COSÌ È SE VI APPARE | La Madonna di Medjugorje | Trentasei anni di apparizioni

Posted on 23 marzo 2017

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COSÌ È SE VI APPARE

La Madonna di Medjugorje | Trentasei anni di apparizioni

di Gaetano Platania

su Amedit n. 30 – Marzo 2017

 

Da trentasei anni la Madonna soggiorna a Medjugorje. Per chiunque voglia andare a trovarla, lei è lì, a braccia aperte, pronta a confortare gli animi dei suoi figli e a dispensare frasi amorevoli. “Cari figli!” dice la Madonna a inizio di ogni suo messaggio che si chiude con “Vi ringrazio per aver risposto alla mia chiamata”.

Medjugorje è una piccola località bosniaca adagiata tra le pendici di due colline, con una storia molto sofferta alle spalle. Nel corso delle guerre jugoslave questi luoghi furono scenario di lunghi e cruenti conflitti, molto ebbero a patire durante la dittatura comunista e per le varie spinte secessioniste; nel 1993 – mentre erano già in corso le presunte “apparizioni mariane” – molti prigionieri serbi e bosniaci vennero torturati e uccisi nei cinque campi di concentramento costruiti proprio lì vicino. Queste atrocità non fecero tuttavia la fama di Medjugorje, e nessuno, a parte chi ci viveva, conosceva la sua profonda sofferenza. Eppure Maria già vi bazzicava, fin dal 1981, quando sembra aver fatto la sua prima comparsa sulla collina del Podbrdo. Tutto è cambiato man mano che la propaganda cattolica procedeva con la promozione di questo luogo a speciale meta spirituale; ogni anno giunge qui oltre un milione di pellegrini da tutto il mondo. Da luogo di odio e di persecuzione Medjugorje è divenuto luogo di pace e di preghiera. Potremmo leggere già in questo un miracolo operato dalla Madonna, oppure più semplicemente la conseguenza delle mutate situazioni politiche e dell’ottima operazione di marketing.

Quale che sia la chiave di lettura, certamente qui qualcosa di straordinario è avvenuto, qualcosa che ha mutato per sempre la fisionomia e la vocazione di questi luoghi, un tempo estremamente poveri e oggi floridi grazie all’indotto economico fiorito intorno alle celebri apparizioni. Oggi Medjugorje si presenta né più né meno di ogni altro tipico luogo di pellegrinaggio religioso, con il suo santuario incastonato tra botteghe di souvenir, alberghi e servizi vari offerti ai pellegrini; un gigantesco crocifisso, una grande statua in marmo della Madonna e i due svettanti campanili del Santuario sanciscono la vittoria e la piena supremazia del cattolicesimo su questo luogo e sulla sua storia.

Il gusto artistico di queste opere lascia molto a desiderare, caratteristica comune a tanti altri celebri luoghi di pellegrinaggio come Lourdes o Pietrelcina, dove l’arte degrada a un kitsch più consono alla pietà popolare. In questi luoghi l’iconografia è tra le più elementari, da “santino devozionale”, come a voler assecondare bisogni altrettanto elementari che si accompagnano al più spicciolo e grossolano gusto estetico. Forse per un retaggio infantile, le madonne che appaiono, ridono o piangono somigliano tutte a delle bambole; una Madonna del Bellini o del Caravaggio non avrebbe evidentemente la stessa presa. La Madonna di Medjugorje non fa eccezione, ed è lì, di bianco vestita, capelli neri fluenti e occhi azzurri sorridenti; proprio come i sei ragazzi veggenti dicono di averla vista, fin da quel lontano 24 giugno del 1981, e come sostengono di vederla tutt’oggi. Cambia il nome, per ovvie esigenze di copyright e di marketing devozionale, e qui Maria è la Kraljica Mira, la Regina della Pace, per non confonderla con tutte le altre sparse qua e là per il mondo.

Il tutto, qui a Medjugorje, ruota attorno all’attenta regia dei padri francescani che reggono la parrocchia di San Giacomo. È al padre francescano Petar Ljubicic che spetterà il compito di rivelare al mondo i presunti “dieci segreti” affidati dalla Madonna ai veggenti. Questi segreti sarebbero scritti su un misterioso foglio fatto di un materiale sconosciuto e con un inchiostro prodigioso che non sarà visibile a nessuno fino a quando non giungerà il momento opportuno. Con meraviglia ci viene fatto sapere però che sette di questi dieci segreti annunceranno dei castighi per l’umanità. Un dettaglio che stride con il tenore dei tanti messaggi, tutti molto rassicuranti, profusi da questa amorevole madre; nel messaggio del 28 febbraio 1984, ad esempio, dice: «Non preoccupatevi per il futuro. Limitatevi a pregare e io, vostra Madre, mi prenderò cura di tutto il resto».

