CARO VIKY TI SCRIVO | Biglietti a un amico | 75 autori omaggiano Pier Vittorio Tondelli | Un testo a cura di Enos Rota

Posted on 19 giugno 2017

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CARO VIKY TI SCRIVO

Biglietti a un amico | 75 autori omaggiano Pier Vittorio Tondelli | Un testo a cura di Enos Rota

di Claudio Zamboni

su Amedit n° 31 – Giugno 2017

Il 16 dicembre 1991 si spegneva a Reggio Emilia lo scrittore Pier Vittorio Tondelli. Nella sua breve ma intensa produzione letteraria ci ha lasciato opere fondamentali, come i romanzi-cult Altri Libertini, Pao Pao, Rimini e Camere separate (scritti tra il 1980 e il 1989) in cui abbraccia tutta un’umanità irredenta, smarrita e negletta. L’immensa apertura d’ali che promana dai suoi scritti dimostra quanto la formazione cattolica non abbia minimamente inficiato la capacità di penetrare “sui sentieri paurosi che spesso non conosciamo”, nelle più intime e oscure pieghe della vita e dell’animo umano con assoluta e disinvolta libertà, con irriverente arguzia, e con sempre viva partecipazione, dolore, disincanto e quel tanto che basta di ironia. Agli aspiranti scrittori del Progetto Under 25 (da lui promosso sulla rivista Linus), diceva: «Scrivete non di ogni cosa che volete, ma di quello che fate. Astenetevi dai giudizi sul mondo in generale (ci sono già i filosofi, i politologi, gli scienziati ecc.), piuttosto raccontate storie che si possano oralmente riassumere in cinque minuti.» un dettato a cui egli per primo ha saputo restare fedele, nel tendere verso una letteratura capace di «vegliare la vita del mondo e raccontarla».

In occasione del 25° anniversario dalla morte è uscito Biglietti a un amico (Magellano Fine Books). Il libro – curato da Enos Rota, amico in vita, nonché promotore della figura di Tondelli da venticinque anni a questa parte – è un omaggio corale che mette insieme pensieri e riflessioni scritti da alcuni estimatori dell’opera tondelliana, e già nel titolo si ispira volutamente a Biglietti agli Amici, un piccolo e prezioso volumetto inizialmente stampato in sole 24 copie di cui Pier fece dono ad altrettanti suoi cari amici la vigilia di Natale del 1986. Uno dei privilegiati destinatari di quel dono era stato proprio Enos Rota, che adesso, a trent’anni di distanza, con questa pubblicazione intende suggellare un atto di profonda gratitudine nei confronti del compianto amico. Nella prefazione Mauro Rubino ricostruisce la genesi e la storia di Biglietti agli amici, soffermandosi sulla loro complessa struttura e sui rimandi alla mistica ebraica messi in luce dal ricorso al motivo angelico e a quello cosmologico. Tondelli aveva infatti suddiviso questi suoi biglietti in due sezioni: la prima che copre le dodici ore della notte mentre la seconda le dodici ore del giorno; ciascuna di queste ore era associata ad angeli e pianeti illustrati in apposite tavole angeliche e astrologiche, traslate a loro volta dal The Magus di Francis Barrett, del 1801. Tra i contributi raccolti nel libro quello di Francesco Ricci è uno dei più pregnanti: «(…) non c’è – né ci sarà – alcun Angelus Novus a rivolgere il suo sguardo verso chi è rimasto indietro, verso chi è stato travolto sotto le macerie di un progresso, il quale, nello stesso momento in cui sana, infligge nuove ferite, nello stesso momento in cui salva, sommerge popoli e creature.»

Dalle varie testimonianze qui sapientemente raccolte da Enos Rota, la figura di Pier Vittorio riemerge come un faro, un riferimento non solo letterario, ma anche e soprattutto umano. Scrive Andrea Superato: «Non basta stare vicini per appartenere agli stessi confini, per parlare la stessa lingua, per capirsi. Ci vuole qualcosa di più. L’arco compiuto da Altri libertini a Un weekend postmoderno ci insegna cosa sia questo qualcosa.» Una vita che si è generosamente donata agli altri, quella di Tondelli, come dimostra l’iniziativa del progetto Under 25, una scuola di scrittura che lo vide spendersi in totale gratuità a favore di giovani scrittori di talento; tra questi c’è Andrea Demarchi che, nella sua testimonianza raccolta in questo libro scrive: «E c’era questa lingua che pareva inventata apposta per raccontare e celebrare la vita dei ragazzi, una lingua dirompente, musicale, nuova. (…) Quel poco che credo di saper fare, l’ho scoperto, e imparato, grazie a lui.» Il libro si chiude con il tenero ricordo lasciatoci poco prima di morire da Wanda Gherpelli Prosperi, maestra di Pier, vergato con parole semplici e toccanti.

Tondelli non ha mai ricevuto alcun premio o riconoscimento ufficiale. Il suo è un successo che potremmo definire partito dal basso – o dal cuore – dei suoi tanti lettori, giovani e meno giovani. La singolare esperienza che accomuna molti lettori di Tondelli parla di intime connessioni, di un vero e proprio transfert che dalla pagina scritta va incontro alla vita, e viceversa. Ecco perché in tanti hanno trovato tra quelle pagine al di là dello scrittore l’uomo, divenuto poi quasi un fratello, un amico o un amante. La commemorazione del 25° anniversario dalla morte è stata l’occasione per un rinnovato interesse intorno alla  figura di quello che possiamo, indubbiamente, ritenere uno dei più brillanti e rappresentativi scrittori italiani dell’ultimo trentennio. In tutta Italia si sono tenuti eventi in suo onore, particolarmente a Correggio, la città emiliana dove era nato il 14 settembre del 1955 e dove ha sede un Centro di documentazione a lui intitolato. Enos Rota prosegue instancabile la sua meritoria azione di divulgazione e valorizzazione dell’opera tondelliana nel mondo.

Claudio Zamboni


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 31 – Giugno 2017.

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