INFINITO È IL NUMERO DEGLI STOLTI | Dizionario della stupidità | di Piergiorgio Odifreddi

Posted on 30 dicembre 2016

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dizionario_stupidita_odifreddi_piergiorgioINFINITO È IL NUMERO DEGLI STOLTI

Dizionario della stupidità | Un libro di Piergiorgio Odifreddi

di Elena De Santis

Stupidità: ne siamo circondati. È un morbo pestilenziale che si insinua in ogni ambito, pericolosamente contagioso e impossibile da debellare; per ogni vittoria sulla stupidità c’è sempre un rigurgito che vanifica l’impresa. Sta alla politica come alla religione, all’arte come alla pubblicità, alla filosofia come alla letteratura, e talvolta finanche alla scienza: niente e nessuno può dirsene al riparo. «Ed è appunto la certezza che gli stupidi sono sempre gli altri, a permettere a ciascuno di noi di convivere così bene con la propria stupidità.», una stupidità che è tra noi, con noi e in noi. C’è sempre uno stupido della porta accanto. Un Bouvard o un Pécuchet di turno. Lo stupido raramente sta zitto, e quasi sempre ha un cellulare in mano. Parla a sproposito perché pensa a sproposito: dagli altari parrocchiali alle cattedre universitarie, dai banchi del mercato agli scranni del parlamento, dalle poltrone dei talk show televisivi alle finestrelle asfittiche dei social network.  Chiunque, o quasi, ne è potenzialmente un portatore sano. E più stupido fra tutti, spiega Odifreddi – con il consueto irresistibile guizzo d’impertinenza – è chi crede di potersene tirare fuori a prescindere, in nome di un’inattaccabile superiorità intellettuale. «Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma sull’universo ho ancora dei dubbi.» Sono parole di Albert Einstein. Ma cos’è esattamente la stupidità e a quali bisogni risponde? Come possiamo riconoscerla, smascherarla, neutralizzarla? E, cosa più importante, chi ci dà la garanzia che quello che pensiamo e diciamo non siano delle mere stupidaggini?

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A queste e ad altre domande risponde il matematico più impenitente d’Italia, che stila con cognizione di causa (e una dose massiccia di humor) un Dizionario della stupidità, sorta di vademecum per aspiranti intelligenti. Con stringente efficacia Odifreddi definisce la stupidità «l’incapacità di interpretare lucidamente la realtà.» Di dizionario si tratta e non di enciclopedia, specifica l’autore, consapevole di doversi muovere in un territorio talmente sterminato e difficilmente sintetizzabile nell’economia di un singolo volume. Più che di esaurire lo spettro delle umane stupidità (impresa titanica), Odifreddi si propone di offrirne un campione sufficientemente variegato ed esaustivo. «L’estensione spazio-temporale e la densità biologica degli stupidi l’avrebbe forse richiesto, ma le limitatezze dell’autore l’hanno impedito.» In questi nostri tempi, che la digitalizzazione sconsiderata ha reso ancora più effimeri, la stupidità si è fatta maggiormente aggressiva, istituzionalizzandosi qua e là come se fosse la norma. Per difendersi, per poter schivare efficacemente i reiterati attacchi all’integrità del pensiero razionale, spiega Odifreddi con abbondanza di esempi – che spaziano dalla A di Aldilà alla Zeta di Zichichi, passando per la D di Diderot (uno dei più grandi fustigatori della stupidità) – bisogna imparare a diagnosticarla e a classificarla, così da poterla all’occorrenza espellere anche da sé stessi (qualora la tentazione di cedervi dovesse far capolino). Muovendosi per lemmi (com’è prassi d’ogni buon dizionario) Odifreddi restituisce verità ai più diffusi fraintendimenti, scoperchiando quella stupidità che si annida ovunque, specie in quel che si dà erroneamente per assodato o che certi sistemi di pensiero spacciano per autentico. E ce n’è per tutti: per Fatima come per Padre Pio, per Gustavo Rol come per Buddha, per Dante come per Babbo Natale.

Tra i lemmi più interessanti segnaliamo quello sul Negazionismo: «Il negazionista è per definizione chi nega l’evidenza, cioè una verità fattuale: se la negazione è conscia il negazionista è un mentitore, e altrimenti è uno stupido. In genere però la qualifica di negazionista viene attribuita per estensione anche a chi nega una verità condivisa in senso sociale, e non fattuale: in tal caso il negazionista è solo un critico o un dissidente. In tempi recenti alcuni stati europei hanno introdotto il reato di negazionismo, nel tentativo di stabilire per legge alcune verità storiche. Ma si tratta di un’arma a doppio taglio […]»; di qui la riflessione di Odifreddi si allarga però sull’intrinseca fallibilità delle verità storiche, che a differenza di quelle matematiche o scientifiche sono «sempre da prendere con le molle.» E così per altre parole-chiave come Sacra famiglia, Twitter o Quote rosa. Una lettura illuminante, e spassosa, in perfetto stile Odifreddi.

Elena De Santis


cover_amedit_dicembre_2016_webQuesto articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 29 – Dicembre 2016.

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