PIGRO… CON GRINTA | Ivan Graziani | Rock e Ballate per quattro stagioni

Posted on 20 marzo 2017

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PIGRO… CON GRINTA

Ivan Graziani | Rock e Ballate per quattro stagioni

di Lillo Portera / Discografia a cura di Massimo Pignataro

su Amedit n. 30 – Marzo 2017

 

Ivan Graziani ci ha lasciati il primo gennaio 1997 all’età di soli 51 anni. Oggi, trascorsi vent’anni dalla sua morte, il cantautore abruzzese viene celebrato con l’uscita di un prezioso cofanetto, un box triplo cd dal titolo Rock e Ballate per quattro stagioni. Il progetto è stato curato da Daniele Mignardi, che si è avvalso della collaborazione della vedova del cantautore Anna Bischi Graziani. I primi due cd passano in rassegna alcune delle tracce più significative della produzione di Graziani, dalle più note e popolari come Agnese, Pigro, Lugano addio, I lupi, fino a quelle meno conosciute dal grande pubblico. Il terzo cd ripropone l’album tributo Per sempre Ivan realizzato nel 1999 da Renato Zero, a cui hanno partecipato anche Antonello Venditti, Umberto Tozzi, Alex Baroni, Biagio Antonacci e Filippo Graziani (figlio d’arte, apprezzato musicista). Leitmotiv del disco-tributo è il brano Vita, una delle canzoni più intime e delicate di Graziani, sorta di testamento musicale: Vita, vita, e che non si dica, che io non ti ho vissuta mai… Nel booklet anche dei disegni realizzati da Graziani, che testimoniano la sua abilità di fumettista e illustratore. Figura complessa dalla personalità forte, sempre in anticipo sui tempi con le sue intuizioni, dal temperamento inquieto e talvolta ombroso, ma sempre pronto al sorriso e all’ironia, sempre diviso tra il rock puro (con la sua disinvoltura, i guizzi e le sporcature) e certa tradizione della melodia.

Poeta con la chitarra in pugno, come più volte è stato definito, Graziani è sempre stato un incollocabile, difficilmente assimilabile a un genere specifico, un ribelle a prescindere. «Il punk gli apparteneva almeno come attitudine – scrive John Vignola nelle note d’apertura del booklet – e le smancerie del nostro belcanto più deteriore lo lasciavano del tutto indifferente.» Un percorso scandito dalla coerenza, guidato da un sano amore verso la musica, a debita distanza da ogni forma di compromesso con l’industria discografica. Chitarrista di talento, rocker autentico, Ivan Graziani è stato un protagonista assoluto della scena musicale italiana, tutt’oggi punto di riferimento per le nuove generazioni di musicisti. Con la sua chitarra era in perfetta simbiosi, sorta di terzo arto, se ne separava solo quando impugnava le sue matite e i suoi pennelli. «La chitarra va amata – sono sue parole – perché è come una donna, calda e avvolgente.» Uno strumento che padroneggiava con la cognizione della tecnica e, soprattutto, con una capacità tutta sua di improvvisare ardite soluzioni estemporanee. «Scapigliato e perennemente fuori dal mondo, con la sua vivace impertinenza» così lo ricorda l’amico e collega Renato Zero.

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Dietro tanta professionalità una lunga gavetta. All’età di diciotto anni debutta come cantante nei Nino Dale and his Modernists (sua è la voce nel 45 giri E adesso te ne puoi andar); nel 1966, insieme a Velio Gualazzi e Walter Monacchi, fonda il gruppo Ivan e i Saggi, poi rinominato Anonima Sound. Si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino (la passione per il disegno rimarrà una costante per tutta la sua vita) e incide con gli Anonima Sound il 45 giri Fuori piove (1967), L’amore mio, l’amore tuo (1968) e Josephine (1969). Nel ’69 gli Anonima Sound firmano un contratto con la Numero Uno e l’anno dopo incidono il 45 giri Ombre vive; l’esperienza con la Numero Uno è brevissima. Nel ’72, dopo aver svolto il servizio di leva, Ivan intraprende i primi esperimenti da solista con gli pseudonimi di Rockleberry Roll e Ivan & Transport (vedono la luce tre singoli: Dropout, Hi Jack e Longer is the beach); è firmato Rockleberry Roll anche il 33 giri in inglese Desperation. Ivan non ha ancora individuato pienamente un suo linguaggio, ma il passo è breve. Sempre del ’73 è il 33 giri La città che io vorrei, questa volta con il nome Ivan Graziani, seguito l’anno dopo da Tato Tomaso’s Guitars (pubblicato in edizione limitata, oggi molto ricercato sul mercato collezionistico). Nel ’76, dopo diverse collaborazioni con Herbert Pagani, Lucio Battisti e PFM, incide per la Numero Uno l’album Ballata per quattro stagioni, salutato positivamente dalla critica.

La figura di Ivan Graziani si profila a tutto tondo nell’album successivo I lupi, contenente il primo brano di grande successo popolare Lugano addio. Di qui in avanti il percorso discografico del cantautore teramano sarà più lineare (il sodalizio con la Numero Uno durerà fino all’album Piknic del 1986). L’ultima emissione discografica sarà Fragili fiori, un live con alcuni inediti in studio, tra cui l’esilarante duetto con Zero nel brano La nutella di tua sorella. Ivan Graziani, scomparso troppo prematuramente, ci ha lasciato un’eredità importante, da riscoprire traccia dopo traccia «Anche se Ivan Graziani non c’è più – scrive John Vignola – a noi non restano soltanto queste canzoni: rimane il legame che hanno creato fra tanti appassionati e la loro vocazione alla libertà assoluta.» La vera musica tiene sveglie le coscienze e, come Ivan insegna, non conosce pigrizia.

Lillo Portera


Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 30 – Marzo 2017.

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