UNDERWORLD BERLINO | Fratelli di sangue | Un romanzo di Ernst Haffner

Posted on 6 luglio 2016

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UNDERWORLD BERLINO

Fratelli di sangue | Un romanzo di Ernst Haffner (Fazi Editore, 2016)

di Massimiliano  Sardina

BROWSABLE VERSION / VERSIONE SFOGLIABILE

 

Sono nati a Berlino tra il 1914 e il 1918, nei tumulti del primo conflitto bellico. Si chiamano Jonny, Ludwig, Walter, Herwin, Georg, Willi…, e se hanno dei cognomi si guardano bene dal dichiararli alle forze di polizia; all’inizio degli anni Trenta la maggior parte di loro non ha ancora raggiunto la maggiore età (i fatidici ventun anni, spartiacque tra giovinezza e età adulta). Sono ragazzi allo sbando, senza famiglia, orfani o abbandonati, senza documenti, evasi dagli istituti di rieducazione e dai riformatori, sempre in fuga da qualcuno o da qualcosa. «Già quando compivano i primi passi sulle loro gambette arcuate, erano abbandonati a se stessi.» Continuamente braccati dal freddo e dalla fame questi figli della guerra rincorrono una felicità semplice, per forza di cose consolatoria, che il più delle volte finisce per tradursi in una libertà inafferrabile. Sono i figli di nessuno della Berlino prehitleriana, giovani wanderer senza fissa dimora, squattrinati, affamati, sudici, equilibristi della strada, mezzi ladruncoli e mezzi prostituti, al tempo stesso innocenti e delinquenti, sempre divisi tra l’onestà e la corruzione, ricchi solo di quell’inesauribile audacia che trasuda dalla giovinezza. Piccole truffe, furtarelli, borseggi ai mercati generali: è Jonny, il capo, a tenere la cassa e a distribuire equamente il denaro racimolato a tutti i fratelli della banda; se il gruzzolo è cospicuo, oltre ai panini con salsiccia, alle birre e alle sigarette, ci si può permettere perfino un tetto sulla testa in qualche capannone, con sacchi di iuta come coperte. La “sala riscaldata”, situata all’incrocio tra la Ackerstraße e la Elsasserstraße, è il ricovero dei miserabili, un non-luogo dove si compra e si vende l’immaginabile e l’inimmaginabile, un grottesco bazar di stracci e di rifiuti, luogo di scambio d’ogni sorta di merce «…Tutto, proprio di tutto. Le offerte non si fermano nemmeno davanti al corpo umano. I ragazzi si offrono nei bagni per venti centesimi o una manciata di sigarette.» Berlino, come altre capitali europee nel tempo sospeso tra le due guerre, è popolata da una moltitudine, talvolta invisibile, sempre in bilico tra la miseria più nera e la sopravvivenza a breve termine. C’è poi la Berlino occidentale, quella ricca, quella dove passeggiano i ragazzi profumati, con le scarpe laccate e la piega ai pantaloni; è la Berlino luminosa e raffinata della Tauentzienstraße e della Joachimsthaler, con locali esclusivi come il Silhouette. Dallo snodo di Alexanderplatz i fratelli si disperdono per le mille arterie della città per poi ritrovarsi nella bettola di Rückerklause «una specie di casa per chi non ce l’ha».

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Al calar della sera il ritrovo è fissato alla taverna Schmidt, sulla Linienstraße, o al locale per omosessuali Alte Post, sulla Lothringer Straße. Berlino tra le ventuno e le ventiquattro è un bordello a cielo aperto. «Prostituzione per tutti i gusti. Dalla quindicenne appena scappata dalla rieducazione alla baldracca sessantenne: sono tutte impegnate in una caccia febbrile di clienti. I marchettari aspettano a branchi davanti ai gabinetti pubblici, alle fermate dei mezzi pubblici, davanti ai grandi locali. Senzatetto d’entrambi i sessi gironzolano di qua e di là. Si fermano, poi riprendono a camminare. Senza meta.» Mossi da una fame atavica, agiti da uno stato di bisogno che quotidianamente si rinnova, i fratelli di sangue trovano conforto solo l’uno nell’altro, e salvezza solo nel legame del gruppo. Ernst Haffner – scrittore, giornalista e assistente sociale a Berlino tra il 1925 e il 1933 – in questo suo unico romanzo si fa carico di raccontare la loro storia, una storia frammentata in tante piccole storie tutte così maledettamente uguali, storie di disperata sopravvivenza e di profonda (anche se non sempre irreversibile) emarginazione. Uscito nel 1932 Blutsbrüder (Fratelli di sangue), per i suoi contenuti scomodi di coraggiosa denuncia sociale, venne subito messo all’indice dai nazisti. Le storie dei bassifondi dovevano restare nell’ombra, nulla doveva minare l’immagine di una Germania sana, tutta d’un pezzo, maschia e incorruttibile; e soprattutto dovevano restare nell’ombra anche certi metodi usati dalle autorità per mantenere l’ordine e per riabilitare chi osava infrangere le regole. Un romanzo di crudo realismo, avventuroso e spericolato, redatto con una scrittura schietta, scarna, sempre partecipe delle pene dei protagonisti. Fratelli di sangue, con questo nome Jonny ha battezzato la sua banda; all’interno vige un codice comportamentale condiviso e un’organizzazione finalizzata a una mutua solidarietà, con ruoli ben precisi e un’equa distribuzione del denaro: la banda è una famiglia, un rifugio, un soffio di tepore, un’oasi di umanità nell’indifferenza della metropoli. La banda garantisce protezione, ma guai a tradire. La strada per molti di loro è l’unica alternativa a una famiglia violenta, a un orfanotrofio o a un istituto correttivo; senza documenti e senza la maggiore età è impossibile guadagnarsi legalmente da vivere, ed ecco dunque profilarsi il reato come l’unica strada percorribile. Haffner lo lascia intendere a chiare lettere: il sistema detentivo minorile non rieduca ma aggrava la situazione. Uno dopo l’altro tutti i membri della banda vengono arrestati, il legame si spezza, ma una nuova banda è subito pronta a riformarsi. C’è però chi riesce a venirne fuori, come Willi e Ludwig, che si inventano un lavoro di rivenditori di scarpe vecchie e che grazie agli onesti guadagni riescono a pagare l’affitto di una casa. Una casa vera, un lavoro vero. Willi e Ludwig ce la fanno, non sprofondano, ma sono un’eccezione, «due tra mille sulla Landstraße di Berlino.»

Massimiliano Sardina


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Cover Amedit n. 26 – Marzo 2016 “Sacré Cœur” di Iano, 2016

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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 27 – Giugno 2016.

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