OLTRE LA PALUDE | La sesta beatitudine | L’ultimo romanzo di Radclyffe Hall

Posted on 2 luglio 2016

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La sesta beatitudine | L’ultimo romanzo di Radclyffe Hall

…i fatti capitano a ciascuno a seconda delle loro

inclinazioni ad assimilarli.

André Gide, Paludi, 1895

 

di Massimiliano Sardina

BROWSABLE VERSION / VERSIONE SFOGLIABILE

Una fiera natura maschile imprigionata in un corpo femminile: questo fu innanzitutto Marguerite Radclyffe Hall, scrittrice inglese nata a Bournemounth (Hampshire) nel 1886 e morta a Londra nel 1943, all’età di cinquantasette anni. Figura inquieta, ma coraggiosa e determinata, Radclyffe Hall ha saputo ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto nella letteratura inglese del primo Novecento, sfidando le convenzioni di quella stessa società che pochi anni addietro aveva gettato nel fango Oscar Wilde, una società timorata e timorosa che continuava a perseguitare con le parole e con le azioni tutte quelle esistenze non allineate. A soli ventun anni “John”, questo uno dei suoi pseudonimi, entra in possesso di una cospicua eredità, comincia a viaggiare per il mondo (bardata perlopiù in eleganti abiti maschili) e pubblica a sue spese le prime raccolte di poesie. Nel 1907 si lega sentimentalmente alla cantante Mabel Veronica Label, ma il grande amore della sua vita sarà la scultrice Una Vincenzo (o Lady Troubridge, nota anche per aver tradotto in inglese l’opera di Colette). La coppia soggiornò a più riprese in Italia, nel 1937 si stabilì a Firenze, ma poco prima dell’inizio della guerra fece rientro in Inghilterra; una relazione alla luce del sole, vissuta coraggiosamente, modello d’ispirazione per tante altre coppie clandestine. Il nome di Radclyffe Hall è legato soprattutto al romanzo Il pozzo della solitudine, da molti salutato come il primo romanzo dichiaratamente lesbico della storia; edito nel 1928, tra lo scandalo e la disapprovazione pressoché generali, costò alla sua autrice un umiliante processo per oscenità (in sua difesa si mobilitarono, tra gli altri, Virginia Woolf, E. M. Forster e G. Bernard Shaw).

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La sesta beatitudine (The sixth beatitude), pubblicato nel 1936, è l’ultimo romanzo scritto da Radclyffe Hall, e sicuramente una delle sue migliori prove narrative. A distanza di ottant’anni la casa editrice romana Fandango lo ripropone ai lettori italiani nella nuova traduzione di Claudio Marrucci. È la storia di una donna forte, che lotta per affermare se stessa e per tenersi saldamente ancorata alla vita. «…Era alta, il suo corpo pareva un ramo spoglio, solido e forte. La sua bellezza risiedeva proprio nella sua forza che gli conferiva una sorta di scarna dignità. La dignità del duro lavoro: ecco cosa si percepiva di Hannah.» Ha avuto la sventura di nascere nella contrada di case-baracca di Croft Lane, nella parte più alta e più antica di Rother, un piccolo villaggio della regione paludosa di Romney; a due miglia dalla palude, ben visibile dal belvedere della collina di Croft Lane, il mare. Figlia di uno scaricatore di porto, ma soprattutto figlia della miseria, la trentenne Hannah Bullen lavora come donna tuttofare a servizio di una famiglia benestante di Rother, ma i mestieri deve assolverli anche nella sua baracca sovraffollata, una delle dimore più fatiscenti di Croft Lane; deve occuparsi delle sue bambine (Doris e Ernie, avute da due uomini diversi), di sua madre alcolizzata, del babbo malato ormai inabile al lavoro, di Nonnetta (più capricciosa e imprevedibile di una bambina) e dei fratelli ventenni Alf e Tom (più d’impiccio che d’aiuto). È Hannah, col suo duro lavoro fuori e dentro a casa, a portare il cibo in tavola e a tirare avanti la baracca. «Sfrega, sfrega, sfrega. Hannah infieriva sui mattoni: “Dio mio, questo posto puzza da far schifo” (…) Il rumore della spazzola, dura e rigida, sui mattoni, vecchi e insensibili, le dava piacere e le calmava una subdola voglia. Sfrega, sfrega, sfrega. Lei aveva chiuso con gli uomini…» Ha la tempra di un uomo di campagna, è fiera, solida, tutta d’un pezzo come un pino secolare. Tira dritto e non si lamenta. Assolve ai suoi doveri, ma non rinuncia ai suoi piaceri. Il suo corpo è primitivo, ricettivo, primaverile. Già due uomini si sono defilati dopo averla messa incinta, spariti via terra o via mare, ma Hannah non serba rancori, li ha amati e questo le basta, e così farà per il terzo uomo, seme passionale di una terza imprevista gravidanza. «…Come si era infuriato il babbo! Ma lei non lo biasimava, ma non provava neanche un briciolo di vergogna. Le sembrava naturale che lui si infuriasse, assolutamente naturale, come il fatto di avere un figlio. “Metti al mondo un bastardo dopo l’altro”, urlò, “sei una troia in calore. Uno non era abbastanza, ne dovevi pisciare un altro? Sei una vera puttana.» La vita, con le sue piccole gioie e quei brividi insperati, la vita con il suo eterno ciclico rigurgito di primavera, è l’unico vero antidoto contro la povertà, l’unica consolazione in tanta desolazione. E Hannah sa che «dalla vita bisogna prendere quello che si può; un po’ di libertà e di bel tempo quando capita, senza sciuparli, perché è difficile ottenere di più.»

