IL GENTILE IMPOSTORE | Papa Bergoglio e l’obiezione di incoscienza

Posted on 29 giugno 2016

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Papa Bergoglio e l’obiezione di incoscienza

 

di Maria Dente Attanasio

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L’11 maggio 2016 il Parlamento italiano ha finalmente approvato in via definitiva la legge sulle unioni civili. Ultimo atto di un lunghissimo iter burocratico che giustamente è stato annunciato come un evento di portata storica per l’Italia. Peccato però che questo importante traguardo non sia stato percepito come una reale conquista da parte di tutta la società civile, ma piuttosto solo da una parte di essa. Così, ai festeggiamenti svoltisi nelle ore successive all’approvazione, c’erano quelli che in apparenza sarebbero i soli “interessati” (attivisti gay e lesbiche), e nelle piazze sventolavano soltanto bandiere rainbow, non, come sarebbe stato più opportuno, quelle tricolore (a testimonianza di un popolo che si riconosce unito e solidale in una comune conquista civile). Di fatto i veri destinatari della legge sono praticamente tutti, in quanto abbraccia nel complesso tutte le formazioni familiari, sia eterosessuali che omosessuali, estendendo a esse quei diritti e doveri finora esclusiva prerogativa del matrimonio tradizionale di matrice religiosa.

La festa nazionale non c’è stata, e non stupisce più di tanto. L’Italia è un paese atrofizzato, e questo è un popolo ormai incapace di manifestare alcunché: incapace di scendere unito in piazza, sia che si tratti di protestare quando gli vengono tolti dei diritti, sia che si tratti di festeggiare quando ne conquista di nuovi. L’unica cosa capace di trascinare la gente italica per le strade è ormai soltanto un pallone da calcio. Proprio una triste realtà. Ed è ancor più triste che certi sindaci, avendo firmato sulla Costituzione, vincolandosi quindi al rispetto delle leggi dello Stato, si possano permettere di invocare il diritto all’obiezione di coscienza per rifiutarsi di celebrare le unioni civili; è triste che certi schieramenti politici si siano fin da subito affrettati a promuovere un referendum abrogativo, al solo fine di indugiare in inutili battaglie ideologiche, contro una legge già abbastanza martoriata e mutilata. Triste, sì, ma pur sempre coerente con il modus operandi di una nazione i cui principi laici e democratici vengono reiteratamente messi in discussione, attaccati, sviliti, persino demonizzati.

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Non stupisce certo, né dovrebbe far più notizia, che a tendere e ad alimentare questi contraccolpi sia puntuale come sempre una Chiesa tanto agguerrita nel voler riaffermare il suo peso politico quanto tenacemente protesa a mantenere il proprio monopolio sulle coscienze. Sulle infelici sortite da parte dei prelati cattolici ci sarebbe da stendere più di un velo pietoso. Proprio nel giorno in cui si celebrava la Giornata contro l’Omofobia il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, all’assemblea dei vescovi del 17 maggio, attacca duramente la legge sulle unioni civili, che, a suo dire, sancisce di fatto un’equiparazione al matrimonio e alla famiglia aprendo anche alla pratica dell’utero in affitto. Ora, detto sinceramente, da uno che in teoria non saprebbe nemmeno come è fatto un utero, queste affermazioni lasciano il tempo che trovano, ma è la deliberata malafede che le accompagna a indignarci, perché ancora una volta si tratta di messaggi volutamente mendaci e fuorvianti, proferiti al solo fine di generare confusione e inutili allarmismi. Ancora una volta emerge un pensiero marcio, sprezzante dei più elementari valori umani, da parte di chi, oltretutto, si è scelto un modello di vita del tutto innaturale, e che quindi non dovrebbe avere alcun titolo per parlare di sessualità, famiglia, procreazione e relazioni affettive in generale.

Che ne è, poi, dell’ondata riformista di quel simpaticone di papa Bergoglio, quello, per intenderci, che aveva detto “Chi sono io per giudicare i gay?”, e che aveva di recente dichiarato di volersi tenere fuori, in quanto Chiesa, dalle faccende di Stato? Ebbene, anche l’umile e mansueto Francesco si è lanciato in un appello che invita i sindaci a non celebrare le unioni civili esercitando il diritto all’obiezione di coscienza.

È proprio simpatico, Francesco! Il suo pontificato sarà certamente ricordato, tra le altre cose, per le brillanti battute da bar propinate quotidianamente; uno showman non saprebbe fare di meglio. Ogni giorno vien fuori con una delle sue trovate, passando dalle telefonate a sorpresa a vere e proprie “perle di saggezza” (di una banalità disarmante in verità), sotto gli slogan della simpatia e della modernità. Ma è proprio in queste sue ingerenze verso le leggi di uno Stato laico che casca l’asino, perché qui ricalca quello che è un vecchio vizio della Chiesa. Francesco viene da un’eccellente scuola di astuzia e strategia politica, qual è quella dei gesuiti; sa bene il fatto suo, sa ben tenere la parte  dell’umile, del mite e del simpaticone, intanto che guadagna sempre più consensi riuscendo, con le sue doti affabulatorie, ad ammaliare anche gli animi più critici. Si direbbe che ha il potere attrattivo di un pifferaio magico, e per una Chiesa che aveva smarrito fin troppe pecorelle era proprio quel che ci voleva! Ora quest’ultimo suo diktat in opposizione ai diritti civili degli omosessuali rappresenta davvero un grande gesto d’apertura e di carità cristiana. L’ennesimo grossolano sforzo di un Chiesa che ha con ogni evidenza smarrito il senso della propria missione, regalandoci un’altra triste pagina che prima o poi la storia consegnerà al severo giudizio della posterità.

