DISASSOCIATA DA GEOVA | La ragazza del mondo | un film di Marco Danieli

Posted on 26 dicembre 2016

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la_ragazza_del_mondo_marco_danieliDISASSOCIATA DA GEOVA

La ragazza del mondo | un film di Marco Danieli

di Salvo Arena

Con La ragazza del mondo, opera prima del regista Marco Danieli, il cinema italiano fa irruzione nelle Sale del Regno, ovvero nei luoghi di adunanza dei Testimoni di Geova. Non un film a sfondo religioso o che intenda muovere critiche a una tra le più rigide e blindate ortodossie, piuttosto una storia esemplare che mette al centro le legittime aspirazioni individuali, il bisogno di autodeterminazione, la volontà di liberarsi da certi castranti condizionamenti.

Protagonisti sono Giulia e Libero, due giovani tanto diversi tra loro quanto accomunati da un comune destino: l’essere entrambi imprigionati in una gabbia. Per Giulia questa gabbia è rappresentata dai rigidi precetti imposti dalla congregazione dei Testimoni di Geova alla quale, insieme alla sua famiglia, appartiene; per Libero invece la gabbia è rappresentata dalla sua vita stessa, che sembra condannarlo a perseguire le vie dell’illegalità. Il loro incontro avviene durante una delle visite di evangelizzazione che Giulia fa alla madre di Libero; lui è da poco uscito di prigione dopo aver scontato la pena per spaccio di stupefacenti e ora è disoccupato. Quest’incontro rappresenta il conflitto tra due visioni del mondo e della vita diametralmente opposte. Quello di Giulia è un mondo “altro”, chiuso, circoscritto, appannaggio esclusivo degli “eletti”, che non ammette nessun sconfinamento nel mondo di fuori, là dove albergano il peccato, la corruzione e la perdizione. Da questo suo mondo dominato da dinamiche di esclusione dell’altro, in quanto diverso da sé, Libero è quindi tagliato fuori. Giulia non si attende da Libero una conversione ma vede in lui palesarsi la possibilità di una via di fuga da quella gabbia asfittica in cui viene costretta a vivere e dunque l’accesso a una vita, forse meno virtuosa ed edificante, ma più concreta e vicina alle sue pulsioni. Decidendo di andare a vivere con lui sceglie deliberatamente di sbarazzarsi di quel pesante fardello di regole che la condannano a un’esistenza claustrofobica e alienata da se stessa. Sceglie di dialogare col proprio corpo, di ascoltare le sensazioni che esso le rimanda, di lasciarsi andare ai piaceri dell’amplesso che derivano dal contatto con l’altro, e lo fa con ponderata determinazione tenendo conto anche delle gravi conseguenze che tutto ciò comporterà sulla sua vita. Giulia viene sottoposta a un interrogatorio-stupro da parte delle guide spirituali, che è una delle scene più riuscite del film. Viene quindi allontanata e disassociata dalla comunità, respinta dai suoi stessi genitori e da sua sorella, su di lei grava lo stigma della condanna da parte di tutti i suoi confratelli, nessuno più le rivolgerà la parola o un semplice saluto finché non si sarà redarguita e non sarà tornata nel mondo degli eletti da cui proviene.

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Contrariamente a quanto si possa pensare questa non è una storia d’amore bensì una storia di libertà; l’amore c’entra soltanto nella misura in cui ci richiama innanzitutto al dovere di prenderci cura di noi stessi, seguire le nostre aspirazioni e cercare ciò che ci fa star bene. Giulia ama in Libero la possibilità di conquistarsi la libertà, Libero ama in lei la possibilità di un riscatto dalla vita sregolata che conduce. Entrambi cercano in fondo l’un nell’altra questo riscatto, un’emancipazione dalla propria infelice condizione, e unendo i loro destini  gettano le nuove basi per la ricostruzione della loro identità smarrita. Con queste premesse difficile stabilire quanto i due si amino realmente; la sensazione che rimane è quella di due esseri animati da quel sano egoismo mosso più dall’amor proprio e che nell’altro vede soltanto un mezzo, per quanto amato, della propria realizzazione. Sfuggita alla “celeste” gabbia della terrena congrega di santi che vive nella fede in un mondo paradisiaco di là da venire, Giulia si ritrova ora catapultata in una vita fatta di stenti e di momenti difficili dove il suo Dio sembra essersi dileguato. La rivoluzione che ha operato nella sua vita inseguendo il sogno della felicità la conduce all’interno di una nuova gabbia, ora costituita dalla sua convivenza con Libero, tutt’altro che felice e serena. Si ritrova ad essere per lui una sorta di crocerossina. Dopo un’esperienza lavorativa procuratale da lei stessa, dove veniva sfruttato per trecento euro al mese, Libero finisce nuovamente nel vortice delinquenziale; in breve la loro unione viene turbata dalle minacce di un mondo crudo e spietato quale è quello che ruota intorno al traffico della droga. Vediamo Giulia che torna a vestire i panni della Testimone di Geova, ma stavolta ciò che dispensa insieme agli opuscoletti sono le dosi. Dove la condurrà tutto questo? Riuscirà a risalire la china e a riprendere in mano il proprio destino? Pur trattandosi di un’opera prima, il film non mostra cedimenti o ingenuità, gode di un’ottima sceneggiatura e della bravura dei due interpreti protagonisti, Sara Serraiocco e Michele Riondino.

Salvo Arena


cover_amedit_dicembre_2016_webQuesto articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 29 – Dicembre 2016.

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Posted in: Cinema, Eventi & News