SROTOLARE IL PAPIRO DEL CONOSCERE | Darwin. Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre? | L’ultimo libro di Dario Fo

Posted on 31 dicembre 2016

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dario_fo_darwinSROTOLARE IL PAPIRO DEL CONOSCERE

Darwin | Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre?

L’ultimo libro di Dario Fo (Chiarelettere, 2016)

di Cecily P. Flinn

 

Molti contemporanei di Darwin erano fermamente convinti che i nativi africani (cosiddetti neri) fossero cosa altra dal genere umano, pseudoanimali privi di anima e intelligenza, una schiatta inferiore schiavizzabile a uso e consumo del civile occidente. Gli orrori del colonialismo e della riduzione in schiavitù hanno scritto le pagine più nere della nostra storia; tra XVIII e XIX secolo gli spietati negrieri d’Europa (soprattutto gli inglesi) deportarono dall’Africa verso il Sud America ben dodici milioni di schiavi. I più fortunati morivano di stenti durante l’attraversata; per gli altri la morte passava attraverso il setaccio dell’umiliazione disumanizzante, e aveva la faccia del lavoro forzato, una tortura sfiancante e debilitante. Con la teoria dell’evoluzione – il pensiero più rivoluzionario e illuminante che essere umano abbia mai concepito – Darwin demolisce il costrutto razziale e illustra la verità per quella che è: non solo i neri sono esseri umani ma c’è un’unica origine comune per tutte le specie viventi. La grandezza di Darwin – ci spiega Fo in questa sua ultima fatica letteraria (e pittorica) – non è solo nell’ampiezza di vedute dello studioso, ma anche nella coscienza laica e civile dell’uomo.

Il Darwin raccontato da Fo è un uomo curioso, assetato di conoscenza, pieno di dubbi, infinitamente paziente, viaggiatore instancabile con il corpo e con la mente, spettatore attento e stupefatto di fronte al grande spettacolo della natura. «Quando mi trovo davanti a ogni realtà conclamata – ripeteva – mi sorge sempre il dubbio che la verità sia un’altra.» Fo sceglie di fare divulgazione scientifica con i toni della favola, e parla al lettore come farebbe un nonno con il nipotino sulle ginocchia; il racconto è storico, scientifico, antropologico, ma parallelamente si snoda su un versante più simbolico, traducendosi in una mirabile lezione di civiltà e laicità. Coadiuvato nella redazione dei testi da Sara Bellodi, Margherita Pigliapochi e Jacopo Zerbo, Fo stila un’agevole guida alla conoscenza di Darwin, un volumetto spassoso e snello dove il linguaggio tecnicistico è ridotto al minimo; corredano il testo diciassette illustrazioni (realizzate da Fo con la collaborazione di Jessica Borroni) che concorrono ad avvicinare la figura di Darwin, e a sottolinearne la creatività intuitiva. In Animali paradossali estinti (acrilico e tecniche miste) Fo dispiega un bizzarro campionario faunistico, lo zoo perduto delle metamorfosi evolutive, quella danza di forme e colori che da milioni di anni muove la macchina della vita. Non mancano le imbeccate all’impostura della Bibbia, a quel racconto della Creazione che proprio non sta né in cielo né in terra; Fo passa inoltre in rassegna figure mediocri come quella dello studioso James Ussher (un cattolico irlandese vissuto agli inizi del ‘600) che sosteneva, dati alla mano, che la Creazione aveva avuto luogo nientemeno che il 22 ottobre del 4004 a. C., a mezzogiorno in punto.

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Lo scopo di Darwin, sottolinea Fo «non era tanto quello di buttare all’aria la credibilità della Bibbia, quanto piuttosto mettere in atto una spietata lotta contro il razzismo e la tratta degli schiavi», oltre che, naturalmente, di difendere la purezza incontaminabile del pensiero scientifico quale unico vero motore di conoscenza. Tanto più si mette a fuoco una figura monumentale come quella di Darwin tanto più si comprende a pieno il significato profondo dell’evoluzione, termine che deriva dal latino evolutio «che indica il gesto di srotolare il papiro del conoscere.» Fo – attraverso il suo linguaggio di sferzante vitalità e militanza civile – ci ricorda che le verità della scienza trionfano proprio laddove falliscono le fandonie delle religioni rivelate, e che la bellezza – quella autentica e sempiterna – sorride solo a chi sa mondarsi delle sozzure del pregiudizio. Quello tra Darwin e Fo suona per certi versi come una sorta di passaggio del testimone, a fronte di una verità – laica e linda – sempre più compromessa dalle strategie bieche dei poteri dominanti di turno. Con questo poetico e accorato omaggio a Darwin (opera che fa da pendant a Dio è nero, Cortina, 2011), uscito per Chiarelettere nel mese di settembre, Dario Fo ci ha lasciati.

A chiusura del volume il Premio Nobel per la Letteratura ha voluto dedicare il suo ultimo pensiero ai più giovani e a tutti coloro che sapranno cogliere il valore inestimabile della sua eredità di artista e di uomo: «… voglio dare un ultimo consiglio a tutti i ragazzi: adoperatela senza timore questa macchina del pensiero. Ricordate che solo se si esagera a farne uso il vostro cervello migliora le sue prestazioni. Quindi tenetelo sempre acceso ed evitate che le banalità di cui tutti siamo facilmente vittime riescano a spegnere questa macchina straordinaria.»

Cecily P. Flinn


cover_amedit_dicembre_2016_webQuesto articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 29 – Dicembre 2016.

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