Con questo gesto Bergoglio non ha perso solo un’opportunità in più per riuscire simpatico, ma ha rivelato di sé le medesime contraddizioni e ambiguità di quanti l’hanno preceduto al soglio pontificio. E ciò a conferma che un papa, lo voglia o no, non potrà mai dire una parola onesta e chiara riguardo alle vittime della sua Chiesa, siano essi liberi pensatori, ebrei o omosessuali, vecchi e nuovi perseguitati; perché in fondo il suo potere sulle coscienze si gioca tra antiche e moderne crociate, tra un dichiarato amore e l’effettivo disprezzo che ha della persona umana colta nelle sue più intime e specifiche aspirazioni.

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Emblematicamente, dicevamo, queste dichiarazioni da parte delle eminenze grigie giungono proprio mentre si celebrava la Giornata contro l’Omofobia e, una volta tanto, non furono mai così puntuali e opportune come questa volta. Il morbo dell’omofobia è una psicopatologia strisciante, un veleno che scorre lungo gli oscuri meandri del tessuto sociale, un cancro che divora dall’interno e che dilaga (spesso senza mostrare chiari sintomi) per poi d’un tratto esplodere rivelando tutti i suoi effetti devastanti. Per vincere l’omofobia occorre innanzitutto saperne riconoscere le cause, gli agenti scatenanti e quelli che ne alimentano costantemente i focolai. Le affermazioni di cui sopra ci dicono già tanto sulle cause di questo male oscuro e (davvero proprio il caso di dirlo) antico quanto la bibbia; ci rivelano dove esso si annida, e a quali astuzie ricorra per nascondere la sua vera natura.

L’incitazione all’odio, alla discriminazione, all’intolleranza, viene qui spacciata per cura delle anime e salvaguardia della morale. Queste incitazioni andrebbero invece perseguite come reati contro la persona umana, poiché si configurano come veri e propri crimini d’odio. Peccato però che da che mondo è mondo tutto ciò che viene dal pulpito goda di un’assoluta immunità. Gettare benzina sul fuoco proprio in un paese come l’Italia, che, tra i suoi tristi primati, può vantare proprio quello dell’omofobia, è davvero un atto vergognoso e irresponsabile.

Ogni anno, nella cattolicissima Italia, sono centinaia i casi di persone vittime di violenza, aggressioni e bullismo proprio in ragione del loro orientamento sessuale. Persone umiliate e vessate, insultate e derise, aggredite e pestate a sangue, uccise o indotte al suicidio. Di loro lo Stato non ha mai voluto prendersi cura, né rendere giustizia; lo dimostra il fatto di non avere ancora approvato una legge che persegua e punisca i reati d’omofobia. E la Chiesa? Quale amore e quale rispetto per la dignità umana c’è nel suo atteggiamento riservato alle persone omosessuali? Quale carità ha dimostrato di avere per le vittime della violenza omofobica? Proprio il sig. Angelo Bagnasco negò (nel maggio 2015) il permesso di celebrare a Genova una veglia di preghiera nei confronti di queste vittime di cui si era fatto promotore il Bethel (Gruppo di credenti omosessuali liguri). I froci, quindi, pur morti ammazzati, non meritano nemmeno una preghiera. Un grave diniego che si rende automaticamente complice di quella violenza e corresponsabile di quelle vittime; un diniego ingiusto e scandaloso, visto che stiamo parlando della stessa Chiesa che celebra senza alcun problema (e in magna pompa) i funerali per criminali e boss mafiosi.

L’11 maggio 2016 a Orlando, in Florida, si è verificato l’attentato terroristico più grave negli Stati Uniti dopo quello dell’11 settembre 2001. Sono state un centinaio le persone coinvolte, 49 i morti. Ad armare la mano dell’attentatore è stato l’odio omofobico, rafforzato dal fanatismo religioso d’ispirazione islamica. Ma di condanna all’omofobia non c’è traccia nello stringato e piuttosto fugace messaggio di cordoglio rilasciato da papa Francesco (peraltro affidato al suo portavoce). Non puoi chiamare le cose col loro nome quando la parola incriminata esprime un sentimento che alberga nella tua stessa Chiesa.

E riguardo ai movimenti di cattolici omosessuali in seno a una siffatta istituzione ecclesiastica viene a questo punto da chiedersi: Fino a che punto quell’omofobia interiorizzata che taluni si portano dentro può condurli a patteggiare col nemico? Quale insana forma di sadomasochismo si cela nei tanti omosessuali che si identificano, operano o che cercano un rifugio proprio all’interno di questa Chiesa? Se, come disse Aldo Busi (citando Gianni Delle Foglie, attivista GLBT morto nel 2007) quella tra Vaticano e omosessuali è “una guerra tra froci”, ciò che in questo caso unisce la vittima e il carnefice è una relazione malata, o, se si preferisce, un imperscrutabile mistero della fede.

Maria Dente Attanasio

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Cover Amedit n. 26 – Marzo 2016 “Sacré Cœur” di Iano, 2016

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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 27 – Giugno 2016.

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