Ivanka Ivanković, Mirjana Dragićević, Vicka Ivanković, Ivan Dragićević, Jakov Čolo e Marija Pavlović; sono questi i nomi dei sei veggenti bosniaci, tutti legati da vincoli di parentela; ragazzini all’epoca della prima apparizione, oggi tutti sposati con figli. Ad eccezione di Maija Pavlovic, che vive a Monza, tutti gli altri continuano a vivere a Medjugorje, dove alcuni di loro sono proprietari di strutture alberghiere; Ivan Dragićević fa la spola tra Boston, dove risiede, e Medjugorje, dove fa il tour operator per i pellegrini, cui offre pacchetti turistici comprensivi di “apparizione”. I messaggi che sostengono di ricevere dalla Madonna vengono pedissequamente trascritti e diffusi in tutte le lingue. Questi messaggi sono una continua esortazione alla conversione, alla pace e alla preghiera del cuore; presi nel loro insieme non si spingono oltre questi tre elementari inviti, reiterati all’infinito senza sostanziali mutamenti. Messaggi in definitiva ridondanti e che a un’attenta lettura rivelano solo una vaga e vuota retorica a carattere esortativo. Per di più colpisce l’autoreferenzialità di questi presunti messaggi, in cui la Madonna chiede che le siano rivolte delle preghiere al fine di ottenere la sua protezione. In tutta la storia della Chiesa Cattolica, costellata di simili eventi paranormali, quello di Medjugorje è un caso unico, sia per la sua durata sia per le sue modalità: aspetto insolito è ad esempio il carattere itinerante di queste apparizioni, che in pratica si spostano di luogo in luogo a seconda di dove si trovino i veggenti, al punto che questi possono addirittura “comandare” alla Madonna di apparire in un dato luogo e in una data ora, ma anche di produrre segni a prova della sua autenticità.

Una Madonna prêt-à-porter, insomma, ma anche piuttosto curiosa, a giudicare dalle parole con cui il vescovo della locale diocesi di Mostar, Ratko Perić, l’ha descritta nelle sue relazioni pastorali. Monsignor Perić definisce questa Madonna una “figura ambigua”, rispetto ai tradizionali canoni riconosciuti dalla Chiesa: «[…] di solito non parla per prima; ride in maniera strana; a certe domande scompare e poi di nuovo ritorna; […] Non sa con sicurezza per quanto tempo apparirà; permette ad alcuni presenti di calpestare il suo velo steso per terra, di toccare la sua veste e il suo corpo.» Perić, autore tra l’altro di vari testi che esaltano la figura di Maria e il ruolo che questa ha all’interno della Chiesa, segue la linea del suo predecessore, mons. Pavao Žanić, negando ogni autenticità a questi presunti eventi prodigiosi. Negli anni ha prodotto varie prove che motivano il perché del suo parere negativo a ogni riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa, informando di ciò sia i due precedenti papi, Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger, sia in ultimo l’attuale Francesco Bergoglio, con una relazione finale consegnata nel 2014 in cui proponeva al papa di riconoscere soltanto le apparizioni avvenute nei primi giorni. Il 26 febbraio di quest’anno ha invece deciso di pubblicare un articolo sul sito della propria diocesi con il quale smonta in toto tutta la fantomatica vicenda della Madonna di Medjugorje fin dalle primissime “apparizioni”, così scrivendo: «Nei primi giorni, sulla base degli stenogrammi, non si vede alcun obiettivo delle cosiddette apparizioni, non si giustifica l’apparizione, non si rilascia alcun messaggio specifico né per i “veggenti”, né per i frati, al di là dell’invito a credere all’apparizione, né per i fedeli della parrocchia, né per il mondo. I “messaggi” sono di questo tipo: A Ivanka sua madre, deceduta due mesi prima, trasmette il messaggio: “Obbedite alla nonna poiché è anziana!” A Mirjana l’apparsa dice che il suo defunto “nonno sta bene” e che “vada al cimitero”. […] L’interlocutore dei “veggenti” fra Jozo Zovko, parroco, è molto innervosito perché la figura apparsa non manda dei messaggi concreti per la gente e per i frati; perché non scende dal colle in chiesa dove sta la sua statua; anzi chiede se si possa “obbligare” – letteralmente così! – la Madonna a scendere ed apparire in chiesa. P. Zovko: “Mi interessa questo, Mirjana: se la Madonna non apparisse in chiesa, potete voi obbligarla ad apparire in chiesa? Forse apparirà, vero, che ne pensi?” Mirjana: “Non so. Non ci abbiamo riflettuto affatto”. P. Zovko ripete: “Io penso che potresti obbligarla: ‘Madonna, chiedo che Tu mi appaia in chiesa’, che ne pensi?” […] Tutte le indagini finora condotte sul “fenomeno di Medjugorje” sono tese a constatare la verità: le apparizioni sono autentiche o non autentiche? Si può pacificamente affermare: La Madonna non è apparsa a Medjugorje!»

Parole perentorie, quelle del vescovo di Mostar, che tuonano proprio mentre giunge sul posto mons. Henryk Hoser, inviato speciale del papa il cui compito non è quello di verificare l’autenticità delle apparizioni, quanto quello di indirizzare meglio la pastorale per la cura dei fedeli e di risolvere i conflitti locali tra il vescovo e i padri francescani. In generale l’atteggiamento della Chiesa rimane al riguardo tra il prudente e l’ambiguo. I risultati che attesterebbero l’autenticità delle apparizioni, cui sono pervenute le varie commissioni d’inchiesta, sembrano essere viziati dalla superficialità e dallo scarso rigore scientifico dei test condotti. Per una critica più dettagliata ai fatti di Medjugorje si rimanda alla lettura dei seguenti saggi: Armando De Vincentiis, Estasi: stimmate e altri fenomeni mistici (Avverbi, 1999); Marco Corvaglia, Medjugorje: è tutto falso (Anteprima, 2007), e Francesco D’Alpa, Medjugorje. La frode e l’estasi (Laiko.it, 2017).

Gaetano Platania


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 30 – Marzo 2017.

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