa il paio con Europa, il satellite di Giove osservato qualche anno fa; anche Europa, ricoperto di ghiaccio, sembra custodire un oceano sotterraneo di vastissime proporzioni (la Nasa si propone di esplorarlo entro il 2022).

Occhio puntato dunque sulle lune ghiacciate dei pianeti giganti. Questi misteriosi satelliti potrebbero rivelarsi tutt’altro che sterili e desolati. La vita, batterica o più articolata, potrebbe agitarsi sotto le spesse coltri di ghiaccio, favorita da attività idrotermali. L’acqua quale veicolo e habitat della vita, come Encelado sembra suggerire, non va dunque cercata solo in superficie; tutte le rilevazioni future mireranno alle perforazioni delle croste per poter prelevare campioni delle acque sotterranee (alcuni prototipi dei robot-perforatori sono già in fase di sperimentazione). Le scoperte in ambito astronomico si susseguono a ritmo incessante, anche se troppo spesso i toni utilizzati sono ingenuamente sensazionalistici. Negli ultimi due decenni abbiamo fatto passi da gigante, l’universo non ci appare più come un immenso panno nero bucato da inafferrabili stelle, le grandi distanze non ci scoraggiano più di tanto, ma non dobbiamo dimenticare che siamo solo agli inizi, appena un passo fuori casa. Trovare la vita fuori dal nostro pianeta resta uno degli obiettivi primari, e siamo sempre più determinati a trovarla (che sia basata sul carbonio, come la nostra, sul silicio o su chissà quale altro aggregante cosmico sconosciuto). Al momento si guarda all’infinitamente piccolo, alla potenziale fauna microbatterica estremofila che potrebbe annidarsi nelle profondità di queste lontanissime lune glaciali. Il rinvenimento di vita aliena (intelligente o elementare) aprirebbe nuove frontiere al nostro pensiero e alla nostra weltanschauung, cambiando radicalmente la nostra percezione dell’universo. Ora è Encelado a offrirci questa suggestione.

La sonda Cassini, lanciata il 15 ottobre 1997, ha raggiunto Saturno il 1° luglio 2004; entro settembre 2017 la missione si chiuderà con un tuffo sulla superficie del pianeta.

Cecily P. Flinn


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 31 – Giugno 2017.

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