¡Miren que guapo! | Bellissimo | Il terzo romanzo di Massimo Cuomo (Ed. e/o, 2017)

Posted on 20 giugno 2017

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¡Miren que guapo!

Bellissimo | Il terzo romanzo di Massimo Cuomo (Ed. e/o, 2017)

di Leone Maria Anselmi

su Amedit n° 31 – Giugno 2017

 

Una bellezza prepotente, primordiale, misteriosa investe questa nuova prova narrativa dello scrittore veneziano Massimo Cuomo. Ad averla ricevuta in sorte è il piccolo Miguel, figlio del venditore di camicie Vicente Moya e di Maria Serrano. Cuomo sceglie di ambientare la storia nei primi anni Settanta nella città messicana di Mérida, nello Yucatàn (una scelta ponderata, perché qualsiasi altra ambientazione avrebbe reso certi aspetti del romanzo poco credibili). I primi a salutare l’eccezionalità di Miguel, nello stupore generale, sono i medici dell’Hospital Regional. Fin dal giorno della sua nascita Miguel è una rivelazione, una gioia per gli occhi di chi lo guarda. Miguelito non è semplicemente bello. È bellissimo. Di una bellezza che insieme disarma e irretisce. Una bellezza perfetta, rara, quasi sovrannaturale. Come in un presepio, parenti e vicini accorrono numerosi per omaggiare la nascita del bellissimo. Intorno a questa bellezza, abbagliante e destabilizzante, si stabilisce presto un clima devozionale, tutti ne sono stregati e fanno a gara per poterlo tenere in braccio per qualche minuto. Maria Serrano, la madre, si ritrova coinvolta suo malgrado in qualcosa di più grande di lei, spettatrice anche lei di un evento inatteso e inimmaginabile che finirà per schiacciarla.

Tra gli spettatori di questo evento c’è Santiago, il fratello maggiore; il materializzarsi di questa piccola divinità all’improvviso lo detronizza, lo relega in secondo piano, sottraendolo all’affetto esclusivo dei suoi genitori. In ossequio all’impietosa legge dei contrasti, Santiago letteralmente scompare accanto a Miguel, oscurato dalla sua luce, dall’ingombro totalizzante della sua magnifica presenza. Impaurito ma al contempo affascinato Santiago arretra, trova riparo nell’ombra e da questa postazione comincia a scrutare il fratello. Ne scruterà ogni passo, ogni scelta, ogni fuga, ogni conquista, ma sempre a debita distanza, macinando emozioni contraddittorie nutrite da un profondo senso di inadeguatezza. Miguel ha ereditato la sua avvenenza dal padre, mentre a Santiago son toccati i tratti più dimessi e meno appariscenti della madre. La bellezza, come una lama affilata, taglia in due la famiglia Moya. Sullo sfondo un vicinato vieppiù invadente che si fa platea adorante. La bellezza, sembra suggerirci Cuomo, è forse il più potente catalizzatore, capace di muovere le pulsioni più recondite. La narrazione, fluida e coinvolgente, si snoda su un asse cronologico lineare, qua e là intervallato da piccoli flashback.

Da piccolo Miguel si ammala di difterite. Dove fallisce lo stregone curandero trionfa la Virgen morenita de Guadalupe. Vicente Moya grida al miracolo e organizza per la fiesta de cumpleanos dell’adorato Miguelito una parata in pompa magna per celebrare la resurrezione del niño divino. Per le strade di Mérida non si era mai visto nulla di simile. Il niño resuscitado viene portato in processione su un lungo tappeto rosso tra le braccia della statua lignea della vergine. Il popolo, in delirio, applaude commosso. Una tale bellezza non poteva che coincidere con la santità. Santiago diventa così per tutti (e per se stesso) l’hermano del niño divino. Quella narrata in Bellissimo è la storia di due fratelli, due mondi distanti ma speculari, destinati a più riprese ora all’incontro ora allo scontro. Due fratelli legati da un rapporto problematico, divisi dall’ingombro di una bellezza difficile da gestire tanto per l’uno quanto per l’altro. Percorreranno la stessa strada, Miguel da protagonista e Santiago da spettatore, fino al momento della consapevolezza, dove tutto si ribalterà. All’età di undici anni Miguel è quasi un maschio fatto, «…La bellezza incarnata è divenuta materia viva» e ben presto passerà da una Rosita all’altra, affamato di vita e di esperienze, desideroso di usare la sua bellezza sugli altri. Santiago ne spierà anche il primo rapporto amoroso, restandone profondamente turbato. «Mentre il corpo di Miguel si muove in mezzo ad altri corpi, vivo e caldo, il corpo di Santiago dorme, come se fosse già morto (…) Ha deciso, Miguel, che la vita è nella consistenza della marmellata chiusa nel barattolo proibito (…) invece Santiago ignora il sapore della marmellata e persino l’esistenza di barattoli da aprire.» Lascerà presto il nido famigliare – producendo un grande vuoto in tutti (comprese le mille donne del vicinato, giovani e meno giovani, tutte innamorate di quest’idolo irresistibile) – e viaggerà, girerà il mondo in lungo e in largo a bordo di una curiosità audace e instancabile, perdendosi «…nella bocca e fra le gambe di femmine stupende e stupefatte». Santiago, sempre spettatore rispetto al fratello, paralizzato da un’inadeguatezza che non è invidia, scopre il viaggio attraverso la lettura.

Al di là della storia – molto articolata, che in questa sede preferiamo non svelare – la vera protagonista del romanzo è la bellezza, intesa quale benedizione e maledizione. Bellezza come passe-partout e bellezza come limite. Con Bellissimo (e/o, 2017) Massimo Cuomo mette a segno il suo terzo romanzo. Lo scrittore veneziano ha esordito nel 2011 con il romanzo Malcom, seguito nel 2014 da Piccola osteria senza parole.

Leone Maria Anselmi


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 31 – Giugno 2017.

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