L’ESILIO DEI MOSCERINI DANZANTI GIAPPONESI | di Marino Magliani | Exòrma Edizioni

Posted on 17 aprile 2017

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L’ESILIO DEI MOSCERINI DANZANTI GIAPPONESI 

di Marino Magliani

Exòrma Edizioni
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Il protagonista, un traduttore di professione, che trova un alter ego in Tabucchi (banco di prova del suo tradurre), ha lasciato la sua Liguria, è andato lontano (in diversi lontani) e non è più tornato. Un esilio volontario, in ultima analisi da se stesso. Un’autobiografia di non si sa chi, che viene da presupporre vera forse proprio perché non c’è nessuna prova che lo sia.

Una serie di ricordi si legano tra loro, i luoghi e le circostanze del passato e del presente si allacciano come in una treccia: i collegi, la valle ulivata dell’infanzia, le caserme e i reparti neuro dove il protagonista ha vissuto “nei dieci anni di residenza nella notte”… Sono ritorni e ripartenze, dalle rive liguri alle dune sabbiose del nord dell’Olanda dove, nei luoghi anfibi, i japanese dansmug, i moscerini danzanti giapponesi “sono molto meno duri a morire delle mosche liguri”. “Quando mi metto a cercarli, al mare, mi viene in mente quando da bambino in Liguria cercavo la Corsica. Era un moscone anche quello (…)”.
Il mare, le spiagge, l’orizzonte di sabbia, le acque ricorrono nel libro come un connettivo della nostalgia, da un esilio all’altro, il luogo della presenza: “Dicono che gli esuli fanno bene due cose, una è camminare lungo le rive di un fiume, o di un mare, di un lago, di un canale. L’altra è non dormire la notte”.

Vero attore del libro è la ‘voce’, che fa risuonare le parole nell’orecchio del lettore, lo trascina oltre l’affastellamento degli eventi di una vita. Magliani getta dei sassi nel pozzo, che febbrilmente il lettore si trova, suo malgrado, a benedire e rincorrere. Per poi ritrovarsi anche lui nel pozzo, senza sapere come ci è finito. Come Dante che sviene sulle spiagge d’Acheronte e si ritrova all’inferno.

L’autore:
Marino Magliani

è nato in Liguria, ha vissuto a lungo in Spagna e Sud America, risiede in Olanda. Ha tradotto molta narrativa latinoamericana, tra cui Le acqueforti di Buenos Aires, di Roberto Arlt. Come narratore, tra i suoi romanzi, Il collezionista di tempo (Sironi) e Quella notte a Dolcedo (Longanesi). Ha sceneggiato Sostiene Pereira, di Tabucchi, che è diventato una graphic novel, con i disegni di Marco D’Aponte.


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