SE A PARLARE È IL SILENZIO | Il silenzio (Einaudi, 2017) | Erling Kagge e il viaggio al centro di noi stessi

Posted on 23 marzo 2017

0



SE A PARLARE È IL SILENZIO

Il silenzio (Einaudi, 2017) | Erling Kagge e il viaggio al centro di noi stessi

di Claudio Zamboni

su Amedit n. 30 – Marzo 2017

Parlare del silenzio potrebbe di primo acchito sembrare un ossimoro, eppure molti autori hanno da sempre cercato di coglierne l’essenza proprio attraverso le parole. È quanto ha fatto anche il norvegese Erling Kagge, “l’esploratore dei tre Poli”, celebre per essere stato il primo uomo a raggiungere in solitaria il Polo Sud. Il suo ultimo libro, edito in Italia da Einaudi, cerca di rispondere a tre domande fondamentali: Che cos’è il silenzio? Dove lo si trova? E perché oggi è più importante che mai? Domande per le quali Kagge ha trovato le trentatré possibili risposte che compongono il suo libro.

Da buon esploratore, l’autore intende coinvolgerci in un’insolita avventura, una sorta di “viaggio al centro della Terra”, ma restando fermi dove siamo; perché il centro di cui qui si parla risiede nei nostri più intimi recessi, in quel luogo che più ci appartiene e che siamo troppo spesso usi a disertare. Nessun luogo sperduto da raggiungere, dunque, niente che abbia a che fare con pratiche zen o esercizi di yoga, e nemmeno l’invito a una fin troppo ovvia fuga dal mondo verso luoghi desolati. Quando le contingenze della vita ci impediscono di evadere costringendoci a restare lì dove siamo, quando più ci sentiamo sopraffatti dalla cacofonia dei rumori che invadono le nostre affollate esistenze, è lì che la sfida ci attende, è lì che dobbiamo imparare a chiudere fuori il mondo. Non un’alienazione, si badi, bensì un dare ritmo alla nostra interazione col mondo per riuscire a vederlo con più chiarezza. Come ogni grande impresa che si rispetti, la “regola d’oro” si nasconde in semplici gesti, che richiedono però tanta autodisciplina. Si potrebbe ad esempio iniziare con lo spegnere la TV, con un graduale distacco da tutte quelle apparecchiature che oggi usiamo come fossero protesi del nostro corpo (computer, smartphone, tablet, ecc.); l’eccessivo uso che spesso facciamo di tutti questi dispositivi (senz’altro utili, e talvolta indispensabili), senza che ce ne rendiamo conto congestiona la nostra vita con un sovraccarico di informazioni e di interazioni non sempre necessarie.

Perché ci lasciamo distrarre così ben volentieri? Perché cerchiamo di tenerci sempre occupati in qualcosa riempiendo ossessivamente ogni minima parte del nostro tempo? E ancora: Perché tendiamo sempre a circondarci di rumori?

Riflettere su questi punti potrebbe aiutarci a sviluppare una maggiore consapevolezza e comportamenti più razionali. Se ben poste, queste domande possono dirci molto su ciò che si nasconde dietro tante azioni che compiamo in modo spamòdico. Il silenzio ci mette a nudo, faccia a faccia con certe nostre paure e con quel profondo senso di disagio e inadeguatezza che ci coglie in tante situazioni nelle quali siamo costretti a stare soli con noi stessi (o per meglio dire, con quell’estraneo che ci abita dentro).

Ma perché abbiamo così tanta paura del silenzio al punto da fare di tutto per evitarlo?

Kagge cita in proposito il poeta Jon Fosse: «Forse perché il silenzio contiene in sé lo stupore, ma anche una specie di violenza […] E chi non si è stupito davanti a questa violenza ne ha avuto paura.» Ciò che evitiamo veramente è la nostra nuda essenza, l’umanità mostruosa e meravigliosa a un tempo di cui siamo fatti. Il silenzio ci prende spesso alla sprovvista, e inizia a scavare lentamente una voragine dentro noi stessi; questa voragine rappresenta per noi un’opportunità: possiamo vincere quell’iniziale senso di vertigine tipico di quando ci si trova sull’orlo di un precipizio, e affacciarci, tentando pian piano di spingerci sempre più in profondità. In questo piccolo ma prezioso libro troveremo tanti buoni spunti di riflessione che sono altrettanti punti di possibili partenze verso questo viaggio al centro di noi stessi.

Ogni buona conversazione è fatta di parole ma anche di pause; queste pause rappresentano dei ponti che consentono a chi fa conversazione di passare da un lato all’altro e di comprendere meglio il messaggio che riceviamo. È come la pausa prodotta dagli strumenti tra le note di un’esecuzione musicale; quei silenzi evocano altri suoni e altre immagini, e sono fondamentali tanto quanto le note suonate. Se si ascolta, il silenzio parla, ci mostra chi siamo veramente, accresce la nostra consapevolezza, schiude un potenziale di crescita, creando uno spazio in cui possono nascere nuovi pensieri e nuove idee. Kagge ha scoperto questo tesoro che si cela nel silenzio durante le sue lunghe permanenze nei luoghi più impervi e desolati del pianeta, ma una volta sperimentatone il grande beneficio, ha voluto ricercare quel silenzio anche nei luoghi e nelle situazioni in cui sembrava impossibile riprodurlo. È allora che ha scoperto che il silenzio non è solo qualcosa che sta intorno a noi, ma anche qualcosa che è dentro di noi. Un tesoro a cui attingere sempre, nel qui e ora.

Claudio Zamboni


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 30 – Marzo 2017.

Copyright 2017 © Amedit – Tutti i diritti riservati

VERSIONE SFOGLIABILE

Per richiedere COPIA della rivista CARTACEA: SEGUI ISTRUZIONI A QUESTA PAGINA

Advertisements