BIG DATA TRADING | Psicopolitica | Un saggio di Byung-Chul Han

Posted on 31 dicembre 2016

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BIG DATA TRADING

Psicopolitica | Un saggio di Byung-Chul Han

 

 

Protect me from what I want.

(Jenny Holzer)

 

di Giancarlo Zaffaroni

 

psicopolitica-d495Big data, Social network, Electronic trading sono tre forme tecnologiche spesso intrecciate in modo sinergico. Big data è la capacità, oggi quasi illimitata, di raccogliere, salvare e rielaborare quantità immense di informazioni: alcune applicazioni monitorano senza sosta la nostra posizione geografica e i livelli vitali (qualified self); sono salvati dati essenziali delle ricerche in Rete che riguardano informazioni intime, segrete: paure, interessi, gusti, passioni, dubbi, salute, necessità; la priorità dei risultati è tutt’altro che casuale, il potere di governarla ha un valore immenso; la capacità di filtrare informazioni o notizie permette di riscrivere orwellianamente la Storia; ogni informazione è salvata e messa in relazione con altre per costruire profili e classificazioni commerciali, sociologiche, politiche. L’esposizione dei nostri accadimenti, pensieri, emozioni e sentimenti nei Social network fornisce ulteriore informazione senza possibilità di opporsi, perché la Rete è struttura indispensabile alla nostra conoscenza e comunicazione. I corti messaggi cinguettati sono più facilmente trattabili dalle sentiment analysis che captano e orientano la comunicazione e il dibattito politico-sociale. Abbiamo sotto gli occhi gli effetti dell’informazione unilaterale che genera elettori-cloni con (dis)valori alimentati dalla Rete, all’opposto della sua presunta democrazia. Chi è fuori dagli obiettivi economici di questo Ban-opticon (Bauman, ban vuol dire cancellare) è irrilevante, materiale umano di scarto, rifiuto da eliminare.

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L’Electronic trading gestisce gli enormi flussi di ordini dei mercati finanziari mondiali interconnessi in un Moloch che distrugge la ricchezza prodotta dal lavoro. Il Trading algoritmico oltrepassa spesso il limite dell’abuso di mercato con decine di tecniche bizzarre: painting the tape, ping orders, quote stuffing, pump & dump, trash & cash, front running, l’imprendibile insider trading che (ab)usa informazioni privilegiate. La velocità dell’Electronic trading non è percepibile all’occhio umano, il tempo di vita degli ordini è infinitesimo e solo le macchine hanno una visione complessiva istante per istante, o così sperano gli umani che le governano. I complessi modelli di valutazione di prezzi e rischi finanziari, specie di bond strutturati e contratti derivati, richiedono grande capacità tecnologica di calcolo, usando una pseudo-matematica basata su assunti ideologici: la mano invisibile gioca con dadi truccati. Le autorità di controllo hanno risorse economiche e tecnologiche scarse rispetto ai soggetti che dovrebbero controllare e stentano a concordare, anche solo a livello europeo, misure semplici di contrasto.

Byung-Chul Han

Byung-Chul Han

Un contributo alla lettura filosofica di questi fenomeni e non solo, ci viene da Psicopolitica (nottetempo editore, Luglio 2016) un libretto agile e denso di Byung-Chul Han, un professore coreano che insegna all’Università delle Arti di Berlino. Si parte dalla trasformazione avvenuta nella percezione del sé umano da soggetto (sottomesso) a progetto, visione più libera ma coniugata a un tragico auto-sfruttamento dell’individuo come imprenditore di se stesso, isolato e focalizzato sulla propria prestazione, senza che possa svilupparsi un Noi politico capace di consapevolezza e reazione comuni.

Data digital flow

Le persone sono de-interiorizzate, senza intimità, tutto è espresso volontariamente in nome della libertà d’informazione che è catturata ed elaborata chissà dove, da chi, per quali scopi: ognuno diventa controllore di se stesso all’interno del totalitarismo digitale panottico. La rivoluzione cognitiva del Dataismo, mitizzando la trasparenza violenta, supera la necessità d’indagine causale dei fenomeni umani e sociali sostituendola con un’illusione di oggettività basata sui dati-di-fatto senza bisogno di origine o spiegazione: non c’è più bisogno di ricordare e capire il passato per progettare il futuro, basta analizzare (e manipolare) l’eterno presente real-time. Il linguaggio è svuotato di senso e la narrazione – unica strada possibile verso senso, memoria e identità – è abbandonata in favore di una rielaborazione analitica dei dati che rivelerebbe in modo oggettivo i nostri desideri profondi. La manipolazione di questi desideri è psicopolitica, più veloce della nostra stessa volontà libera e dunque molto pericolosa.

Un percorso di libertà possibile, ci consola Byung-Chul Han, passa dalla de-psicologizzazione dell’individuo: «L’arte di vivere consiste nell’uccidere la psicologia e nel produrre, a partire da se stessi come anche insieme ad altri, condotte, relazioni, qualità che non hanno nome. Se non si riesce a fare ciò, questa vita non merita d’essere vissuta» (Foucault). L’Idiotismo, visto anche in funzione filosofica, è un metodo attivo di contrasto al conformismo coercitivo della trasparenza tassonomica. L’idio-sincrasia è libertà eretica dalla connessione e dall’abuso d’informazione. Il silenzio, lo spazio vuoto che ne deriva, rende la vita più leggera, ricca e libera. La quiete e la solitudine danno accesso alla propria interiorità, un terreno dove può germogliare qualcosa che meriti veramente di essere infine esposto. Un luogo dove spero siamo stati anche io e te, caro lettore, negli ultimi minuti.

Giancarlo Zaffaroni


cover_amedit_dicembre_2016_webQuesto articolo è stato pubblicato sulla versione online di Amedit n. 29 – Dicembre 2016.

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