A Croft Lane le esistenze si trascinano tutte uguali, tra acquazzoni e giornate di sole, tra parti e dipartite, senza grandi sconvolgimenti; è un crocicchio di storie sempre divise tra il sollievo e la rinuncia, storie di quotidiana miseria, ma accomunate però da una sorta di serena rassegnazione. Vi si respira quella placida lotta per la sopravvivenza che è antica come il mondo, ma anche una malcelata mutua solidarietà, solo qua e là venata da un’intermittente diffidenza. Un microcosmo in una contrada, dove umori e malumori si fanno, loro malgrado, da dirimpettai. La contrada dei diseredati: poco più che un vicolo, una ventina di catapecchie lerce e pericolanti impregnate d’umidità e impanate dal fango e dalla polvere, ancora in piedi per miracolo ma ormai a un soffio dal collasso. Chi ci è nato la maledice dall’alba al tramonto, ma non l’abbandonerebbe mai: è la felicità dei poveri, la ricchezza di chi non ha nulla. In cima a Croft Lane, più che giù a valle nel villaggio di Rother, Hannah sa di trovarsi a casa, nel suo habitat, con la sua famiglia, tra la sua gente. La casa di Hannah «aveva la disperata apparenza tipica di quella povertà che, una volta che ha sconfitto le sue vittime, aumenta il suo trionfo.» Alla stregua dei suoi proprietari, la casa «aveva smesso di sforzarsi, e aveva trovato nello squallore una certa pace, e un certo conforto nel degrado.» Da Croft Lane, però, a dispetto di tutti gli svantaggi, si godeva di una vista eccezionale. Oltre la palude, luccicante e sconosciuto, l’azzurro e sconfinato mare. È il solo panorama che Hannah abbia mai contemplato in vita sua, il solo belvedere, la sua finestra a picco sul mondo. La palude si frappone tra il suo sguardo e il mare. È una terra di mezzo, un non-luogo, il pantano dove vanno a sprofondare i desideri ma anche il fango fertile dove fioriscono i cardi e i ciuffi di buglossa selvatica. «Talvolta sulla superficie delle acque putride si diffonde una meravigliosa iridescenza, e le farfalle più belle non hanno niente di simile sulle loro ali. La screziata pellicola dell’acqua è formata di sostanze in decomposizione. Sugli stagni la notte risveglia fosforescenze, e i fuochi che si levano dalle paludi ne sembrano la sublimazione. Paludi! Chi racconterà il vostro fascino?» (Gide) Hannah è nata qui e non sa immaginarsi altrove. Si riscopre femmina «tutta istinto e natura» quando il maschio mare inonda la palude risvegliando la vita sopita. «Hannah non desiderava più l’uomo; ma la palude, le acque che filtravano dagli argini della palude, le anatre selvatiche nascoste tra i giunchi della palude; il forte e rado manto erboso che copriva la palude; gli animali che riposavano vicino al cuore della palude. Hannah ormai era tutt’uno con tutte le cose semplici, primitive, col lavoro e il riposo, con i bisogni e l’appagamento di queste cose semplici.» Corre voce che tra breve il vicolo dei diseredati di Croft Lane sarà abbattuto per far posto alle nuove case popolari; tutta la gente della contrada, compresa la famiglia Bullen, dovrà adattarsi al cambiamento, rinunciare alla vecchia miseria per insediarsi in una nuova miseria più in linea con i tempi. Incinta di un altro bastardo, il terzo, Hannah è orgogliosamente refrattaria al nuovo che avanza; i suoi piedi, nodosi e robusti, hanno la sete ostinata delle radici. Hannah è la palude.

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Un posto speciale, nel cuore del romanzo, Radclyffe Hall lo riserva ai vecchi Watercrease-Bill e Jumping-Jimmie: una storia nella storia; con ogni evidenza si tratta di una coppia omosessuale, anche se la natura della relazione tra i due anziani non è mai esplicitata, né chiamata col suo nome. Anche ne Il pozzo della solitudine Hall non utilizza il termine “lesbica”, ma “invertita”. «…E che vuol dire un amore così?» I due, come tante altre famiglie, occupano una delle baracche di Croft Lane, la più fatiscente; vivono insieme da una vita, e da una vita condividono il calore dell’amore e il freddo della miseria. Uniti fino alla morte. Quando Jimmie muore, Bill resta avvinghiato al suo cadavere e, pochi giorni dopo, devastato dal dolore, si toglie la vita. Considerati un’onta da vivi, da morti diventano invece motivo d’orgoglio per tutta Croft Lane.

La breve, ma intensa, produzione narrativa di Radclyffe Hall, tra racconti e romanzi, si dispiega tra il 1924 e il 1936, e comprende (in ordine cronologico): The Forge, La lampada spenta, Una vita del sabato, La stirpe di Adamo, il già citato Il pozzo della solitudine, Il padrone di casa, Miss Ogilvy trova se stessa e La sesta beatitudine; della produzione poetica segnaliamo i volumetti Twixt Earth and Stars (1906, prima pubblicazione in assoluto di Radclyffe Hall), A sheaf of verses (1908, con passaggi di omosessualità esplicita), Poems of the Past&Present (1910), Song of Three Counties and other Poems (1913) e Rhymes e Rhythms (quest’ultimo pubblicato in Italia nel 1948, con la traduzione di Mimì Oliva Lentati). Per approfondire la figura di Radclyffe Hall rimandiamo a Una donna di nome John (1999), una biografia scritta da Sally Cline e a Tuo John, le lettere d’amore di Radclyffe Hall. Tutta l’opera di Radclyffe Hall è in fase di pubblicazione da Fandango Libri.

Massimiliano Sardina

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Cover Amedit n. 26 – Marzo 2016 “Sacré Cœur” di Iano, 2016

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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 27 – Giugno 2016.

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