SAKAMOTO | Async | Il nuovo album solista di Ryuichi Sakamoto

Posted on 18 giugno 2017

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SAKAMOTO

Async | Il nuovo album solista di Ryuichi Sakamoto

di Lillo Portera

su Amedit n° 31 – Giugno 2017

Il geniale compositore giapponese Ryuichi Sakamoto torna ad incidere un nuovo album solista a ben otto anni di distanza da Out of Noise (edito nel 2009); in Three, del 2013, si era avvalso infatti della collaborazione di Jacques Morelembaum e Judy Kang. Async, questo il titolo del nuovo lavoro, vede la luce dopo un lungo periodo buio, nel corso del quale l’artista ha dovuto affrontare un grave cancro alla faringe (ora le sue condizioni di salute sono stabili). Nato a Nakano nel 1952, Sakamoto ha studiato pianoforte fin dalla più tenera età; negli anni dell’adolescenza ha affiancato alla sua formazione classica anche la fascinazione per la musica jazz. Terminato il liceo ha conseguito una laurea in composizione presso l’Università di Tokyo, specializzandosi in musica etnica ed elettronica. La sua prima produzione discografica è legata agli Yellow Magic Orchestra (1978-1983), una band elletro-pop composta, tra gli altri, da Haruomi Hosono e Yukihiro Takahashi. I primi lavori da solista – gli album Thousand Knives del 1978, B-2 Unit del 1980 e Left-Handed Dream del 1981 – riflettono la molteplicità dei suoi interessi in ambito musicale e l’apertura alle contaminazioni. Il disco che segna la maturazione stilistica di Sakamoto è Ongaku Zukan del 1984 (poi ripubblicato con il titolo Illustrated Musical Encyclopedia). Seguiranno: Esperanto, Futurista, Neo Geo e Beauty (ultimo disco degli anni ’80).

Fautore della fusione tra musica tradizionale nipponica e nuove sonorità elettroniche occidentali, Sakamoto mette a punto un linguaggio musicale personalissimo, capace di mediare tra atmosfere culturalmente distanti e apparentemente inconciliabili. Onnivoro della musica, grande innovatore e sperimentatore, non ha tralasciato nulla nel suo percorso di ricerca, spaziando disinvoltamente dalla classica al pop, passando per l’ambient, il lounge, il jazz, l’elettronica, la techno e la world music. Tra i suoi album più rappresentativi spicca Sweet Revenge (1994), un lavoro sfaccettato e caleidoscopico che accarezza tutta la complessità della sua poetica. Forse nessuno meglio di Sakamoto ha saputo dimostrare che la musica è davvero un linguaggio universale. Sterminata e varia la sua produzione discografica, sempre divisa tra gli album personali (giunti a venti con Async), le collaborazioni con altri artisti e la composizione di colonne sonore, basti citare quelle scritte per i film di Bertolucci L’ultimo Imperatore, che nel 1987 gli valse l’Oscar, e Il tè nel deserto; ultima in ordine di tempo nel 2015 la colonna sonora (con Alva Noto e Bryce Dessner) per The Revenant di Alejandro G. Iñárritu. L’album Async si offre come summa e sintesi di tutto il lavoro del grande compositore giapponese, prossimo a festeggiare i quarant’anni di carriera. Un disco quasi esclusivamente strumentale, con passaggi che sfiorano la classica, il glitch, la drone-based music, le spazialità dell’ambient e le suggestioni dell’elettronica (vero è che trattandosi di Sakamoto le definizioni lasciano il tempo che trovano, tanto eclettico è il suo respiro compositivo). Sakamoto ha definito Async la colonna sonora per un immaginario film di Andrei Tarkovsky. Andata, il brano d’apertura, libera il suono di un organo, una melodia appena accennata che giunge da lontano: più che a un’andata il brano sembra alludere a un ritorno, al riaffiorare di un’antica reminiscenza. Segue Disintegration, in cui assistiamo alla decomposizione di una struttura vivente (le note si sgretolano da un corpo centrale che gradualmente va scomponendosi). In Full moon (con testi tratti da The Sheltering Sky di Paul Bowles) si sovrappongono le voci recitanti di Sergei Mihailov, Bernardo Bertolucci, Carsten Nicolai, José Lavat, Keyko Nimsay, Priscilla Leung, Shirin Neshat, Andri Magnason, Tang Kit Ming e Christine Leboutte; riemergono i ricordi di un pomeriggio di infanzia, e più volte, in diverse lingue, ricorre la domanda: Quante altre volte guarderai sorgere la luna piena? La traccia Async, cuore del disco, impronta un’accelerazione. In Life, Life la profonda e calda voce recitante dell’amico David Sylvian scandisce i versi di Arseny Tarkovsky (padre del regista): And this I dreamt, and this I dream.

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In questo nuovo lavoro Sakamoto fa pochissime concessioni alla melodia; la narrazione stessa risulta sospesa, a tratti cristallizzata. Tema centrale è la caducità, la fragilità, la transitorietà. Async è una sorta di memento mori, ma in una chiave luminosa, senza traccia di autocommiserazione. È il tempo ad essere indagato, quasi illustrato dal medium sonoro, il tempo perduto e il tempo che si va perdendo, nota dopo nota. Inevitabili i riferimenti ai momenti difficili vissuti in prima persona, l’esperienza della malattia e non ultimo il dramma vissuto dal Giappone nel violento terremoto del 2011. Con Async Sakamoto riconferma lo spessore di una sensibilità complessa ed elegante. Il disco, su etichetta Milan Music, è disponibile in cd e vinile.

Lillo Portera


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 31 – Giugno 2017.

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