IL SAVOIR VIVRE DI FRANCA VALERI | Franca Valeri | La vacanza dei superstiti

Posted on 6 ottobre 2016

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IL SAVOIR VIVRE DI FRANCA VALERI

Franca Valeri | La vacanza dei superstiti (Einaudi, 2016)

 

di Massimiliano Sardina

(Su Amedit n. 28 – Settembre 2016) 

 

Molto più che una divagazione sulla vecchiaia La vacanza dei superstiti (Einaudi, 2016) scavalca la formula imprescindibilmente romantica del memoir per approdare a una disamina lucida e disincantata che per oggetto ha il tempo – quello passato, ma soprattutto quello presente – un tempo individuale e collettivo, scenico e al contempo reale, vissuto coscienziosamente giorno per giorno lungo l’arco, certo impegnativo, di quasi un secolo. «Improvvisamente ho novant’anni.» è questo l’incipit d’impatto che apre il testo, un’autobiografia mancata di proposito e quindi un testo letterario tout court, un altro prezioso tassello (speriamo non l’ultimo) nella brillante bibliografia di Franca Valeri.

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Attrice sì, ma soprattutto autrice, protagonista di un teatro unico e irripetibile, testimone schietta (e talvolta spietata) di una società profondamente mutata nei suoi valori essenziali, e di una platea (quella teatrale, giammai quella televisiva o internettiana) sempre più disertata. «Io ho una grande fortuna. Recito. E scrivo. Posso vivere nel tempo che voglio.» Nostalgia tanta, ma ben dissimulata. Il racconto, nutrito da una memoria prodiga, si snoda tra brevi aneddoti – pescati ora dall’infanzia, ora dalla giovinezza, ora da una dilatatissima mezza età, e solo in ultima analisi da una terza età propriamente detta, una stagione di pacificata (ma attiva) sopravvivenza – e riflessioni (tanto stringate quanto acute) sul presente, sulle intermittenze spesso effimere della contemporaneità. La Valeri non ha nulla della vecchia signora, ma soprattutto non ha nulla di giovanile. Nessuna concessione alla prevedibilità. Di vecchi amori e vecchie ciprie non v’è traccia; quel che emerge è lo spessore di una vita padroneggiata su e giù dal palcoscenico, una vita attraversata ed esperita con le armi dell’impegno e della dedizione. Le sentenze non mancano, affiorano di straforo tra una storia e l’altra, e ce n’è per tutti.

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La Valeri non fa sconti, le sue parole centrano il bersaglio con dimessa eleganza, con sufficienza, con quel distacco quasi aristocratico che può permettersi chi raggiunge con sudata saggezza una cosiddetta certa età. «Senza dubbio l’ingresso nella vecchiaia non è quasi mai accolto come una fatalità, anzi questo aspetto è particolarmente irritante e spinge i deboli a ridicole ribellioni, donne e uomini. Le donne si accaniscono sulla propria faccia, gli uomini sul proprio sesso. Battaglie perse in partenza.» Il teatro, il cinema, la televisione, la casa, la piazza, il negozio… i luoghi, decennio dopo decennio, hanno subito modificazioni irreversibili: impossibile non parlare, su un piano generale, di abbruttimento, e a questo riguardo la Valeri certo non nasconde il suo disagio e la sua inadeguatezza; difficile provare empatia per il livellamento culturale imperante, meglio prendere le distanze, meglio andare in vacanza (da superstiti, s’intende). «Eccoci ora in preda a questo subdolo inferno senza fiamme… all’insegna del furto di soldi, di idee, di civiltà, di cultura. Quando la gente tornerà ad essere bella, le borse piene e anche i teatri, la politica una materia di studio e anche la civiltà, io potrei non esserci più, anzi è sicuro; io che queste cose le avevo vissute. Che orrore, come il presente è potuto diventare così sgradevole…»

Il superstite è chi, malgrado tutto, ce l’ha fatta. È sopravvissuto. A chi? A che cosa? Alla noia senz’altro, «perché per farla così lunga bisogna avere del savoir vivre.» La vacanza a cui la Valeri fa riferimento ha il sapore di un compiaciuto e meritato affrancamento, ma è ben lungi dal risolversi in un’esausta inattività. La vista lascia un po’ a desiderare ma l’intelletto è sveglio, vigile, sempre operativo. Forte della convinzione che l’arte sia il motore del mondo e che «maturando non si può vivere in modo distratto» la Valeri, a dispetto delle sue rigogliose novantasei primavere, si guarda bene dal rinunciare al demone della progettualità. «Se sono superstite voglio viverla, la vita. La parola stessa lo dice, siamo sopravvissuti a tante cose, e si sa che le cose della vita più ce ne sono più ce ne sono di brutte; anche se io sono tendenzialmente ottimista. Il tempo della sopravvivenza dovrebbe per regola essere buono, cioè sereno. Ma ecco che la storia s’inventa un impensabile turbamento, impensabile quanto orribile. Sembrerebbe giusto ribellarsi… Hitler, Mussolini, a diciott’anni d’accordo, ma l’Isis a novantacinque è troppo.» Desolazione a parte, l’umore è salvo, irrorato da quell’inimitabile ironia che mai ha abbandonato il linguaggio vivo e fresco di Franca Valeri, ancora oggi capace di sviscerare efficacemente il tempo presente: il tempo delle platee vuote e dei palchi affollati. La vacanza dei superstiti (e la chiamano vecchiaia) va ben oltre il bilancio di una vita, è una lezione di bellezza e di civiltà, di quelle che solo il grande teatro sa dare.

Massimiliano Sardina


amedit_settembre_2016_preciousQuesto articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 28 – Settembre 2016.

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