DOMUS RELICTA | Le case abbandonate

Posted on 28 giugno 2016

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domus_relicta_case_abbandonate_sardinaDOMUS RELICTA

di Massimiliano Sardina

… e questa obliterazione è stata lenta, insensibile,

come il fluire dei giorni dell’uomo…

Mario Praz, La casa della vita

 

BROWSABLE VERSION / VERSIONE SFOGLIABILE

Cosa diventano le case quando smettono di essere abitate, quando coloro che vi hanno soggiornato, per una notte o per una vita intera, sono andati via per sempre? Restano le pietre a testimoniare un passaggio, un insediamento, una stanzialità, pietre pregne che come spugne hanno trattenuto gli umori e le stille, le folate e le raffiche, l’afa, la brina, il volgere eterno delle stagioni. Una casa abbandonata non è più una casa, è un luogo che sta nel mezzo, in una dimensione spazio-temporale sospesa, in muta oscillazione tra passato e presente. Le dinamiche dell’abbandono, quali che esse siano, inaugurano fin dal primo istante un lento processo di sconsacrazione: lasciata a se stessa la casa si avvia a diventare un rudere, una trista ruina, un informe cumulo di macerie (la pietra torna alla terra, sprofondando, sgretolandosi, stretta nella morsa delle rampicanti e delle erbe infestanti); prima però che il cerchio si chiuda, prima dello sfacelo, la casa abbandonata se ne resta lì per lunghi decenni, in desolata impassibilità, a incamerare oggi un segno, una screziatura, domani una crepa, un crollo, e via così, dalla patina bigia e cenerina all’insulto della scalfittura, dall’infiltrazione insidiosa al tremito del primo cedimento strutturale. Questione di tempo e tutto vien giù, intonaci e muri portanti, pilastri e stucchi, solai e cantine. I secondi piani collassano sui primi, e questi a loro volta si scavano un passaggio tra le fondamenta, nel ventre buio e fangoso della terra.

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A dispetto di quella ieratica immobilità, che a tratti sembra mummificare la vacua dimora in una guaina d’impermeabile noncuranza, il degrado avanza agendo per scansioni impercettibili; nel frattempo però – in quel frangente, indolente ma costante, compreso tra il primo giorno d’abbandono e il crollo definitivo – la casa se ne sta lì, condannata a una sconfinata solitudine, costretta a testimoniare giorno e notte l’ingombrante presenza dell’assenza. Porte murate, finestre inchiodate, scale inagibili, tetti pericolanti, pavimenti dissestati, polvere, calcinacci, schegge di vetro e spuntoni arrugginiti. Piano piano la natura si riprende quel che le era stato sottratto: la vegetazione si avvinghia alle pietre, vorrebbe ricoprirle del tutto, attrarle al suolo, reimmetterle nella materia grezza. Villini del primo Novecento (con la glassa degli stucchi liberty ormai livida e smangiata), cascine di campagna (che giacciono come carogne sotto la brama ingorda della vegetazione), baite d’alta montagna (trafitte dal silenzio, un tutt’uno con il bosco), palazzi barocchi (quintessenza della fatiscenza), appartamenti del ventennio (un’apologia della debacle), case cantoniere (cupi piantoni accasciati su binari dismessi), palazzine di periferia (la meschinità fatta parallelepipedo), abitazioni sparpagliate appena fuori città (in quei territori ibridi né urbani, né agresti), un esercito di case sperdute, un esercito di porte, di serrature, di catenacci, di batacchi, di cornicioni sbriciolati sugli zerbini di ghisa, di tegole capovolte, di ceramiche spaccate, di tubi ossidati, di travi dove indisturbate pasteggiano le muffe.

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Le case abbandonate sono luoghi incustoditi che custodiscono misteri, storie segrete sepolte nell’ombra che talvolta però possono riaffiorare attraverso il frammento di una vecchia fotografia, la pagina di un diario, il coccio di un vaso, il brandello di una carta da parati, una chiave spezzata; se ci si accosta con delicatezza, se si presta la dovuta attenzione, le pietre cominciano a raccontare: eco remote, spifferate da una dimensione parallela, scivolano lungo i corridoi per poi rimbombare nelle antiche stanze, tra le pareti scrostate e la mobilia ammuffita. Le case abbandonate sono soprattutto persone, quelle persone che le hanno abitate nel tempo. La memoria, i respiri, i lutti, gli amplessi, i giorni di festa, nulla è andato perduto. È tutto lì tra quel mucchio di vecchie pietre. «Le cose sono lì, gli uomini sono già soffiati via (…) Restano le cose a parlare per gli uomini…» (M. Ferraguti, La voce delle case abbandonate). Il passato non dilegua mai completamente: le storie più pregnanti restano aggrappate ai muri come solide ragnatele, o prendono forma all’occorrenza di fantasmi dispettosi. Nelle case abbandonate talvolta ci abitano le streghe, e in questi casi allora è meglio stare a distanza, guardarle con cautela. Non si sa mai. Le case abbandonate, per loro natura, incutono terrore. Stranianti, cupe, tetre ma di riflesso anche accoglienti e familiari, queste litiche signore continuamente invitano e respingono. Al loro interno, laddove prevalga quell’inspiegabile urgenza di varcarle, fosse solo con un passo, si è al contempo gli intrusi e i benvenuti. Gli ospiti di riguardo e gli sfortunati ostaggi.

Eccole lì, sono migliaia, tutte in attesa di chissà che cosa, forse che il padrone rincasi, meglio tardi che mai. Alcune sembra le abbiano abbandonate ieri, tanto appaiono ancora solide e impettite, nonostante gli sbreghi e le smussature; altre, ormai diroccate e nude, esibiscono in silenzio l’inesorabilità della loro condizione derelitta; di altre invece non potresti mai dire con certezza se qualcuno vi abiti ancora o se, al contrario, nessuno vi penetri più dalla notte dei tempi. Blindate o divelte, murate o esposte, sigillate nel buio o attraversate dai venti, le case abbandonate sono luoghi metafisici, muse inquietanti nella terra di nessuno. Né proprietà privata e né proprietà pubblica: la domus relicta è di tutti e di nessuno, del cielo che la schiaccia e della terra che la fagocita, degli uomini che la profanano e del tempo che, architetto alla rovescia, puntuale ci mette del suo.

Massimiliano Sardina


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Cover Amedit n. 26 – Marzo 2016 “Sacré Cœur” di Iano, 2016

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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 27 – Giugno 2016.

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